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Come le marine militari di America e Cina si preparano alla guerra

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La guerra tra America e Cina è improbabile, ma le due nazioni si stanno preparando. E stanno rafforzando le proprie capacità militari, soprattutto marittime

Il consigliere americano per la sicurezza nazionale, Robert O’Brien, ha detto che tutti i cacciatorpedinieri della marina militare saranno dotati di missili ipersonici.

COSA SONO I MISSILI IPERSONICI

Si tratta di armi innovative, in grado di viaggiare ad una velocità almeno cinque volte superiore a quella del suono e capaci di colpire a grandi distanze, garantendo anche un’elevata manovrabilità. È una tecnologia in cui anche la Cina sta investendo e che sta testando molto, stando a quanto riferito dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. A tale proposito, nei giorni scorsi è circolato un video che mostrava un bombardiere cinese Xian H-6N che trasportava un missile con una sospetta testata ipersonica.

COSA HA DETTO O’BRIEN

Durante un discorso tenuto mercoledì al cantiere navale di Portsmouth, in Maine, Robert O’Brien ha detto che le prime navi ad essere dotate di capacità missilistica ipersonica saranno i nuovi sottomarini di classe Virginia e i cacciatorpedinieri di classe Zumwalt. In seguito, tale capacità verrà estesa a tutti i cacciatorpedinieri di classe Arleigh Burke.

La dichiarazione di O’Brien non è isolata, ma si aggiunge ad altre frasi pronunciate sia da lui stesso che da altri funzionari di alto grado dell’amministrazione Trump. Che si inseriscono tutte in un contesto preciso: la crescita delle tensioni con la Cina e la necessità, per gli Stati Uniti, di garantirsi la superiorità marittima.

LA CRESCITA DELLA CAPACITÀ MILITARE CINESE

La Cina vuole essere la prima potenza globale e sta adeguando le proprie capacità militari alle sue ambizioni: Pechino ha intenzione di completare la modernizzazione delle proprie forze armate per il 2035 e di essere in grado di schierare un esercito di prima fascia entro il 2050.

Nell’eventualità – al momento improbabile – che America e Cina dovessero arrivare a farsi la guerra, il teatro di questo scontro sarà probabilmente il Pacifico. Già due anni fa il vicepresidente americano Mike Pence disse infatti che “la Cina vuole nientemeno che espellere gli Stati Uniti d’America dal Pacifico occidentale”.

La zona è effettivamente molto “calda”: è qui, cioè, che si concentrano le frizioni tra le due superpotenze; ed è qui che Washington spinge per la creazione di un’esplicita alleanza anti-cinese (senza però incontrare il favore dei paesi della regione).

All’eventualità di un conflitto, comunque, la Cina si sta preparando. Si è dotata di un proprio sistema di navigazione satellitare, BeiDou, i cui servizi di localizzazione nel Pacifico sarebbero più accurati di quelli del GPS americano. E ha aumentato il numero di navi della propria flotta militare, che adesso è la più grande al mondo, più di quella americana.

GLI STATI UNITI IN ALLERTA

La superiorità numerica della marina cinese ha messo in allerta gli Stati Uniti, la cui priorità geopolitica è appunto il dominio sui mari.

Le maggiori dimensioni della flotta cinese non sono sufficienti a garantire a Pechino la vittoria in caso di guerra. Al contrario di quella americana, la marina cinese non ha esperienze di combattimento, anche se sta intensificando le esercitazioni. Gli Stati Uniti, poi, possono contare su una rete di alleati fidati nel Pacifico, come Australia, Giappone e Corea del sud.

È indubbio, però, che il divario tra America e Cina si stia accorciando. Così come è indubbio che a Washington si stia discutendo di come rafforzare le capacità militari statunitensi, anche ai fini della deterrenza.

IL PIANO BATTLE FORCE 2045

Lo scorso 6 ottobre il segretario della Difesa Mark Esper ha detto che la U.S. Navy, la marina americana, dovrà dotarsi di 500 navi con e senza equipaggio per garantirsi la superiorità marittima sulla Cina nei prossimi decenni. Al momento ne possiede 296.

L’obiettivo rientra nel piano “Battle Force 2045”: prevede che, prima del 2035 – quando Pechino completerà la modernizzazione dell’esercito – Washington si doti di 335 navi convenzionali.

La priorità, a detta di Esper, sono i sottomarini. A questi si aggiungono le navi senza equipaggio (dalle 140 alle 240), quelle anfibie (50-60), le portaerei. Una flotta così grande richiede una spesa adeguata, enorme. Per l’anno fiscale 2021 l’amministrazione Trump ha richiesto un budget di 207 miliardi di dollari per la marina, di cui 19,9 andranno alla costruzione di navi.

UNA NUOVA CORSA AGLI ARMAMENTI?

Alcuni analisti ritengono che gli Stati Uniti vogliano riproporre con la Cina lo scenario della “corsa agli armamenti” durante la Guerra fredda con l’Unione sovietica: aumentare vertiginosamente la spesa militare per costringere Pechino ad accrescerla a sua volta, fino a spingerla al fallimento. Ma la Cina non è l’URSS, anche dal punto di vista economico, e difficilmente andrà incontro alla stessa sorte.

QUANTITÀ E QUALITÀ

Le dimensioni della flotta contano, ma non sono tutto: oltre che sulla quantità, gli Stati Uniti dovranno puntare anche sulla qualità delle navi.

La nuova guerra navale richiede infatti imbarcazioni più piccole e più agili, capaci di muoversi e “disperdersi” più rapidamente in modo da sfuggire ai missili e ai radar. Le navi senza equipaggio sono preferibili a quelle tradizionali in virtù delle loro dimensioni ridotte e dei costi inferiori di costruzione e mantenimento. Navi senza personale a bordo, inoltre, hanno il non trascurabile vantaggio di poter essere utilizzate in maniera più audace, senza temere per le perdite umane.

Ci sono però delle difficoltà di tipo logistico. Le navi d’attacco senza equipaggio dovranno essere controllate da remoto, il che implica la necessità di rafforzare le comunicazioni per tenerle al sicuro dai cyberattacchi. Navi piccole, poi, non in grado di coprire le stesse distanze delle imbarcazioni più grandi, avranno bisogno di basi e piattaforme sparse per il Pacifico: gli Stati Uniti dovranno avviare trattative con i paesi della regione, che potrebbero rivelarsi complicate.

Le navi, infine, hanno bisogno di un supporto aereo. E per l’America non avrebbe senso – scrive l’Economist – avere navi senza equipaggio ma aerei con piloti, come i caccia di nuova generazione F/A-XX.

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