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Perché gli annunci strabilianti di Putin sul missile ipersonico celano le difficoltà della Russia

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Putin ha dichiarato probabile un conflitto nucleare e presentato un nuovo missile definito come non intercettabile. Ecco perché secondo Carlo Pelanda, professore e analista di geopolitica 

 

Perché il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato probabile un conflitto nucleare e presentato un nuovo missile ipersonico definito come non intercettabile? Probabilmente per tre scopi. Primo, rinforzare la sua leadership interna attraverso la comunicazione di una minaccia esterna, in particolare il ritiro americano dal trattato di limitazione dei missili nucleari a medio raggio, e della capacità di reagire. Gli analisti marcano la riduzione del consenso a Putin per l’impoverimento della nazione. È un motivo, ma forse non quello principale.

Putin è sempre più malvisto dalle élite del suo regime che sono oggetto di sanzioni personali inabilitanti da parte americana che li rendono paria nel globo. Poiché la loro obbedienza a Putin si basa su un contratto che determina importanti vantaggi, il fatto che questi vengano meno è un incentivo a defenestrarlo. Inoltre il mandato presidenziale di Putin è in scadenza. Dichiarare uno stato di quasi-guerra per poter ricorrere all’accusa di tradimento dei divergenti e farli fuori o rendere credibile la dissuasione per mantenerli leali è un modo per risolvere il problema.

Secondo, Putin sta perdendo la speranza di poter trovare una convergenza con Donald Trump perché la disponibilità di questi a farlo è ostacolata dal Congresso e da un’indagine in corso e pertanto deve ricorrere a strumenti di dissuasione diretta per far ascoltare la Russia, rinunciando ai comportamenti pazienti tenuti fino al novembre scorso. Terzo, il confronto diretto tra America e Cina pone la Russia come attore di secondo livello, depotenziandola.

L’uscita americana dalla Siria per delegare la Turchia a un ruolo proconsolare nella regione e darle il via libera al contrasto dell’indipendentismo curdo, priorità per Ankara, in cambio di un ritorno a una postura antirussa (e dell’acquisto di armi americane), smonta la strategia di Mosca di influenza nell’area.

Il consenso americano all’annuncio del governo britannico di inviare una nave militare nel Mar Nero per ribadire che non è un mare russo, in realtà segnala che nemmeno il Baltico lo è e che Londra, nonché Washington, difenderanno l’Europa orientale non cedendo né alle pressioni russe né a quelle compromissorie dell’Ue.

Putin ha contro-reagito alzando i toni verso il livello nucleare per recuperare forza dissuasiva. Ma il missile ipersonico sembra in realtà abbattibile da armi a concentrazione di energia che l’America ha sviluppato in segreto. Se così, forse Putin non ha voluto veramente sfidare l’America, ma, al netto della priorità interna, dare un messaggio di rilevanza, anche alla Cina.

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