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Europee

Il governo, le banche e il pragmatismo

Che cosa resta degli ultimi provvedimenti del governo oltre le ideologie. La nota di Paola Sacchi.

 

Può accadere qualsiasi cosa in Italia e nel mondo, ma, tranquilli, il “giallo-Giorgetti” resterà una telenovela fissa, riveduta e corretta, a seconda degli eventi, pronta a riservarci, anche a distanza di uno o due anni, una nuova puntata, senza notizie. Come ogni telenovela che si rispetti. La sinistra ci si aggrappa da molti, troppi anni ormai. Ma ogni volta resta con quel senso misto di eccitazione-frustrazione, quel retrogusto amarognolo che può, ad esempio, lasciarti la milionesima puntata di Beautiful, senza che accada di fatto nulla.

E così è stato anche per la decisione del governo sulla tassazione degli extraprofitti delle banche. Tutto un agitarsi dei giornali su “Giancarlo”, ministro leghista dell’Economia, il bocconiano descritto eternamente in rotta con il suo leader di partito, Matteo Salvini. Grave indizio: non era presente alla conferenza stampa, “alle 21 ci si chiedeva dove fosse”, è stato scritto. Eppure Salvini sulla norma, incriminata come socialista anche da una sorta di tempio di liberali purissimi di destra, in conferenza stampa era stato chiaro: è stata proposta dal ministro dell’Economia. E Ieri pomeriggio lo stesso titolare del Mef, mentre il “giallo” si infittiva, con una nota ne ha rivendicato la paternità, sottolineando che era stata condivisa dal consiglio dei ministri.

La nota del Mef, poi, dopo aver precisato che queste norme sono in linea con quelle degli altri Paesi europei, ricorda che “ai fini della salvaguardia della stabilità degli istituti bancari, la misura prevede anche un tetto massimo per il contributo che non può superare lo 0,1 % del totale dell’attivo”. E subito ci viene visto un passo indietro rispetto al provvedimento. Comunque sia, intanto, si aprirebbe, secondo la narrazione a sinistra, anche un altro fronte con Forza Italia. Poi, uno va a leggere l’intervista di ieri di Antonio Tajani a Il Corriere della sera e trova scritto che il provvedimento “è l’inevitabile conseguenza del rialzo dei tassi da parte della Bce”, che “durerà solo un anno”, che, come aveva già detto in conferenza stampa Salvini, “aiuterà le famiglie” alle prese con i mutui e a ridurre le tasse, anche con il taglio del cuneo fiscale. Insomma, non sembrano proprio barricate di fuoco da parte di Forza Italia, il cui segretario, comunque, non esclude di discuterla in parlamento.

Che sia una misura eccezionale lo ribadisce anche l’economista bocconiano leghista, molto vicino a Giorgetti, Massimo Garavaglia insieme con il capogruppo dei senatori di FdI, Lucio Malan. Certamente c’è stato un tonfo in Borsa da non sottovalutare per niente. Ma l’economista leghista, Claudio Borghi Aquilini, di fronte ai gridi di allarme sui 10 miliardi andati in fumo ricorda in un tweet che “in Borsa (dove peraltro ha lavorato ndr) non si brucia niente. Ci sono prezzi che salgono e scendono”.

Fine dell’agitata giornata di ieri. La rivoluzione liberale non sarà stata fatta. Ma se la cosa viene vista fuori dalle ideologie di ogni parte, di casa nostra, quella liberale compresa, il cui pensiero proprio perché tale non dovrebbe essere declinato in modo così ideologico, il provvedimento, comprensivo anche di misure migliorative sui taxi e su altro, è una misura pragmatica per far fronte ad una emergenza. E la sinistra resta spiazzata anche stavolta dal governo di Giorgia Meloni. Che anticipa pure a venerdì prossimo la convocazione di un confronto con le opposizioni sul salario minimo, una mossa alla quale la segretaria del Pd, Elly Schlein, pur dicendosi disponibile, non sembra reagire con grande entusiasmo. Che è zero da parte dei Cinque Stelle. Paradossalmente, si sarebbe, invece, preferito continuare con un’estate militante sul salario minimo e a infierire sul caso delle esternazioni di Marcello De Angelis? Già chiuso. Anche se sarebbe stato meglio non aprirlo.

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