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Chi in America vuole spacchettare Google, Amazon e Goldman Sachs

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La senatrice Democratica degli Stati Uniti Elizabeth Warren è pronta a proporre uno spacchettamento delle aziende americane troppo grandi e potenti, sia nel settore finanziario che in quello tecnologico. In un’intervista al New York Times, la senatrice del Massachusetts (che correrà di nuovo al Senato nelle elezioni mid-term di novembre ma che, secondo i media Usa, potrebbe candidarsi alla Casa Bianca nel 2020) ha detto che i giganti della finanza come Goldman Sachs rappresentano ancora un rischio sistemico e andrebbero ridimensionati, separando le attività di investimento dalle attività commerciali. I colossi digitali come Amazon e Google pongono invece problemi di antitrust e privacy, secondo la Warren: hanno accesso ai dati degli utenti che riusano per il business multimiliardario della pubblicità e per controllare interi settori di mercato.

Assalto a Wall Street

L’intervista con Andrew Ross Sorkin del New York Times è stata rilasciata nel corso di un evento a Washington che ha ricordato i dieci anni dalla crisi finanziaria. La Warren è da sempre molto critica nei confronti di Wall Street, osserva Bloomberg, e ha tra l’altro attaccato l’ex chief economic adviser di Donald Trump, Gary Cohn, che ha lasciato il posto di presidente di Goldman Sachs per lavorare alla Casa Bianca intascando una “buonuscita” di 285 milioni di dollari: soldi che, secondo la Warren, ne hanno garantito i legami con la banca d’affari anche mentre lavorava per il governo.

Dopo la crisi del 2008 la senatrice ha dato la spinta all’istituzione del Consumer Financial Protection Bureau per migliorare la tutela dei risparmiatori ma ora, secondo la Warren, bisogna fare di più: gli executive della finanza devono rispondere direttamente delle violazioni della legge e devono essere stabilite norme più severe per limitare l’influenza di Wall Street a Washington, perché banche e altri istituti finanziari macinano enormi profitti lavorando per l’amministrazione federale. La senatrice si batte anche per modificare le regole sull’attività di lobby dei grandi gruppi industriali nella capitale: c’è uno “scambio soldi-favori dal governo”, ammonisce la Warren.

Amazon & co. non giocano ad armi pari

Sui colossi digitali la Warren ha chiarito che non le interessa il ridimensionamento in sé e per sé, ma big tecnologici come Apple, Google, Facebook e Amazon la preoccupano per il comportamento contrario ai principi della concorrenza. Nel caso di Amazon la Warren osserva che il gruppo di Jeff Bezos da un lato offre una piattaforma dove le imprese vendono i loro prodotti, dall’altro fa concorrenza a quelle stesse imprese con i prodotti e servizi a proprio marchio sfruttando le informazioni sui clienti/concorrenti raccolte nella veste di piattaforma e-commerce. “O fa una cosa o fa l’altra”, dice la Warren.

“Sono al centro dell’America”

Al New York Times la Warren ha smentito di volersi candidare alle prossime elezioni presidenziali americane celandosi nel no comment, ma ha ribadito le posizioni sempre sostenute: estensione della sanità pubblica Medicare e dei sussidi offerti dalla Social security alle fasce di reddito più basse, più rappresentanza sindacale ai lavoratori e aumento del salario minimo, eliminazione dell’agenzia federale Immigration and Customs Enforcement (responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione), più regole per le banche e per le aziende con oltre un miliardo di dollari di fatturato annuale. Sono proposte che agli occhi degli osservatori americani collocano la Warren decisamente “a sinistra”. La senatrice si considera “al centro dell’America”, perché, afferma, i suoi principi sono punti fermi della politica economica condivisi dalla maggior parte dei cittadini degli Stati Uniti.

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