Mondo

Come cambiano i paradigmi della globalizzazione?

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Conversazione di Raffaele Perfetto, analista e blogger di Start Magazine, con Salvatore Santangelo, autore del saggio “Babel” (Castelvecchi) 

Flussi finanziari, di merci ed esseri umani. Come cambiano i paradigmi della globalizzazione? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Santangelo che nel suo ultimo lavoro “Babel” (Castelvecchi) propone il suo punto di vista rispetto a queste dinamiche.

Flussi che plasmano la nostra contemporaneità e allo stesso tempo generato una profonda reazione che si cristallizza nell’affermazione dei movimenti populisti. Mentre intervistiamo l’autore, il presidente Trump ha definito la Ue, sul piano commerciale, “cattiva quasi quanto la Cina”; minacciando ulteriori, pesanti dazi contro Pechino per un totale di 200 miliardi di dollari, e lo sconvolgente ritiro degli Usa dal Wto.

Allo stesso tempo il Nafta è in fase di revisione e potrebbe essere sostituito da un accordo bilaterale Usa-Messico a cui, solo successivamente, il Canada potrebbe accodarsi. La Germania ha iniziato la costruzione del Nord Stream 2. In Siria si sta aprendo il fronte di Idlib con il rischio di un’altra catastrofe umanitaria e l’inizio di una nuova escalation militare in tutto il Medio Oriente.

L’Italia monitora l’andamento dello spread, il decennale raggiunge il rendimento di 3.19%, il picco massimo dal 2014, proprio quando il ministro dell’economia Giovanni Tria era in Cina per trovare una “sponda”. La Turchia cerca di riprendersi dal crollo della lira, mentre il peso argentino si aggiunge al coro delle valute in difficoltà: la Banca centrale di questo Paese latinoamericano ha aumentato i suoi tassi di interesse del 60%.

Perfetto:

Il tuo libro è interessante sotto diversi aspetti. Tuttavia vorrei soffermarmi su due traiettorie in particolare, dapprima sulla tua analisi del substrato ideologico/filosofico delle narrazioni che hanno accompagnato – da Fukuyama ad Huntington – l’affermazione della globalizzazione; poi sugli aspetti legati più specificatamente al commercio internazionale, ai dazi e all’incombente tradewar.

Santangelo:

Come giustamente ricordi, la parte iniziale di “Babel” presenta una carrellata degli autori che con le loro opere hanno accompagnato l’evoluzione del dibattito sulla globalizzazione. Il paradosso che registriamo è che, con la Caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Urss, si è parlato di fine dell’era ideologica, dell’avvento di un mondo postideologico, dove il pragmatismo e il neoliberismo – con la sua declinazione di libero mercato – sarebbero stati i punti di riferimento, la cornice imprescindibile.
Invece, ci troviamo totalmente immersi in un serrato dibattito che non possiamo non definire ideologico. Non è un caso che ho voluto chiamare il capitolo a cui ti riferisci, “Narrazioni”: già in quegli anni, si può notare come uno scontro tra narrazioni diverse si sia strumentalmente sovrapposto allo scontro di idee. Si tratta di quello che oggi sintetizziamo con il fortunato termine “storytelling”.

Perfetto:
A un certo punto, parli della differenza tra una globalizzazione potenzialmente foriera di opportunità e un globalismo economico, mosso unicamente da spinte egoistiche e auto-fagocitanti, anche in relazione agli aspetti tecnologici…

Santangelo:

Fenomeni in qualche modo paragonabili alla globalizzazione (commerci, migrazioni, apertura di nuove rotte e vie di comunicazione) sono sempre stati presenti nella storia dell’umanità, che definirei proprio un periodico alternarsi di aperture e chiusure. La vera novità del nostro tempo è la variabile tecnologica che mai come oggi è pervasiva e potente. Non siamo in grado di definire lo sviluppo del mondo postglobale come un mondo totalmente antiglobale, perché, già semplicemente la presenza di internet, dei social, l’avvento dell’Intelligenza artificiale e della robotica, e i poderosi progressi nelle ricerche scientifiche, fanno sì che ci sia una griglia, una matrice, un vero e proprio Continente invisibile (per rubare una felice definizione a Omahe), potenzialmente in grado di contrastare e respingere le spinte e le pulsioni sovraniste.

Perfetto: 

Chi sono i fautori del globalismo e chi del sovranismo?

Santangelo:

Sul versante del “globalismo economico” vediamo da un lato tutti quei Paesi – la Cina, l’India e la Germania – che hanno tratto vantaggio dai processi a cui abbiamo accennato e una parte delle classe imprenditoriale (esemplificata dai nuovi Robber baron della Silicon Valley) che, attraverso i canali d’informazione mainstream, alimenta quella che possiamo chiamare ideologia globalista, contrapposta appunto a quella sovranista e populista, propria degli sconfitti della globalizzazione.

Perfetto:

Torniamo alla domanda iniziale, su dazi e guerre commerciali…

Santangelo:

Questi fenomeni fanno riferimento a quello che definisco “il ritorno di fiamma”, il contraccolpo. La globalizzazione non deve essere interpretata solo come un fenomeno che riguarda la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Dobbiamo infatti considerare due date che sono veri e propri punti di svolta: il 1973 e il 1978.

Perfetto:

Perché il 1973 è un punto di svolta?

Santangelo:

Il 1973 è una data che segna, in un certo senso, la fine dell’interventismo statale in campo economico e che apre a una lunga fase di affermazione neoliberista, declinata nel Thatcherismo e nella Reaganomics: da quell’anno si avvia un percorso che vede aumentare esponenzialmente “l’indice di Gini” che misura la disuguaglianza nelle diverse società, un parametro ormai insostenibile e fuori controllo: l’incremento costante della ricchezza e, conseguentemente, dell’influenza anche politica del famoso 1%.

Perfetto:

E il 1978?

Santangelo:

Il 1978 è invece l’anno in cui, per la prima volta, a causa dell’apertura del mercato del lavoro estremo-orientale e l’avvio strategico delle delocalizzazioni, i salari del ceto medio americano (riferimento dei Paesi occidentali) non crescono più. Come sappiamo la domanda interna americana era sostenuta da un “consumismo para-ideologico” e – secondo la lezione di Ford – da alti salari. Cosa accade allora? Come si sostiene la domanda? Il consumismo permane e il ceto medio inizia a indebitarsi in modo esponenziale per continuare a sostenere i livelli di consumo necessari per la domanda globale. Ed è così che si sono gettate le basi della grande crisi dei mutui subprime e del successivo contagio dei debiti sovrani.

(1.continua)

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