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Ecco chi Tria ha incontrato davvero in Cina

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L’articolo di Andrea Pira, giornalista di Mf/Milano Finanza, sulla missione del ministro Tria in Cina. Fatti, nomi e approfondimenti

Il terzo giorno della missione cinese del ministro Giovanni Tria è stato dedicato degli incontri con la comunità finanziaria. La giornata di ieri è stata scandita dagli incontri con i fondi d’investimento e dal faccia a faccia con i rappresentanti del Silk Road Fund, il veicolo da 40 miliardi di dollari voluto da Pechino per sostenere il progetto della nuova Via della Seta, ma soprattutto azionista di Autostrade per l’Italia (Aspi) con una quota del 5%. Forse l’incontro più delicato per il titolare del ministero dell’Economia e delle Finanze, quando sono ancora alti i toni della polemica del governo contro la controllante Atlantia e contro la stessa Aspi per il crollo del viadotto Morandi a Genova.

FRA CINA E AUTOSTRADE

Le minacce di nazionalizzazione della rete autostradale o le ipotesi, poi smentite, di intervenire sulla vicenda tramite legge sono ormai inconcepibili anche nella concezione del diritto che si è sviluppata in Cina, ha spiegato una fonte finanziaria che opera nella Repubblica Popolare. Se infatti la dirigenza comunista non apprezza l’incertezza e l’instabilità, tanto meno lo fanno gli investitori, che si trovano a gestire fondi pubblici.

L’INCONTRO DI TRIA CON I VERTICI DI SILK ROAD

In mattinata Tria ha avuto uno scambio di vedute con il direttore esecutivo del Silk Road, Wang Yanzhi. Al centro della discussione è stata la possibile collaborazione in Paesi terzi nell’ambito della Belt & Road Initiative. Il ministro ha inoltre avuto modo di incontrare il presidente del Fondo nazionale di previdenza sociale, Lou Jiwei.

IL FACCIA A FACCIA CON LOU EX CIC

Il faccia a faccia con l’ex ministro delle Finanze ed ex presidente del fondo sovrano China Investment Corporation (Cic) si è concentrato sulle sfide dettate dall’invecchiamento della popolazione e dal sostegno alle fasce più deboli. Lo scorso ottobre lo stesso Lou aveva però annunciato di voler vagliare opportunità di investimento all’estero per il fondo, che ha una dotazione di 2.100 miliardi di yuan, pari a circa 317 miliardi di dollari.

COME SI MUOVE IL FONDO CIC

L’ex zar delle Finanze era convinto della necessità di diversificare, così da non concentrare tutto il rischio sul mercato cinese. D’altra parte alla fine dello scorso anno il portafoglio estero del fondo (il sesto più grande al mondo) contava per appena il 10% del totale. Lo scorso ottobre Lou si era quindi detto disponibile a considerare investimenti fuori dai confini della Repubblica Popolare purché con rendimenti promettenti.

TRIA E PALERMO CON CHINA BANK

Spazi di collaborazione che coinvolgono anche Cdp si aprono inoltre con China Construction Bank e con Cic. Accompagnato dall’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo il ministro ha infatti visto il presidente della seconda banca del Paese Tian Guoli (già numero uno di Bank of China) e il presidente del fondo sovrano Tu Guangshao passando in rassegna possibili iniziative «in settori tradizionali e innovativi».

DOSSIER PORTI

Sullo sfondo di tutti i colloqui c’è stata ovviamente la partecipazione dell’Italia alla nuova Via della Seta. Il porto di Genova e quelli del Nord Adriatico sono infatti stati presentati come un terminale naturale per le rotte marittime, in grado di assicurare lo snodo delle merci nella rete di trasporto transeuropea. Intanto oggi nella capitale cinese il ministro Tria, partito alla volta di Shanghai per la seconda tappa della visita, si darà il cambio con il sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci.

IL RUOLO DI GERACI E DEL MISE

La missione del Mise ha l’obiettivo di incrementare l’interscambio commerciale e l’internazionalizzazione, in particolare delle piccole e medie imprese. Come Tria, anche Geraci avrà incontri con il fondo sovrano e con aziende nel campo dell’e-commerce, dell’acciaio, delle infrastrutture e della green economy.

CAPITOLO ALITALIA

La missione servirà inoltre per sondare possibili partner industriali per rilanciare Alitalia. Il governo sembra ormai intenzionato a mantenere in mano italiana la compagnia. Il che lascerebbe spazio per un alleato extraeuropeo, che in base alle regole comunitarie non potrebbe andare oltre il 49%.

FOCUS SU TITOLI DI STATO E INVESTIMENTI GREEN

Tale partner non dovrà essere però necessariamente cinese. In passato ci furono già alcuni contatti con il gruppo Hna, ma alla fine la conglomerata chiuse il dossier. Il sottosegretario ha però parlato genericamente di compagnia asiatica e da qui si potrebbe ripartire. La missione, spiega il Mise, si incardina comunque nel perimetro della task force recentemente istituita per fare sì che il governo un approccio sistemico alla Cina. All’interno di questo perimetro ricadono anche l’attrazione di investimenti greenfield e l’acquisto di titoli di Stato da parte di investitori cinesi.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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