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Come (non) agisce la Francia contro il Marocco per il caso Pegasus

Francia Marocco

Uno dei cellulari di Macron appare in un elenco di 50mila numeri di telefono presi di mira dallo spyware Pegasus, acquistato dal Marocco. Tutti i dettagli

 

Come già sottolineato, l’organizzazione Forbidden Stories e i suoi 16 partner internazionali, tra cui l’Unità investigativa di Radio France, The World, il Guardian e il Washington Post, hanno rivelato che uno dei cellulari del presidente francese Emmanuel Macron appare in un elenco di 50.000 numeri di telefono che sono stati presi di mira dallo spyware “Pegasus”.

Tra i paesi ad aver acquistato questo software spia vi era un fedele alleato della Francia, cioè il Marocco, che ha sempre smentito. Ma cosa ha fatto fino adesso la Francia per risolvere la controversia col Marocco su questa questione? Dal punto vista diplomatico la Francia fino a questo momento ha mostrato un’apparente inerzia; un paese che – ricordiamolo – è sospettato di aver utilizzato questo software sul larga scala.

“È estremamente inquietante che non ci sia ad oggi alcuna reazione politica degna di questo nome su questo scandalo”, ha affermato Rosa Moussaoui, giornalista de l’Humanité, il cui numero di telefono compare nell’elenco delle presunte vittime dal Marocco. Di fronte alla gravità di questi fatti, non capisco questo silenzio, questo compiacimento delle autorità”, aggiunge la cronista.

Se la Francia fino a questo momento non ha reagito, una delle spiegazioni possibili è che ritiene che non vi siano prove convincenti. Un’altra ragione – indubbiamente assai più verosimile – è che la Francia teme una grave crisi diplomatica con il Marocco come quella che ci fu tra la Francia di Hollande e il Marocco in relazione alla questione del Maghreb.

Ad ogni modo, fino a questo momento l’inchiesta procede ed è stata affidata alla direzione centrale della polizia giudiziaria, che si avvale del supporto tecnico dell’Agenzia nazionale per la sicurezza dei sistemi informativi (Anssi). L’indagine da parte degli inquirenti di numerosi telefoni ha già contribuito a sostenere il lavoro del consorzio formato da Forbidden Stories con l’Ong Amnesty International. Tracce del software Pegasus sono state trovate nei telefoni di cinque ministri in carica.

Come rivelato da Le Monde, tracce del software spia Pegasus sono state scoperte al telefono di un attivista per l’autodeterminazione del Sahara occidentale in Belgio. Si tratta di Mahjoub Mleiha, nato nel Sahara occidentale, un’area oggetto di forti tensioni tra il Marocco, che rivendica la sovranità su questo vasto territorio, e il Fronte Polisario, un movimento che chiede indipendenza o autodeterminazione, sostenuto dall’Algeria. Il signor Mleiha, che ha ottenuto la cittadinanza belga nel 2017, è responsabile delle relazioni esterne per il Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi e in questa veste ha partecipato agli incontri con molti diplomatici e deputati. Nel solo attivista essere stato preso di mira.

Infatti Mahjoub Mleiha è la quarta vittima di Pegasus conosciuta sul suolo belga. A luglio, gli esperti di Amnesty International avevano già confermato l’infezione di un telefono usato da Carine Kanimba, figlia di Paul Rusesabagina, eroe del genocidio ruandese ora imprigionato a Kigali dopo un processo ingiusto. La presenza dello spyware è stata trovata anche sui telefoni del giornalista Peter Verlinden e di sua moglie, Marie Bamutese; i servizi segreti belgi ritengono che questi attacchi siano stati “molto probabilmente” innescati dal Ruanda, le cui autorità negano anche di essere utenti di Pegasus.

A livello parlamentare – rivela Le Monde – vi è un silenzio assordante.

La delegazione parlamentare dell’intelligence, l’unico organo politico con il potere di chiedere conto ai nostri servizi di intelligence, finora ha svolto solo poche audizioni. Ma né l’Assemblea né il Senato hanno chiesto un’inchiesta su Pegasus. Addirittura il presidente della Commissione Esteri, Difesa e Forze Armate del Senato, Christian Cambon – che è anche uno dei membri della delegazione dell’intelligence parlamentare – ha descritto il lavoro del consorzio una “ campagna di denigrazione” che mira “a destabilizzare il Marocco”.

Ma come mai questa difesa così aperta del Marocco? Il quotidiano francese ricorda ai propri lettori che Christian Chambon era stato decorato con il Wissam Alaouite conferito dal presidente della camera dei consiglieri del Marocco, il 9 marzo 2013 a Rabat. Non solo: Gabon è guarda caso anche il responsabile del gruppo di amicizia Francia-Marocco del Senato. Un conflitto di interessi? Ma la cosa più grave ed insieme per certi versi paradossale è che le indagini fatte dallo Stato francese rivelano che il software spia Pegasus abbia infettato una dozzina di telefoni di cittadini stranieri che risiedono in Francia e che presentano determinati interessi per determinati Stati stranieri.

La Francia non può certo contare sulla collaborazione di degli Stati per rivelare l’efficacia di questo software. Perché? Perché la maggior parte dei paesi europei ha acquistato proprio il software Pegasus per l’attività di intelligence o anche per l’azione di carattere legale!

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