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Perché l’Europa non potrà non commerciare con la Cina (anche per colpa di Trump)

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Colpite da dazi e sanzioni Europa, Cina e Russia rinsaldano i rapporti, consapevoli di essere anche in competizione. L’analisi di Daniela Coli

 

“Stiamo vivendo la fine dell’egemonia occidentale, spingere la Russia fuori dall’Europa sarebbe un grande errore strategico”, ha dichiarato a fine agosto il presidente francese Macron, che il mese prossimo sarà in Cina a parlare col presidente Xi di commercio e clima. Angela Merkel è stata in Cina nel mese settembre, era l’undicesima visita di Stato.

La Russia è tornata nel Consiglio europeo con diritto di voto per volontà di Merkel e Macron. L’Europa è diventata all’improvviso comunista? No, è finito l’occidente americano, una fine annunciata dal 2004 dallo storico conservatore britannico Niall Ferguson, ora anche cittadino statunitense e tutt’altro che antiamericano.

Con America First Trump ha distrutto l’ordine internazionale post 45 e post 89 sul quale era fondato l’occidente.

La vicenda dei dazi per l’Airbus è solo l’ultimo episodio della guerra commerciale di Trump contro l’Europa, già stata tassata per acciaio e alluminio, come tutti i produttori acciaio (Cina, Giappone, Russia, Canada, Messico), perché America First intende rilanciare le acciaierie della Rest belt. La minaccia di sanzioni all’Europa se comprerà petrolio o commercerà con l’Iran, è un’altra prova della strategia di Trump per fermare la libertà di commercio europea e mettere in crisi l’Europa.

Come ha detto Niall Ferguson in una recente intervista a Ian Bremmer l’Europa non può essere certo alleata con gli Stati Uniti di Trump perché l’Europa per ora è soltanto un gigante economico e Trump l’ha colpita proprio nell’economia e nella possibilità di scambi con altre economie. E per questo l’Europa apre alla Russia, si avvicina alla Cina, ha fatto un deal col Giappone, è partita la EI12 (European Intervention Initiative) fuori da Nato e PESCO, a cui aderito anche il Regno Unito, presente con Francia e Germania anche nella difesa del JCPOA e nel tentativo di creare una piattaforma che permetta all’Iran di vendere petrolio all’Europa. La guerra commerciale contro la Cina è solo un aspetto della guerra di America First contro il resto del mondo.

Trump non può scatenare una guerra fredda contro la Cina, come a suo tempo con l’Urss, perché la Cina non è l’Urss (lascia liberi gli studenti di andare a studiare in Usa e in Europa) e soprattutto Washington non ha più gli alleati europei con cui combatté l’Urss, perché gli alleati europei sono diventati competitor e vanno fermati con dazi e sanzioni.

In questa situazione Europa, Cina e Russia rinsaldano i rapporti, consapevoli di essere anche in competizione. La situazione geopolitica attuale non è più leggibile con gli schemi post 45 e post 89.

Come ha detto Gideon Rachman del Financial Times, l’America non fa la guerra alla Cina perché è comunista, ma perché ha paura di essere superata tecnologicamente e militarmente. L’America First è in guerra commerciale e finanziaria con l’Europa e la Cina, ma anche col Giappone, il Canada, senza contare le varie guerre in Medio Oriente dove gli Usa hanno ancora truppe e molte basi. Come le hanno in Africa, dove la Cina e la Francia sono presenti. E noi sappiamo che l’Africa e il Medio Oriente sono il destino dell’Europa.

Per ora  le iniziative di Trump hanno avuto l’effetto di unire gli Stati che sanziona. Non si sa se Trump vincerà le elezioni del 2020, per Niall Ferguson l’Ucraina potrebbe essere la Chernobyl di Trump, ma anche con un presidente democratico non cambierebbe molto. L’Italia è un po’ un vaso di coccio in questo nuovo ordine geopolitico, perché c’è molto più in gioco di salvare il parmigiano e il vino da dazi di Trump.

La decisione di Rosneft, una delle principali compagnie petrolifere al mondo e primo esportatore russo, di scegliere l’euro come valuta di riferimento in tutti i nuovi contratti di esportazione significa che è iniziato il processo di de-dollarizzazione dell’economia e dato il ruolo della Russia in Medio Oriente, dove media tra Iran e Arabia saudita, due paesi produttori di petrolio e nemici in Yemen, la supremazia del dollaro fondata sul patto tra Stati Uniti e Arabia saudita potrebbe lentamente sfumare. Già l’Arabia saudita ha dichiarato di volere negoziare con l’Iran per giungere a una pace in Yemen ed è contro una guerra all’Iran degli Stati, così come Emirati e alleati.

Per Niall Ferguson gli Usa non potranno più sanzionare stati quando le piattaforme dei pagamenti online americane saranno superate da quelle cinesi, talmente rapide per il 5G che da uno smartphone è possibile fare transazioni finanziarie in tutto il mondo. Niall Ferguson dice spesso che il mondo potrebbe ispirarsi all’ordine europeo di Vestfalia, la pace del 1648, quando si decise che i rapporti tra gli stati erano basati sugli interessi e ogni stato poteva avere la propria religione, propri costumi e formula politica. Di giugno l’Economist ha prospettato un mondo diviso in grandi regioni, incentrato su Asia, Stati Uniti ed Europa.

Per ora l’Europa è un grande gigante economico, non ha giganti tech, né difesa, né soft power e a questo dovrà pensare se vorrà contare nel nuovo ordine mondiale.

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