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Ecco i prodotti italiani a rischio dazi Usa, tutta la lista

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Il Wto ha assegnato a Washington e Boeing la vittoria in uno dei due capitoli della faida che li contrappone a Bruxelles e Airbus dal 2004. Ecco i prodotti italiani a rischio dazi Usa per la rappresaglia degli Stati Uniti

Sull’export scure del 15% ma alcune Dop fuori dalla lista, come l’olio d’oliva. Ecco tutti i dettagli sulla vicenda.

La lista provvisoria e non ancora definitiva pubblicata oggi dall’ufficio dello Us Trade Representative, Robert Lightizer, colpisce anche prodotti italiani che a partire dal 18 ottobre potrebbero essere soggetti a dazi pari al 25%. L

a lista dei prodotti include il provolone, il pecorino romano “non da grattuggiare”, il parmigiano reggiano, il grana padano ma anche il prosciutto, le cozze, i limoni, liquori e cordiali.

Nella lista nera anche pesche sotto conserva (esclusi i nettarini), il succo di ciliegie concentrato o no ma anche i succhi di verdure con esclusione del succo di pomodoro. Resta invece salvo per il momento l’olio d’oliva e il prosecco.

Nella lista, relativamente agli altri paesi, figurano anche il whiskey scozzese, l’emmental svizzero e il groviera ma anche capi di abbigliamento made in Uk. Vengono inoltre introdotti dazi del 10% sugli aerei commerciali. Viene infine penalizzato anche il caffé tedesco, tostato o istantaneo ma anche le pinze e i cacciaviti.

Ma da dove nasce la vicenda? Ecco la ricostruzione.

Gli Usa potranno colpire l’export europeo con 7,5 miliardi di dollari all’anno di dazi. E, stavolta, con il timbro di legittimità della Wto. Ieri, l’Organizzazione mondiale per il commercio ha assegnato a Washington e Boeing la vittoria in uno dei due capitoli della faida che li contrappone a Bruxelles e Airbus dal 2004.

Con il report pubblicato ieri, che ha pesato sui mercati, il panel arbitrale della Wto ha stabilito in 7,497 miliardi di dollari i danni subiti da Boeing a causa degli aiuti pubblici ottenuti da Airbus per i suoi A350 (concorrente del Boeing 787) e A380 (concorrente del 747).

Questi sussidi, erogati sotto forma di prestiti agevolati dai Paesi fondatori del consorzio (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), erano già stati dichiarati illegittimi dalla Wto in precedenti verdetti che avevano intimato alla Ue di cancellarli e poi l’avevano trovata inadempiente.

Gli Usa chiedevano contromisure superiori a 10 miliardi di dollari e hanno una lista di prodotti-bersaglio che ne vale 25: ci sono anche merci di Paesi che non fanno parte di Airbus. Prima di imporre i dazi, gli Usa dovranno attendere che il report sia adottato dal Dispute Settlement Body della Wto: ci vorranno da 10 giorni a 30 giorni, ma si tratta di un passaggio formale.

Secondo le organizzazioni agricole nazionali – Coldiretti, Confagri, Cia e vari Consorzio – i prodotti tricolore più esposti alle rappresaglie americane sono i formaggi, con Reggiano e Grana in prima linea: in seguito all’aumento delle tariffe doganali vedrebbero schizzare i prezzi negli Usa con inevitabili, pesanti perdite di quote di mercato.

In attesa di conoscere quale sarà la decisione degli Stati Uniti, da parte europea si ricorda che la lista dei prodotti americani passibili di rappresaglia è già pronta: dai vini californiani alle noccioline, dai chewing gum al tabacco per un totale di ben 11 pagine.

La lista dei prodotti interessati dalle misure ritorsive – che potrebbero arrivare ad aumenti tariffari anche del 100 per cento – non è stata definita oggi. Tra una decina di giorni la commissione statunitense Dsd dovrebbe esprimersi su come rastrellare questi 7,5 miliardi, ma a tremare sono i produttori dei simboli della tavola italiana, le cui esportazioni negli Usa valgono 4,2 miliardi euro.

PARMIGIANO REGGIANO

Gli Stati Uniti sono il secondo mercato estero, dopo la Francia, per l’export di Parmigiano Reggiano. Attualmente sono esportati 10 milioni di kg l’anno. Attualmente il prezzo del Parmigiano Reggiano negli Usa si attesta attorno ai 40 dollari al kg. Se, a causa dei rialzi tariffari, i listini aumentano a 60 dollari al kg, il Consorzio stima una perdita di quota di mercato del 90%, quindi si apre la necessità di trovare nuovo spazio di mercato per 9 milioni di kg l’anno per il “re dei formaggi”. La perdita di fatturato del prodotto esportato negli Usa è di 360 milioni di euro. *

GRANA PADANO

Il sistema Grana Padano, in un anno, subirebbe un danno quantificabile in circa 270 milioni di euro. Con i dazi, i produttori temono una perdita record pari a -80%, finanche -90%, di export qualora la tassa passasse da 2,15 dollari a 15 dollari al chilo, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al chilo.

LATTE

Anche i consumatori italiani e l’industria casearia dovrebbero far fronte a possibili rialzi del prezzo del latte, perché per la produzione di forme di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano viene trasformato il 40% dell’intera produzione di latte italiano. Secondo i due Consorzi 400.000 forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, senza più sbocco in America, peserebbero tremendamente sugli altri mercati, a cominciare da quello italiano.

MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA DOP

Il mercato Usa della mozzarella di bufala campana Dop vale 10 milioni di euro, pari al 7,2% dell’export complessivo. Oggi una mozzarella dop su 3 va all’estero. Gli Usa sono il primo mercato extra Ue, con grandi potenzialità di crescita, nonostante le difficoltà legate alla logistica. Al consumatore americano un kg di bufala campana costa in media 45 dollari (20 euro di produzione +2,5 di dazi +20 euro tra spedizione e intermediazioni). Con eventuali Dazi al 100% arriveremmo a 65 dollari al chilo (si calcolano sul prezzo di produzione medio).

PROSECCO

Oltreoceano si potrebbero inoltre ridurre i brindisi a Prosecco nonostante l’incremento dell’export nel mercato statunitense del 17% nei primi mesi del 2019. Negli States una bottiglia a scaffale nei drugstore e wine shop può vedere raddoppiato il prezzo di vendita che passerebbe dai 10-15 euro ai 20-30 euro.

OLIO E PASTA

L’Italia nel 2018 ha esportato negli Stati Uniti olio d’oliva per 436 milioni di euro, mentre l’export di pasta in Usa ammonta a circa 305 milioni. Per l’olio extravergine d’oliva venduto negli States il prezzo salirebbe da 12,38 euro a 24,77 euro al litro (attualmente non c’è dazio sull’olio). E pure la pasta aumenterebbe sulle tavole americane a 3,75 euro al kg rispetto agli attuali 2,75 euro. Per penne e spaghetti il dazio è in media di 6 centesimi al kg.

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