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Come l’Europa (non) deve risponde all’America sui dazi

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Il commento di Carlo Pelanda, analista, saggista ed esperto di geopolitica, sulla diatriba commerciale fra Stati Uniti ed Europa

Trump ha spiazzato gli europei. La miglior risposta strategica dell’Ue non è certo minacciare controdazi, ma spiazzare Trump stesso. Come? Intanto imparando da Kitao Abe, considerando che il Giappone sta prendendo da un anno sberle pesantissime dall’America, come ci si comporta in momenti di difficoltà diplomatica: non lamentarsi, non esprimere apertamente dissidio o (contro)minacce e continuare a proporre convergenze.

Il personale dell’Ue e la maggior parte dei governi europei, invece, appaiono emotivi, indecisi tra linea dura e morbida, alla fine producendo una risposta debole e allo stesso tempo ostile prodotta da un compromesso tra una Germania spaventata dal rischio di perdere export e una Francia che vuole usare la divergenza con l’America per affermare una «sovranità europea» guidata da Parigi, sotto il suo ombrello nucleare esclusivo.

A Washington tale posizione suscita risate, battute sulla portaerei francese che si è persa un’elica in mare, e permette a Trump di umiliare gli europei del G7, minacciandoli tranquillamente di sanzioni alle loro imprese se divergessero sull’Iran, per altro queste in fuga dall’area persiana e dal business della ricostruzione della Siria per evitare guai. Tale inefficacia europea, che può avere costi diretti e indiretti rilevanti per l’Italia, va corretta.

Il come è riconoscere che l’Ue è carica di dazi contro l’America e che è arrivato il momento di abolirli in modo reciproco, proponendo a Washington la continuazione dei negoziati per l’accordo euroamericano Ttip, mai formalmente cancellato pur congelato, ma con una formula semplificata di accordo doganale: dazi zero tra le due sponde dell’Atlantico, pur definendo un perimetro di protezioni ammesse, con compensazioni per gli attori economici danneggiati.

Potrebbe Trump dire di no? Difficile, anche perché Washington chiese una cosa simile mesi fa. E così ripartirebbe il dialogo anche su altri temi, fondamentale la riconvergenza tra euro e dollaro.

Perché l’Ue non ha scelto questa mossa efficace? Probabilmente per la posizione della Francia che non vuole abbandonare il protezionismo in certi settori e che cerca di sfruttare la divergenza con l’America per rendere l’Ue, appunto, un blocco regionale autonomo. Roma, per suo interesse e per non spaccare l’Occidente, dovrebbe insistere per riaprire un Ttip semplificato, dove includere anche Londra, così chiudendo ambedue le questioni atlantiche. Berlino, grata, convergerebbe se si trovasse un modo per ottenere la non opposizione di Mosca alla ripresa dei negoziati per un mercato euroamericano integrato.

(articolo pubblicato su Italia Oggi)

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