La Colombia si prepara a un ballottaggio presidenziale teso e polarizzato il prossimo 21 giugno.
Dopo un primo turno pieno di sorprese, l’outsider di destra Abelardo de la Espriella – candidato apertamente pro-Trump – ha ottenuto il maggior numero di voti, superando anche se di misura Iván Cepeda, il senatore progressista sostenuto dal presidente uscente Gustavo Petro.
Con circa il 43,7-44 per de la Espriella contro il 40,9-41% per Cepeda, secondo i dati riportati da Reuters, il Paese si trova davanti a due visioni contrapposte: una politica di sicurezza implacabile, con forte allineamento agli Stati Uniti, oppure la continuazione della “pace totale” e delle riforme sociali di sinistra.
Come osserva il New York Times, il risultato rafforza l’onda di destra che attraversa l’America Latina.
I risultati di una notte carica di tensioni
Nessuno ha raggiunto il 50% al primo turno, nonostante un’affluenza record per questa fase, intorno al 58%.
Paloma Valencia, candidata del centro-destra tradizionale, si è fermata sotto il 7% e ha subito garantito il suo sostegno a de la Espriella. Sottolinea Reuters che la forbice tra i due principali contendenti è stata di circa 668.000 voti.
Le reazioni della sinistra hanno subito alzato la temperatura. Come rimarca Newsweek, Petro e Cepeda hanno contestato i risultati preliminari, parlando di irregolarità e di centinaia di migliaia di voti “aggiunti”, ma senza prove concrete. “Solo quando le commissioni di scrutinio avranno chiarito completamente cosa è successo commenteremo i risultati di stasera”, ha detto Cepeda, come riportato dall’Associated Press.
Gli osservatori internazionali hanno invece definito il voto ordinato e trasparente.
Abelardo de la Espriella: l’outsider pro-Trump che promette ordine
Abelardo de la Espriella, 47 anni, avvocato e imprenditore senza esperienza elettiva precedente, è emerso come la grande novità.
Soprannominato “El Tigre”, si è presentato fin dall’inizio come un ammiratore di Donald Trump, promettendo un’alleanza strategica più stretta con gli Stati Uniti su sicurezza e lotta al narcotraffico.
In campagna elettorale il suo stile è stato teatrale e diretto: discorsi da dietro vetri antiproiettile, maglie gialle della nazionale come simbolo e slogan incisivi.
Come sottolinea la CNN, sue proposte centrali sono la repressione militare dei gruppi armati, la costruzione di dieci mega-prigioni nella giungla sul modello del presidente di El Salvador Nayib Bukele, la riduzione delle tasse, l’espansione delle esplorazioni petrolifere e il ridimensionamento dello Stato.
Subito dopo il voto ha dichiarato, con parole riferite da Politico: “In 21 giorni cambieremo per sempre la storia della Colombia”. E ancora: “Difenderemo la patria con la ragione o con la forza”, invitando esplicitamente Washington a monitorare il ballottaggio.
Come scrive Bloomberg, il suo messaggio di “mano dura”, liberalizzazione economica e forte legame con Trump ha catalizzato il voto dei delusi dal mandato incompiuto di Petro.
Iván Cepeda: il continuatore della linea progressista di Petro
Iván Cepeda, 63 anni, senatore, filosofo e attivista per i diritti umani, rappresenta la prosecuzione del progetto petrista. Figlio di un leader comunista assassinato, è stato tra gli artefici della pace con le FARC e della strategia di “pace totale”.
Le sue promesse puntano sull’inclusione sociale: distribuzione di un milione di ettari di terra alle vittime del conflitto, aumento delle tasse sui redditi alti, ampliamento del welfare e della sanità pubblica, e soprattutto il proseguimento dei negoziati con i gruppi armati. Ha definito l’avversario rappresentante di un “fascismo mafioso”.
Come evidenzia il New York Times, la sua impostazione più riflessiva e politica potrebbe faticare a infiammare gli elettori quanto il carisma di Petro, ma il candidato progressista mantiene un nucleo solido tra i settori popolari.
Due progetti opposti per un Paese spaccato
Il ballottaggio contrappone due diagnosi radicalmente diverse. De la Espriella considera fallita la “pace totale” perché avrebbe rafforzato i criminali, e propone una rottura netta, una politica di confronto militare e alleanze internazionali assertive.
Cepeda riconosce errori ma insiste sul dialogo per attaccare le cause strutturali del conflitto – povertà, esclusione, disuguaglianze – temendo che un approccio muscolare riproduca i vecchi cicli di violenza.
Dieci anni dopo l’accordo di pace con le FARC, la Colombia resta un Paese segnato da contraddizioni profonde. La violenza è tornata prepotente: gruppi armati, dissidenti e bande criminali controllano vaste aree, ricorrono ad attacchi con droni, estorsioni sistematiche e causano nuovi spostamenti di popolazione.
L’assassinio del candidato Miguel Uribe Turbay durante un comizio l’anno scorso ha reso palpabile il clima di insicurezza della campagna elettorale.
Sul piano economico il bilancio è contrastato. Sotto Petro l’economia ha registrato una crescita, il salario minimo è aumentato in misura significativa e sono state ampliate alcune protezioni sociali, ma circa un colombiano su tre vive ancora in povertà.
Come nota la BBC, il governo ha spinto riforme ambiziose, ma ha lasciato in eredità un debito elevato e molte iniziative legislative bloccate.
La produzione di cocaina ha raggiunto livelli record e i gruppi armati hanno sfruttato i negoziati per rafforzarsi territorialmente. Per molti elettori la priorità assoluta è oggi il ritorno alla sicurezza quotidiana.
Implicazioni internazionali
L’esito del 21 giugno avrà ripercussioni dirette sui rapporti esteri.
De la Espriella, con la sua chiara posizione pro-Trump, ha promesso maggiore cooperazione operativa con Washington contro i cartelli, in linea con la linea dell’amministrazione americana nella regione.
Cepeda, in continuità con Petro, difende invece una politica estera più autonoma e critica gli interventi esterni nella “guerra alla droga”.
La Colombia, principale produttore mondiale di cocaina, resta un partner strategico chiave per gli Stati Uniti. Il voto influenzerà anche i rapporti con l’Ecuador e gli equilibri più ampi dell’America Latina, un continente che in diversi Paesi sta virando verso destra
Un testa a testa serrato
De la Espriella entra nel ballottaggio da favorito secondo analisti e mercati, grazie al consolidamento dei voti conservatori, malgrado fino a poco tempo fa, rimarca il Guardian, i sondaggi dessero Cepeda avanti nelle intenzioni di voto. La campagna sarà però durissima.
Qualunque sia il vincitore, dovrà governare un Paese ancora segnato da decenni di conflitto, con un’economia che necessita di stabilità e una popolazione che pretende risultati concreti sia sulla sicurezza sia sul miglioramento delle condizioni di vita.





