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Eni, Fincantieri, Leonardo. Chi e come punta sull’Egitto

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egitto

Dalle Fremm di Fincantieri alle altre forniture in cantiere di Leonardo e agli interessi strategici di Eni. Fatti e relazioni economiche su Italia ed Egitto

 

Non solo Fremm. L’Italia potrebbe inviare all’Egitto forniture militari per non meno di 9 miliardi di dollari, coinvolgendo non solo Fincantieri ma anche Leonardo (ex Finmeccanica).

In Egitto, inoltre, è attivo il gruppo Eni con alcune novità. Ecco tutti i dettagli sull’opportunità di crescita delle aziende italiane nelle relazioni con l’Egitto.

FREMM A FINCANTIERI

Partiamo dalle ultime novità. L’Italia, con l’Egitto, ha in cantiere contratti di forniture militari per almeno 9 miliardi di euro – secondo le stime del Sole 24 Ore – che vedono Fincantieri e Leonardo (ex Finmeccanica) in prima fila.

Come svelato da Start Magazine nei giorni scorsi, ci sarebbe in cantiere la vendita di due fregate Fremm da parte di Fincantieri all’Egitto. Le navi che passerebbero dalla Marina Militare italiana a quella egiziana sarebbero la nona e la decima: Spartaco Schergat ed Emilio Bianchi, entrambe General Purpose. E non sarebbero le uniche, in una corsa al rinnovo della propria flotta navale, l’Egitto ne avrebbe ordinate altre 4 (6 in totale), secondo le indiscrezioni di sabato scorso del Sole 24 Ore.

VICENDA DELICATA

Ha scritto Start Magazine la scorsa settimana: “La situazione è la seguente: Fincantieri vuole vendere le 2 Fremm “Spartaco Schergat” ed “Emilio Bianchi”, la Marina Militare no (senza contropartite) e il governo pur avendo dato di fatto tramite il Mef un via libera all’operazione discute ancora nel merito per la delicatezza della vicenda: da un lato c’è consapevolezza che per l’italiana Fincantieri sarebbe un colpo rilevante la vendita (che altrimenti sarebbe appannaggio di società francesi, con tutta probabilità); dall’altro l’operazione con l’Egitto pone qualche problema ai settori più critici verso il regime egiziano di A-Sisi che sono presenti sia nel Pd che nel Movimento 5 Stelle”.

LE ALTRE FORNITURE MILITARI

In ballo non ci sono solo le Fremm. Fincantieri dovrebbe anche occuparsi della costruzione futura di 20 pattugliatori d’altura (OPV) in Egitto; mentre Leonardo ha in ballo contratti per jet da addestramento Aermacchi M-346. Il velivolo, si legge sulla pagina di Leonardo dedicata, è in servizio con le forze aeree di Italia, Repubblica di Singapore, Israele e Polonia con 72 aerei già ordinati.

E ancora. Secondo quanto rivelato dal Sole 24 Ore, l’Egitto punta anche su 24 Eurofighter, velivolo che nasce da un progetto di collaborazione tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna e che ha visto impegnati per la produzione la divisione velivoli di Leonardo (ex Finmeccanica), BAE Systems e Airbus Defense & Space.

L’ELICOTTERO MULTIRUOLO DI LEONARDO

In corso, poi, ci sarebbero anche accordi per la fornitura dell’elicottero multiruolo AW149, progettato e realizzato da Leonardo-Finmeccanica per svolgere missioni quali trasporto truppe, rifornimento, trasporto carichi al gancio, evacuazione medica e recupero personale, operazioni delle forze speciali, supporto aereo/scorta armata, comando e controllo, sorveglianza e ricognizione.

Sarà sempre Leonardo a rifornire AW189, velivolo che fa parte della  AWFamily, e che rappresenta un punto di riferimento per il trasporto corporate e privato.

OCCASIONE PER NOSTRA INDUSTRIA

Se gli accordi per le forniture militari dovessero tutti andare a buon fine, secondo l’analista Marco Florian, a trarne beneficio sarebbe proprio la nostra industria: “Sarebbe fenomenale per tutto l’indotto, l’economia in generale e la nostra posizione geopolitica e militare”.

“È chiaro che i crescenti rapporti fra Italia ed Egitto, con annessi ricchi business per le nostre aziende strategiche, sta dando fastidio a qualcuno. Se l’Italia perdesse questi rapporti, ci troveremmo con meno PIL e meno indotto, valore aggiunto e R&D in settori strategici (e quindi più Debito/PIL, declassamenti del ns. rating con evidenti effetti, più fiscal compact….), più disoccupazione, più povertà, aziende italiane strategiche più povere e quindi più facilmente preda di altri appetiti”, rimarca l’analista Florian, co-founder Med Agenda 2025, su Facebook.

IL COMMENTO DI GIANANDREA GAIANI

Ha commentato Gianandrea Gaiani, direttore della rivista Analisi Difesa: “Pregiudicare le commesse industriali, anche di tipo militare, indurrebbe l’Egitto a rivolgersi ad altri fornitori non certo a rinunciare al potenziamento delle sue forze armate né a collaborare in modo più incisivo con gli inquirenti italiani che indagano sull’omicidio di Giulio Regeni, né a gestire in modo più morbido la dissidenza interna. Da tempo circolano voci circa l’interesse del Cairo a sviluppare intese profonde con l’Italia in ambito militare e richieste in tal senso erano emerse già ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi”.

GLI AFFARI DI ENI IN EGITTO

Tra chi prova, dal 1954, ad avere relazioni stabili tra l’Italia e l’Egitto è Eni, che nel Paese ha diversi interessi. Le principali attività del Cane a sei zampe sono condotte, si legge sul sito della società di Oil&Gas, “nel blocco Shorouk (Eni 50%), nell’offshore del Mediterraneo, con il giacimento giant a gas di Zohr​ nella concessione Sinai, principalmente nei giacimenti Belayim Marine-Land ed Abu Rudeis (Eni 100%)​, nel Deserto Occidentale, nelle concessioni Melehia (Eni 76%,) e South West Meleiha  (Eni 100%,) la cui produzione è stata avviata nel 2019, Ras Qattara (Eni 75%) e West Abu Gharadig (Eni 45%) e nelle concessioni di Ashrafi (Eni 50%), Baltim (Eni 50%), Nile Delta (Eni 75%), North Port Said (Eni 100%), North Razzak (Eni 100%) e Temsah (Eni 50%). Inoltre​, partecipiamo nelle concessioni in produzione di Ras el Barr (Eni 50%) e South Ghara (Eni 25%)”.

A febbraio 2019, l’Egitto ha assegnato ad Eni anche due nuovi blocchi esplorativi nell’onshore del Paese: South East Siwa (Eni 100%), nel deserto occidentale, e West Sherbean (Eni 50%, operatore), nell’onshore del Delta del Nilo, in prossimità del giacimento in produzione di Nooros (Eni 75%).

Nel 2019 il Cane a sei Zampe ha effettuato una scoperta a gas nel prospetto esplorativo Nour (operato con il 40%) oltre ad altre scoperte near field nel deserto occidentale nei prospetti di Basma e Shemy.​

egittoZOHR PRODUZIONE MASSIMA

E proprio Zohr, gioiello della corona dell’italiana Eni: con i suoi 850 miliardi di metri cubi, il più grande ritrovamento di sempre di tutto il Mediterraneo, è arrivato (o dovrebbe essere) alla massima produzione in questi giorni.

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, infatti, a gennaio Eni avrebbe avviato la produzione del 14 ° pozzo nel giacimento di gas del Mediterraneo di Zohr. La notizia, però, non è stata confermata da nessuna nota del Cane a sei Zampe.

EGITTO, DAGLI EMIRATI ARABI VERSO LIBIA ED EGITTO

L’interesse di Eni per l’Egitto (e parallelamente) per la Libia non è certo un mistero. E passa, per la via lunga, anche dai buoni rapporti che la società italiana intesse con Emirati Arabi Uniti, che nella regione potrebbero fare la differenza per Eni e per l’Italia, in funzione anti-francese.

Grazie ai nuovi accordi commerciali, partiti con la concessione di una quota del 25% di Ghasha, un progetto a gas di enormi dimensioni, situato nell’offshore dell’Emirato di Abu Dhabi, il Cane a sei zampe guarda da lontano ad Egitto e Libia.

“Stiamo perseguendo una strategia di crescita in Medio Oriente”, aveva commentato Claudio Descalzi in occasione della sigla degli accordi, facendo implicito riferimento alla vera sfida che si gioca nella regione (contro la Francia) e che coinvolge Egitto e Fezzan, una regione della Libia nel cuore del deserto del Sahara.

EAST MEDITERRAN FORUM

Eni a parte, sul fronte energetico, l’Italia e l’Egitto hanno appena siglato la loro amicizia, in nome anti-turco. L’East Mediterranean Gas forum, che tra le altre cose promuove la realizzazione del nuovo gasdotto EastMed, è diventata un’organizzazione internazionale dopo la firma dell’accordo quadro avvenuta al Cairo. Tra i membri, per l’appunto, ci sono l’Egitto, l’Italia, Israele, la Grecia, Cipro, l’Autorità nazionale palestinese e la Giordania. Anche la Francia vorrebbe farne parte.

LA PARTITA DEL GAS

Gli interessi tricolore in EastMed, il gasdotto di circa 1.900 chilometri che dovrebbe collegare i giacimenti ricchissimi di gas nel mare di Israele, di Cipro e di Creta con l’Europa, non sono pochi. A sviluppare il progetto è Igi-Poseidon, la joint-venture tra la greca Depa e l’italiana Edison (controllata dalla francese Edf), mentre Saipem è il candidato naturale, con la svizzera Allseas, ad aggiudicarsi la posa. Anche Snam potrebbe entrare in partita, ritagliandosi magari una partecipazione con Depa e Edison.

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