Energia

Come la Turchia di Erdogan si gasa in Libia (e come cercherà di sgasare Eastmed)

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Turchia e Libia

Le ultime mosse e gli ultimi annunci-minacce della Turchia nel Mediterraneo sul gas. E la risposta di Italia, Grecia, Israele ed Egitto con EastMed

Si gasa la tensione nel Mediterraneo. Mentre la Turchia invia soldati in Libia a supporto di Fayez al Serraj, Ankara e Tripoli provano (insieme) a ridisegnare i confini marittimi delle Zone economiche esclusive.

Cosa si cela dietro queste mosse? L’interesse per il gas, fonte candidata nei prossimi anni ad affiancare le rinnovabili nella transizione energetica (e quindi i cui consumi, almeno in teoria, dovrebbero salire).

La collaborazione Turchia-Libia ha chiari obiettivi: fare della Turchia un hub energetico, azzoppando EastMed, il gasdotto che Cipro, Grecia ed Israele intendono realizzare. Andiamo per gradi.

LA TURCHIA ENTRA IN LIBIA

Partiamo dalle ultime dichiarazioni. “Stiamo inviando le nostre truppe” in Libia “per sostenere la pace”, ha annunciato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, illustrando le linee di politica estera durante il suo discorso programmatico di inizio anno.

Il leader di Ankara non ha fornito altri dettagli e non ha indicato se i soldati sono già giunti in Libia, né quanti ne verranno inviati.

NUOVE (PROSSIME) TRIVELLAZIONI

La nuova vicinanza politica, però, nasconde ben altri fini. Trovare un alleato (magari ricco di gas) nel Mediterraneo per diventare hub energetico della regione. Erdogan, proprio nelle scorse ore, ha annunciato che entro il 2020, con la nave Oruc Reis, la Turchia avvierà “attività di esplorazione e perforazione” nel Mediterraneo nelle zone inquadrate dall’accordo sulla demarcazione dei confini marittimi con la Libia.

“Non è più possibile per altri Paesi condurre attività di ricerca sismica e di perforazione senza il consenso della Turchia e della Libia nelle aree designate dall’accordo marittimo”, ha aggiunto il presidente della Turchia.

I PIANI ENERGETICI DI ERDOGAN

Ma i piani energetici di Erdogan hanno già preso avvio da tempo: Ankara ha avviato le trivellazioni a Cipro, nel blocco 7, assegnato da Nicosia ad Eni e Total, ha battezzato con la Russia il TurkStream, gasdotto che grazie ad una doppia linea dovrebbe portare gas anche nell’Europa balcanica, e il progetto di un nuovo gasdotto alternativo a EastMed, tra Turchia e Repubblica turca di Cipro settentrionale (le due parti avrebbero già avviato i dovuti approfondimenti per realizzazione finale di una infrastruttura lunga 80 chilometri).

I NUOVI CONFINI MARITTIMI (SECONDO TURCHIA E LIBIA)

Per perseguire gli interessi energetici e i suoi piani, poi, Erdogan, a fine novembre, ha firmato un accordo con Al Serraj, primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, per ridisegnare i confini dei mari. In pratica, Erdogan punta a un ruolo di primo piano nel Mediterraneo e rivendica parte delle Zone economiche esclusive di Grecia, Cipro, Egitto e Siria. Alla Libia spetterebbe, invece, parte della Zee greca e parte della Zee egiziana.

turchia

Fonte: Repubblica

OBIETTIVO: GAS

La nuova geografia, disegnata da Erdogan e da Al Serraj, trova giustificazione in quello che quel pezzo di mare rappresenta a livello energetico. “Nel 2017 in Libia sono stati trovati due potenziali giacimenti super giganti, al confine fra le ZEE libica e greca. Questi due giacimenti, Reef1 e Reef2, sono rispettivamente 10x Zohr e 8x Zohr”, ha scritto l’analista e general manager di Med Agenda 2025 Marco Florian su Twitter.

“Questi due giacimenti, una volta confermate definitivamente le loro riserve, farebbero della Libia il concorrente del Qatar a livello globale, sotto i nostri piedi”, ha aggiunto Florian.

https://twitter.com/MarcoFlorianMED/status/1218038151798759425

TURCHIA VUOLE AZZOPPARE EASTMED

E c’è di più. L’accordo con la Libia sui confini marittimi fa di Ankara non solo un alleato di chi di gas è ricco, ma anche e soprattutto il Paese a cui proprio Cipro, Israele e Grecia dovrebbero chiedere il nullaosta per far approdare il gasdotto EastMed prima sulle coste greche e poi italiane, nel caso, ovviamente, tale accordo fosse riconosciuto.

EAST MED GAS FORUM

Una risposta alle mosse e alle mire della Turchia, comunque, arriva dall’East Mediterranean Gas forum (Emgf), che diventa un’organizzazione internazionale dopo la firma dell’accordo quadro avvenuta al Cairo. Tra i membri ci sono l’Egitto, l’Italia, Israele, la Grecia, Cipro, l’Autorità nazionale palestinese e la Giordania. Anche la Francia vorrebbe far parte dell’organizzazione.

ITALIA TRA I FONDATORI

“L’Italia è orgogliosa di far parte dell’East Mediterranean Gas Forum, un progetto che può accelerare la stabilizzazione e la condivisione delle competenze del gas nella regione”, ha commentato ad Agenzia Nova, Alessandra Todde (Cinque Stelle), sottosegretario allo Sviluppo economico, presente all’evento a nome del governo italiano.

UNA VIA ALTERNATIVA AL TURKSTREAM

L’organizzazione dovrebbe occuparsi, almeno nelle sue fasi iniziali, di sfruttare gli impianti di liquefazione sulla costa egiziana come snodo per il commercio di energia verso l’Europa e non solo. I paesi membri promuovono, come scrive Agenzia Nova, una via alternativa al TurkStream, il gasdotto russo-turco erede del South Stream che doveva arrivare in Italia.

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