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Vi racconto la batosta dei socialdemocratici in Germania

Nelle elezioni regionali della Renania-Palatinato, uno dei Länder storicamente più legati alla socialdemocrazia, vincono i cristiano-democratici e AfD consolida la propria crescita attestandosi attorno al 20%

Un cambio di stagione politica si profila lungo il Reno: nelle elezioni regionali della Renania-Palatinato i cristiano-democratici emergono come prima forza, aprendo una fase nuova per uno dei Länder storicamente più legati alla socialdemocrazia.

I risultati indicano la Cdu del cancelliere Friedrich Merz al 31% dei consensi e la Spd scivolata al 25,9%, un crollo di 10 punti in cinque anni. I socialdemocratici perdono così anche la guida del governo regionale a Magonza dopo decenni di predominio politico. AfD consolida la propria crescita attestandosi attorno al 20% (un balzo di oltre 11 punti), mentre i Verdi si fermano al 7,9%. Fuori dal parlamento regionale la sinistra della Linke, i civici dei Freie Wahler e i liberali dell’Fdp, segnando la fine della coalizione semaforo che aveva governato finora.

UN NUOVO FALLIMENTO DELLA COALIZIONE SEMAFORO

L’uscita dei liberali dal parlamento regionale rende impossibile infatti la prosecuzione dell’alleanza tra Spd, Verdi e Fdp, archiviando l’esperienza della cosiddetta coalizione a semaforo anche in Renania-Palatinato, dopo che un anno fa era naufragata quella a livello federale. Con la Cdu primo partito, lo scenario politico si ridisegna attorno alla figura del candidato cristiano-democratico Gordon Schnieder (nella foto), per il quale l’unica opzione numericamente praticabile appare una collaborazione con la Spd: una nuova “piccola-grande coalizione” di emergenza in riva al Reno. Prima del voto, Schnieder aveva escluso esplicitamente qualsiasi cooperazione con AfD, restringendo così il campo delle possibili maggioranze.

Il risultato assume un significato particolare perché la Renania-Palatinato rappresentava una delle ultime grandi roccaforti occidentali della socialdemocrazia. Per 35 anni il Land è stato guidato da governi Spd, sostenuti anche dalla popolarità di figure politiche come Kurt Beck e Malu Dreyer. L’attuale presidente Alexander Schweitzer, subentrato a Dreyer nel corso della legislatura, affrontava per la prima volta il giudizio elettorale diretto, in uno scenario politico ormai più frammentato rispetto al passato.

CHI HA SOSTENUTO LA CDU, CHI HA ABBANDONATO L’SPD

L’analisi dei flussi elettorali evidenzia un rafforzamento significativo della Cdu tra pensionati e lavoratori autonomi. In quest’ultimo gruppo il partito avrebbe guadagnato circa dieci punti rispetto alla precedente consultazione, raggiungendo il 42% dei voti. I dati dei sondaggi effettuati il giorno delle elezioni indicano inoltre che circa la metà degli elettori cristiano-democratici ha scelto il partito soprattutto per il programma politico, più che per la figura del candidato.

La percezione di maggiore competenza in ambiti come economia, istruzione e sicurezza interna avrebbe contribuito al risultato. Solo il 22% degli elettori della Cdu ha indicato Gordon Schnieder come fattore decisivo della propria scelta, segno di una campagna elettorale trainata principalmente dai contenuti programmatici piuttosto che dalla personalizzazione della leadership.

Per la Spd emerge invece un quadro opposto: il 45% dei suoi sostenitori dichiara di aver votato soprattutto per il ministro-presidente Schweitzer. Si tratta di un dato rilevante nel confronto storico, pur restando inferiore ai livelli raggiunti in passato da candidati particolarmente popolari in altre competizioni regionali. Parallelamente, meno di un elettore socialdemocratico su tre afferma di aver scelto il partito sulla base del programma politico, elemento interpretato come un segnale di debolezza strutturale.

IL DECLINO SOCIALDEMOCRATICO

Il risultato rappresenta il peggior esito elettorale nella storia del Land per la Spd. Le perdite risultano particolarmente marcate tra l’elettorato femminile, dove il partito avrebbe ceduto undici punti percentuali, mentre tra gli uomini il calo si attesterebbe attorno ai sette punti. Nelle precedenti elezioni, sotto la guida di Malu Dreyer, i socialdemocratici avevano invece registrato un forte vantaggio proprio tra le elettrici.

La perdita della guida regionale potrebbe avere ripercussioni anche a livello nazionale. All’interno della Willy-Brandt-Haus, sede centrale del partito a Berlino, il risultato viene osservato con attenzione, poiché la sconfitta in uno dei Länder simbolo potrebbe riaprire discussioni sulla leadership e sugli equilibri interni del partito. Gli effetti politici potrebbero riflettersi indirettamente anche sul governo federale.

L’ASCESA DI AFD NELL’OVEST

AfD risulta il partito con la crescita più marcata, consolidando la propria presenza anche nell’ovest della Germania. Con un risultato attorno al 20%, la formazione si avvicinerebbe alla performance ottenuta alle elezioni federali dello scorso anno nello stesso Land. Il dato conferma una tendenza già osservata dagli analisti: il partito non può più essere considerato esclusivamente una forza radicata nelle regioni orientali.

Secondo i sondaggi, il 47% degli elettori di AfD dichiara di aver votato per convinzione politica, mentre il 39% lo avrebbe fatto per delusione nei confronti degli altri partiti. Tra coloro che hanno scelto AfD per la prima volta, quasi tre quarti indicano invece proprio la protesta come motivazione principale.

La crescita appare collegata soprattutto ai temi della sicurezza interna e allo scetticismo verso le politiche migratorie, questioni centrali nella campagna elettorale del partito che ha così sopperito alla limitata notorietà del candidato regionale. AfD continua inoltre a ottenere risultati particolarmente elevati nelle aree economicamente fragili o colpite da difficoltà strutturali. Un esempio emblematico è Kaiserslautern, città con livelli di disoccupazione elevati, dove già alle elezioni federali il partito aveva raccolto oltre un quarto dei voti.

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