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Tutti gli Orizzonti del partito dell’ex primo ministro Philippe

Philippe

Edouard Philippe, primo ministro francese fino al 3 luglio 2020, ha fondato un partito, con il nome di “Horizons” (Orizzonti). L’articolo di Enrico Martial

Edouard Philippe, primo ministro francese fino al 3 luglio 2020, ha fondato un partito, con il nome di “Horizons” (Orizzonti) e l’ha presentato davanti a una platea di 3000 persone a Le Havre, la città di cui è sindaco, sabato 9 ottobre 2021. È una forza a sostegno della candidatura di Emmanuel Macron alle presidenziali del 2022, ma non soltanto.

Intanto, la forma-partito di Horizons differenzia l’iniziativa dalle altre che si sono costituite, essenzialmente da gruppi parlamentari che votano nella maggioranza, come “Agir” sempre nell’ala destra de la République en Marche (LREM). Horizons si pone in una prospettiva più lunga: potrebbe guardare al dopo-Macron e alle presidenziali del 2027, sia come forza politica sia forse per candidare lo stesso Philippe.

In secondo luogo, Horizons costituisce un soggetto politico capace di attirare esponenti di Les Républicains. Gli eredi del partito gollista sono piuttosto lacerati e in posizionamento incerto, focalizzato sui temi della sicurezza e dell’identità. Sono attirati dal polemista e possibile candidato Eric Zemmour, che si trova più a destra di Marine Le Pen, e sono indeboliti dalle vicende giudiziarie di Nicolas Sakozy, alla seconda condanna pur di primo grado. Hanno problemi di leadership, tra Xavier Bertrand (presidente della regione Haut-de-France), Valérie Pécresse (presidente della regione ‘Île-de-France), Michel Barnier (già negoziatore della Brexit per l’UE). Il congresso del prossimo 4 dicembre potrebbe non essere la soluzione, e la stessa Pécresse o almeno alcuni esponenti di quell’area potrebbero unirsi al partito di Philippe, se le cose andassero proprio male.

In terzo luogo, anche per i tempi di presentazione, Horizons completa a destra le forze di sostegno alla candidatura di Macron nel 2022, a fianco del centrista François Bayrou con il suo MoDem, che si è riunito a Guidel, in Bretagna, il 26 settembre scorso) e di La Republique en Marche, le cui assise di Avignone, il 1° ottobre, sono state interlocutorie. Rispetto a qualche ottimismo che darebbe per scontata la rielezione di Emmanuel Macron, Edouard Philippe ha avvertito invece sulla necessità di allargare la base elettorale, oltre quella attuale, e di lavorare in aggiunta sul medio termine, con un progetto politico forte, in cui si è infatti collocato.

Per questo, la presentazione di Edouard Philippe a Le Havre è un tentativo di leadership, in affiancamento al Presidente Macron, ma anche con una propria autonomia di prospettiva. Sul breve termine, essa si esprime intanto nei confronti di Les Républicains, e del loro attuale avvitamento sui contenuti e sui conflitti tra persone, proponendo uno scenario politico più ampio.

La sua presentazione di due ore, in formato convention, passeggiando per il palco, con tratti di humor, ha distinto quattro temi, o “vertigini”, termine usato per accentuare il significato delle sfide politiche. Il primo è demografico e globale (espansione africana e invecchiamento europeo), il secondo ambientale e climatico (la minaccia è gigantesca, il nucleare non è la soluzione ma resta fondamentale sul breve termine), il terzo geopolitico (la Cina ha prodotto in due anni tanto cemento quanto gli Stati Uniti in tutto il ‘900, il multilateralismo è in crisi), il quarto tecnologico-digitale, con l’intelligenza artificiale e i suoi impatti sul lavoro, sulla salute e le persone, o sulla sicurezza.

Già illustrati da Philippe al seminario di Jean-Pierre Raffarin il 27 agosto scorso, i quattro temi sono stati accompagnati da ragionamenti sulle cose da fare, toccando temi di cui si parla anche in Italia. Ha sottolineato che il dibattito politico in Francia non è all’altezza delle sfide, ripiegato sulle opinioni più che articolato sui fatti. Ha detto che ci vuole ordine nei conti pubblici, come nelle strade, accennando al contenimento del debito e alla riforma delle pensioni, nella logica della solidarietà tra le generazioni. Per la sicurezza ha difeso le politiche attivate in materia di terrorismo (durante il suo governo), ha parlato della microcriminalità e della giustizia, da irrobustire anche negli uffici. E poi aggiunto elementi sull’agricoltura, sulle esportazioni, sull’organizzazione amministrativa dello Stato, sugli enti locali e del decentramento: ed erano presenti all’evento circa 600 sindaci. Ha declinato idee in materia di giustizia sociale e di libertà economiche, con critiche alla decrescita e al “denaro pubblico facile”, spiegando che la spesa pubblica in deficit deve avere degli effetti sulla crescita, riecheggiando indirettamente le parole sul “debito buono” che si sono udite dal Presidente Mario Draghi.

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