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Cosa significa la condanna di Sarkozy per la destra francese

Sarkozy Condanna

La destra repubblicana francese barcolla dopo la seconda condanna di Sarkozy. Il punto di Enrico Martial

 

L’ex-presidente della repubblica francese, Nicolas Sarkozy, subisce una seconda condanna in primo grado, a un anno senza condizionale, nel caso Bygmalion sul finanziamento della campagna per le presidenziali del 2012, vinte poi da François Hollande. Il 17 giugno scorso l’accusa aveva già chiesto un anno, ma sei mesi erano in condizionale. L’avvocato di Sarkozy ha annunciato ricorso.

È la seconda condanna di primo grado per quest’anno, sempre con ricorso pendente: il 1° marzo il tribunale di Parigi gli aveva inflitto tre anni, di cui due con la condizionale e uno da eseguire, per traffico di influenze e corruzioni, nel caso “degli ascolti”, cioè delle intercettazioni.  Nel 2014, Sarkozy avrebbe cercato di recuperare le proprie agende — allora sequestrate nell’inchiesta sul caso Bettencourt, poi finita con un non luogo a procedere – con l’aiuto del suo avvocato e amico Thierry Herzog e di un magistrato, Gilbert Azibert a cui avrebbe promesso un posto di prestigio nel Principato di Monaco. Anche loro sono stati condannati in primo grado a tre anni, di cui due con la condizionale. Le agende erano comunque rimaste sequestrate e il posto a Monaco non fu ottenuto.

Il caso Bygmalion, dal nome della società che organizzava gli incontri elettorali, era emerso da inchieste giornalistiche e da ammissioni di alcuni protagonisti, mostrando che la campagna per le presidenziali del 2012 aveva largamente superato il tetto massimo di 22,5 milioni di euro previsto dalla legge per ottenere i rimborsi. Si è scoperto che uno dei 44 incontri, quello di Villepinte dell’11 marzo 2012, con migliaia di simpatizzanti, era costato da solo quasi 6 milioni di euro. Sono emerse fatturazioni gonfiate o false per circa 16,2 milioni di euro, la procura aveva recuperato una chiavetta usb con la contabilità, e poi ricostruito in aula quanto successo. Ai dati contabili, ai messaggi di posta elettronica tra i collaboratori e alle ammissioni di almeno alcuni di loro, si aggiungeva lo scontro tra François Copé, che era stato allora segretario dell’UMP (poi diventato Les Républicains) e Nicolas Sakozy. Per coinvolgerlo, l’allora presidente della repubblica in carica aveva attinto dallo staff di Copé una parte importante del personale incaricato della sua campagna.

Le condanne sono arrivate anche per loro: si tratta di tredici persone, con pene dai due ai tre anni, di cui una parte in condizionale, da uno a due anni, anche sul tema delle false fatturazioni, che non sono state però imputate a Sarkozy. Per lui, la condanna riguarda in particolare la sua “consapevolezza” e sua “volontà” di superare il tetto di spesa elettorale. Il presidente Sarkozy “era a conoscenza del tetto di spesa fissato dalla legge, non si trattava della sua prima campagna elettorale ed era stato allertato del rischio del suo superamento”.

Il vicecapo della campagna, Jérôme Lavrilleux, condannato a tre anni, di cui uno con la condizionale, nel 2014, a BFM TV, aveva ammesso i fatti che stavano emergendo nelle inchieste giornalistiche e si era assunto pubblicamente le proprie responsabilità. Nella sentenza, uno dei temi principali è proprio quello della responsabilità: agli altri condannati, che avevano dichiarato di non sapere o negavano di essere stati decisivi nella decisione e nel procedimento, il tribunale ha ricordato la loro funzione in quel momento e il loro grado di responsabilità collegato alla loro consapevolezza. E’ un cambiamento decisivo rispetto all’epoca in cui  Roland Dumas, da presidente della Corte costituzionale, rivedeva e giustificava i conti dell’allora presidente Jacques Chirac e del suo concorrente Edouard Balladur, che avevano anch’essi superato il tetto di spesa ammesso dalla legge per ottenere i rimborsi durante la campagna per le presidenziali del 1995.

La condanna è stata accolta da Les Républicains con messaggi di solidarietà e amicizia a Nicolas Sarkozy. A sinistra si sono registrate letture prudenti (“è una decisione della giustizia, ed io la rispetto”, ha detto la presidente socialista della Regione Occitania, Carole Delga) o oppure di esplicito apprezzamento tra i verdi ed ecologisti.

Di certo, questa seconda condanna indebolisce ancora di più Les Républicains, per i quali si riducono ulteriormente le possibilità di accedere al secondo turno delle presidenziali. Così, visto che anche Marine Le Pen non se la passa bene nell’immagine pubblica, lo staff del Presidente Macron ha iniziato ad attaccare Eric Zemmour, il polemista collocato ancora più a destra del Front National. Potrebbe diventare lo sfidante al secondo turno delle presidenziali del 2022.

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