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Sfide e incognite dell’ultima renzata di Matteo Renzi. Il commento di Polillo

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Renzi ha un futuro politico se punterà a rappresentare la classe media laboriosa. Altrimenti farebbe meglio rinunciare fin dall’inizio e accontentarsi di un posto nella vecchia nomenclatura. Il commento di Gianfranco Polillo

 

Quando nel 1921, con la scissione dal Partito socialista italiano, nacque il Pcd’I – questo il nome originario del PCI – la Terza Internazionale, guidata da Lenin, approvò la scelta di Amadeo Bordiga ed Antonio Gramsci. La tesi fu: costruite una forza autonoma e poi alleatevi con i gli esponenti del più vecchio partito italiano. Chissà se Matteo Renzi ricorda quel lontano episodio. Altra cultura e sensibilità. Ma certo dovrebbe conoscerlo Nicola Zingaretti che di quella tradizione è figlio legittimo.

I tempi cambiano, ma, a volte, gli schemi restano gli stessi. Ed allora non ha molto senso ricorrere alla mozione degli affetti per impedire l’avvio di un processo che, a quanto si dice, sembra essere ormai definito. Se Renzi rompe non lo farà per avere più voce in capitolo nel vecchio schieramento, ma per creare, come fecero i comunisti di allora, un diverso punto di riferimento politico-culturale nella complicata geografia italiana.

Per comprenderne lo schema, appunto, è da qui che bisogna partire. L’Italia contemporanea polarizza sulle estreme. Dando a questa parola un significato che non implica alcun giudizio di valore. Sulla destra il raggruppamento principale è dato dalla Lega. Segue a ruota Fratelli d’Italia. Mentre Forza Italia è una forza sempre più marginale. Un futuro alle spalle. Sul versante opposto i 5 stelle e il P di Zingaretti, con Leu pronto ad entrare, a pieno titolo, in quest’ultima formazione. Dove sono i moderati?

Per loro non c’è posto. Sono fagocitati in un contenitore che li marginalizza, non tanto nelle posizioni di potere interno. Un compromesso è sempre possibile. Quanto al piano culturale e programmatico, sono al più minoranze dalla voce fioca. Subito sovrastata dal prevalere di tendenze identitarie, che si basano su altri presupposti di carattere culturale. La dimostrazione di questo stato di sofferenza è talmente evidente che solo chi non vuol vedere non lo percepisce. Si pensi, nel centro-destra, ma meglio sarebbe definirli destra-centro, al rapporto tra Giancarlo Giorgetti e lo stesso Capitano.

Nello schieramento della sinistra-centro, esiste una situazione speculare. Lo dimostra la fuoriuscita di un personaggio come Carlo Calenda. Solo per per semplificare. In quest’altro contenitore, non sarà forse “decrescita felice”. Ma è indubbio che i temi della redistribuzione sociale saranno prevalenti rispetto alle esigenze di crescita del Pil. Ne avremo, purtroppo, una conferma con la presentazione della prossima legge di bilancio. Il silenziatore posto sulla necessità di una riforma fiscale, che non si limiti al solo taglio del cuneo fiscale, ne è una tragica avvisaglia.

Chi si farà carico dei problemi di una classe media laboriosa, lasciata in balia della crisi? Senza santi in Paradiso. Che non ha “grilli” per la testa. Ma, nemmeno vuole essere continuamente vilipesa, come “casta”, solo perché, avendo lavorato una vita, gode di un meritato, seppur limitato, benessere. Altro che “parassiti”, come Di Maio, oggi alleato di Zingaretti, ha ritenuto qualificare i rappresentanti più anziani di quel ceto, additandoli al pubblico disprezzo. Utilizzando il raggiro: prima l’idea di un cambio del sistema previdenziale (il passaggio al “contributivo”) poi la semplice decimazione finanziaria che ha premiato i “furbetti”. I portatori di quelle pensioni di anzianità che hanno lavorato poco e pagato ancor meno contributi.

I critici della possibile svolta di Matteo Renzi parleranno di eccesso di protagonismo, di semplice voglia di potere. Di un capo, che si ritiene tale, e che non vuol sottostare alla direzione altrui. È possibile che sia così. Ma allora non durerà. Il suo futuro politico è strettamente intrecciato alla rappresentanza politica di quegli interessi. Se saprà difenderli avrà una prospettiva. Altrimenti farebbe meglio rinunciare fin dall’inizio ed accontentarsi di un posto nella vecchia nomenclatura.

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