Mondo

Il vinile non tramonterà con Spotify&co

di

Tunisia

“Il Senno di Po”, l’audio-blog di Ruggero Po per Start, con Davide Florio, batterista che gestisce un negozio di musica

Il vinile che ha avuto la sua massima espansione negli anni ’60 con il 45 giri da jukebox, poi con gli LP, ha una sua nicchia che tiene bene. È un oggetto diverso dagli altri supporti, l’esperienza e l’approccio è diverso dai cd.

“Il vinile piace anche ai millenials, l’industria discografica lo ha capito e sforna infatti dei prodotti per loro, dai trap ai rap che vanno per la maggiore. Molti comprano non per ascoltare ma per collezionare, quindi hanno un approccio che potrebbe essere quello di tempo fa”.

“Il Jazz e il blues sono i generi “zoccolo” del vinile che viene sempre richiesto. Per gli altri generi direi qualche filone, dall’elettronica all’italiana”.

“Molti dicono che il cd morirà a breve, il vinile è una scelta che qualche major sta già facendo escludendo già il cd. Molti brani che escono hanno il QR code nel vinile per cui ha direttamente l’mp3.”

Facendo un parallelo tra il mercato dell’audio e del video, i video sono passati dal Vhs al Dvd e ora è tutto in download, per quanto riguarda la musica le varie piattaforme di musica liquida vanno per la maggiore. “Ascoltare un disco prima di acquistarlo è una possibilità in più, che una volta non si aveva”.

“Non sono dell’idea che Spotify&co siano deleteri per la vendita delle copie fisiche, anzi traghettano l’ascolto alla vendita”.

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