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Ecco le poche (ma non secondarie) novità del governo Castex in Francia

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Castex

Conferme e novità in Francia con il governo presieduto da Jean Castex. Nuovo corso in particolare su sicurezza e ambiente. Il neo ministro della transizione ecologica propone tra l’altro una moratoria sui nuovi magazzini di Amazon. Il punto di Enrico Martial

 

Come un orologio, dopo la nomina di venerdì di Jean Castex a primo ministro, il governo francese ha preso forma lunedì 6 luglio. Ci sono partenze, arrivi e alcune delle indicazioni espresse da Emmanuel Macron negli ultimi due mesi di crisi sanitaria, ma il rimaneggiamento è soltanto parziale. Esteri, economia, difesa, educazione e salute restano guidati dai precedenti ministri, Jean-Yves le Drian, Bruno Le Maire, Florence Parly, Jean-Michel Blanquer e Olivier Véran. Il cambiamento invece c’è stato su due nodi politici.

Il tema sicurezza, più volte evocato da Macron, anche per affrontare l’autunno tra crisi economica e riforme, sarà guidato da Gérald Darmanin. Quando a fine 2018 Gérard Collomb si era freddamente dimesso dagli Interni per tornare a fare il sindaco di Lione, Cristophe Castaner l’aveva rimpiazzato, proprio mentre si affacciava la protesta dei gilet gialli. Le sue difficoltà – con accuse di dilettantismo – sono state analoghe anche nei programmi di riforma che si sostanzialmente arenati, come nelle le zone di “riconquista repubblicana” (i quartieri difficili) o nella la stessa ristrutturazione delle forze di polizia. Darmanin sembra invece avere il profilo e forse la voglia per affrontare per esempio il “separatismo” giuridico e di controllo del territorio – in particolare delle comunità islamiche – su cui Macron è tornato più volte come per indicare gli scarsi progressi, in ultimo il 25 febbraio 2020 a Mulhouse.

Il tema verde – che ha segnato sia l’avvio della crisi dei gilet gialli su carbon tax e limiti di velocità, sia la Convenzione civica sul clima, sia il successo ecologista alle elezioni comunali del 28 giugno – sarà gestito da Barbara Pompili da ministro della transizione ecologica. Figura di Europe Ecologie Les Verts (EELV) sino al 2016, è stata segretaria di Stato per la biodiversità già durante la presidenza Hollande, con Manuel Valls e poi Bernard Cazeneuve. Tra i marciatori del movimento di Macron, in cui è stata eletta, potrebbe fare da ri-catalizzatore delle attuali spinte centrifughe dell’ala verde macroniana. Propone, tra l’altro, una moratoria sui nuovi magazzini di Amazon in Francia, che comunque non è in contrasto con l’idea di una deglobalizzazione regionale e di una “sovranità” europea nei diversi settori industriali e dei servizi.

Tra i nuovi entranti vanno segnalati anche i ministri per settori in difficoltà e comunque bisognosi di riforme: in agricoltura su revisione della PAC e ambiente (la gestione economicamente sostenibile della riduzione dei pesticidi) con Julien Denormandie e per la cultura con Roselyne Bachelot-Naquin, in un settore piuttosto devastato dalla crisi. Va invece segnalata come piuttosto frizzante la nomina di Eric Dupond-Moretti, avvocato penalista dai caratteri teatrali e dal linguaggio libero di cui bisognerà osservare il percorso al ministero della Giustizia, specie nel rapporto con i magistrati e nei dossier attualmente aperti, che si sono intersecati anche con l’azione politica.

Il cambiamento sembra dunque essere rappresentato più dal nuovo primo ministro Jean Castex che dalla squadra di governo. Oltre a farsi vivo con le forze dell’ordine già domenica, con una visita al commissariato di La Courneuve, nella difficile periferia parigina, ha anche assunto la guida della maggioranza parlamentare, come è previsto nella prassi in Francia. Philippe si era tenuto piuttosto alla larga dall’Assemblea nazionale e il movimento di Macron, La République en marche (LREM), ne aveva patito, anche con una recente scissione di ispirazione verde, seguita dall’uscita di un gruppo più a destra e forse legato allo stesso Philippe. LREM ha così perso la maggioranza assoluta in Assemblea nazionale, per quanto il sostegno complessivo rimanga solido con l’apporto del MoDem di Jean-Luc Borloo.

Questo compito di ricostruzione e rinsaldamento è anche necessario per il rilancio di LREM in vista delle elezioni presidenziali del 2022. Sembra che Macron abbia chiesto di occuparsi del partito anche a Philippe, che però ha fatto sapere alla stampa che per il momento farà il sindaco di Le Havre, oltre a prendersi qualche meritato giorno di riposo con la famiglia.

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