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Ecco come procede la guerra tra Usa e Cina su Huawei (mollata da British Telecom)

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Huawei

Arriva anche la puntata con le manette nella guerra commerciale a mo’ di telenovela tra Usa e Cina su Huawei.

Il colosso cinese delle tlc ieri si è visto decapitare in parte il vertice. Ecco tutti i dettagli, con i riflessi sui mercati.

ECCO I DETTAGLI SULL’ARRESTO IN HUAWEI

La direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei, Meng Wanzhou, figlia del fondatore, è stata arrestata a Vancouver, in Canada, in base a un mandato di arresto emesso dagli Usa. Gli Stati Uniti hanno chiesto l’estradizione e l’udienza è stata fissata per domani.

CHI HA DATO LA NOTIZIA DELL’ARRESTO

La notizia è resa nota dal ministero della Giustizia canadese. La richiesta di arresto statunitense – si apprende dai media – riguarderebbe violazioni alle sanzioni americane contro l’Iran e arriva proprio nel giorno in cui la compagnia cinese viene bandita da British Telecom per “rischio spionaggio”.

COME SI MUOVE L’AMBASCIATA CINESE

L’ambasciata cinese ha chiesto ufficialmente alle autorità canadesi di liberarla. Per la Cina è in corso “una seria violazione dei diritti umani”. “Non siamo a conoscenza di alcun illecito commesso dalla direttrice finanziaria” dichiara Huawei che insiste sul fatto che Pechino non ha alcuna influenza sulla compagnia.

LA REAZIONE DEL GOVERNO DI PECHINO

Ha reagito formalmente anche il governo cinese: “Abbiamo presentato rimostranze formali a Canada e Stati Uniti, chiedendo che entrambi chiariscano immediatamente le ragioni dell’arresto e liberino subito l’arrestata per proteggere i diritti legali della persona”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, durante una conferenza stampa.

CHE COSA SCRIVE IL NEW YORK TIMES

Secondo il New York Times, l’arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore dell’azienda, rischia di far precipitare le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina sulle questioni delle telecomunicazioni.

IL COMMENTO DI NEGRI

Sposta l’attenzione su un piano più geopolitico Alberto Negri, già inviato speciale di esteri al Sole 24 Ore. Secondo Negri, come ha scritto sul suo profilo Facebook, l’arresto è una sorta di avvertimento alla Cina ma anche a tutti Paesi e all’Europa che continuano a rispettare l’accordo sul nucleare del 2015 con l’Iran sancito anche da una risoluzione Onu: “In poche parole, oltre alle sanzioni sulle imprese che commerciano con Teheran, gli Usa emetteranno mandati di arresto: questo significa una violazione di sovranità e di ogni accordo internazionale con l’appoggio di Arabia Saudita e Israele che agiscono come l’intelligence di un Paese ostile”.

DOSSIER HUAWEI IN ITALIA

Anche in Italia si pone il dossier Huawei: c’è più di una preoccupazione – specie nell’Intelligence e su pressioni americane in Italia – per il rischio di una possibile intrusione cinese attraverso impianti per le reti di telecomunicazioni costruite a Pechino, come appunto quelle prodotte dalla multinazionale Huawei.

CAPITOLO COPASIR

Non a caso il tema è al vaglio del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Nei giorni scorsi, e dopo aver già sentito il ministro della Difesa Elisabetta Trenta (M5S), il Copasir ha posto la questione al vicepremier Luigi Di Maio nel corso della sua audizione.

LE PAROLE DI DI MAIO

“Come intende tutelare l’Italia dal rischio di spionaggio da parte dei cinesi?” è stato chiesto a Di Maio, che rispondeva in veste di ministro dello Sviluppo economico. “Stiamo valutando con attenzione la situazione – ha risposto Di Maio – le nostre agenzie di intelligence, Aisi e Aise, devono provvedere a fare le certificazioni di sicurezza che rappresentano i nostri strumenti di garanzia”.

BRUTTE NOTIZIE PER HUAWEI DA BT

Pessime notizie per Huawei arrivano da altri Stati. L’operatore mobile britannico BT eliminerà le apparecchiature di rete Huawei dal “cuore” delle sue reti 4G – dove sono le informazioni sensibili sui clienti – nel giro di due anni, per mettersi in linea con una policy interna che prevede di collocare il costruttore cinese ai margini dell’infrastruttura di telecomunicazioni. Lo ha scritto il Financial Times, secondo cui l’ex monopolista British Telecom ha anche escluso Huawei dalle gare per la costruzione delle nuove reti 5G. BT continuerà a usare i prodotti Huawei in parti meno sensibili della rete.

ECCO I PIU’ RECENTI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUL DOSSIER HUAWEI:

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