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Ecco come Macron si è suicidato (politicamente)

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L’articolo di Tino Oldani, firma di Italia Oggi, sul crollo politico di Macron. Le ragioni? Ha imposto ai francesi le grandi riforme suggerite dalla Merkel

Tra le millantate analisi dei media europei sul crollo politico di Emmanuel Macron nel gradimento dei suoi connazionali e sul fallimento di quella che lui stesso aveva definito «una rivoluzione politica» in Francia, ho trovato interessante quella di un centro studi tedesco di politica estera (Deutsche Gesellschaft fur Auswartige Politik – Dgap), rilanciato dall’ultimo numero di German Foreign Policy. Il motivo? Questo centro studi dice papale papale ciò che Macron non potrà mai ammettere: ovvero dare la colpa del suo fallimento politico alla Germania, prima ancora che alla sua presunzione di primo della classe.

L’INFLUSSO DI MERKEL SU MACRON

Certo, può sembrare strano che, ora, siano alcuni media tedeschi a dire peste e corna dell’influenza politica esercitata da Berlino su Parigi. Ma da quando la cancelliera Angela Merkel ha perso consensi elettorali e annunciato il suo prossimo ritiro dalla politica attiva, su alcuni media tedeschi è via via crollato quel muro di omertà che per anni ha suggerito di non raccontare le conseguenze più nefaste dell’egemonia germanica sulla politica economica europea, attuata nei paesi Ue per il tramite della Commissione Ue di Bruxelles. Una politica di austerità fondata sulle ben note riforme strutturali (lavoro, salari, pensioni, conti pubblici), volte a rendere i paesi Ue dell’eurozona il più possibile somiglianti alla «virtuosa» Germania, ma in realtà suoi ubbidienti vassalli.

LE CAVIE DELLA GERMANIA

Di questa cura, la Grecia è stata la prima cavia, ridotta in pochi mesi a vittima sacrificale, giusto per dare un esempio a tutti. Poi, con i governi di Mario Monti (legge Fornero) e di Matteo Renzi (Jobs act), è toccato all’Italia, con risultati ancora insufficienti per le pretese germaniche, ma tali da scatenare la ribellione populista-sovranista, che purtroppo sta facendo tutto il peggio possibile per il salto dalla padella alla brace.

L’ASCESA DI MACRON

Nel 2017, dopo l’elezione di Macron, è arrivato anche il turno della Francia. Il giovane banchiere dei Rothschild, eletto presidente a furor di popolo, si presentò fin dal primo giorno come «un partner affidabile» della Germania, indispensabile per la continuità dell’asse franco-tedesco e del suo predominio in Europa. In cambio, la Merkel gli chiese però di attuare in Francia una serie di riforme strutturali, giudicate indispensabili per stare al suo stesso passo.

LE RIFORME IMPRESSE DAL PRESIDENTE FRANCESE

Impaziente di mostrare «un paese che mantiene i suoi impegni e quindi ha la legittima pretesa di aspirare alla leadership Ue», ricorda l’analisi della Dgap, Macron annunciò una serie di riforme radicali, tra cui quella del mercato del lavoro, delle pensioni, della pubblica amministrazione e della società ferroviaria statale. In pratica, i dipendenti pubblici, da sempre intoccabili, diventavano licenziabili; le tutele dei lavoratori privati venivano ridotte, mentre si rafforzavano i contratti aziendali; le pensioni, calcolate finora con il sistema retributivo, venivano ridimensionate; e con la riforma delle ferrovie finiva anche la pacchia dei ferrovieri, che prima potevano andare in pensione a 52 anni.

LE PROTESTE ANTI MACRON

Da qui, gli scioperi a oltranza dei treni nei mesi estivi, e l’inizio delle proteste popolari, culminate con la rivolta dei gilet gialli delle ultime settimane a causa dell’aumento delle accise sui carburanti per finanziare la svolta ecologista dell’economia. Insomma, sostiene lo studio tedesco, se fosse per Macron «nessun elemento dello Stato sociale francese dovrebbe restare intatto». Un comportamento che la Merkel ha approvato e incoraggiato, tanto da presenziare alla cerimonia della consegna del premio Carlo Magno a Macron (10 maggio 2018) ad Aquisgrana, dove lo ha coperto di elogi.

COME SI MUOVE MERKEL

Assai meno prodiga, però, la cancelliera si è rivelata nel concedere le innovazioni che Macron le aveva chiesto nella governance europea, soprattutto su due aree di potere: la riforma dell’eurozona e l’istituzione di un esercito europeo. È di della scorsa settimana la notizia che l’Eurogruppo dei ministeri finanziari Ue ha lasciato cadere ancora una volta nel vuoto le richieste francesi di introdurre un bilancio dell’eurozona e un ministro unico delle Finanze per l’euro, considerate da Macron il minimo indispensabile per affrontare le prossime elezioni europee con un risultato concreto in mano.

LE FINANZE

Una doccia gelata ancora più umiliante per Parigi se si considera che poche settimane fa i ministri delle Finanze di Francia e Germania avevano annunciato come «cosa fatta» il bilancio unico per l’eurozona, con cui finanziare soltanto i paesi in regola con le norme Ue. Rinviata al 2020 anche la proposta francese di una web tax sulle multinazionali Usa del digitale, tassa voluta da Macron, ma bloccata dalla Merkel, che teme un’imposizione di dazi da parte di Donald Trump sulle auto tedesche esportate negli Usa.

I DOSSIER TRA FRANCIA E GERMANIA

Quanto all’esercito europeo, voluto fortemente da Macron, la Germania è d’accordo in linea di principio, ma non vuole saperne di creare un’entità militare completamente nuova, a direzione francese, come sarebbe l’Iniziativa di intervento europeo (Iei) di Macron, ma operare all’interno della Pesco, la cooperazione militare europea già avviata. A conti fatti, a fronte delle contestate riforme interne, Macron non ha ottenuto nulla dalla Germania sul piano europeo.

Uno smacco grave, ammette lo studio tedesco, poiché «il presidente francese ha disperatamente bisogno che il suo successo nell’Ue sia credibile perché possa andare avanti con le riforme in Francia». Ma la Merkel temporeggia e non sembra disponibile a fare concessioni. Così, conclude la Dgap, «per il suo profitto immediato, la potenza egemone dell’Ue è pronta a mettere a repentaglio anche la sicurezza del suo più stretto alleato». È l’egemonia alla tedesca, bellezza. E non puoi farci niente.

(IL PROGRAMMA DEI GILET GIALLI ANALIZZATO DAL FILOSOFO CORRADO OCONE)

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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