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Ecco come l’Iran spinge su Confindustria, M5S e Lega in chiave anti-Trump

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Che cosa ha svelato l’ambasciatore dell’Iran a Roma

C’è un problema per le imprese italiane da nord a sud e si chiama sanzioni Usa contro l’Iran. E ora emergono anche le pressioni dell’Iran sul governo in chiave anti Usa. Ecco tutti i dettagli.

AMBASCIATORE IRANIANO BAYAT: ENI ESENTATA DALLE SANZIONI MA NON ACQUISTA UNA GOCCIA DEL PETROLIO DA TEHERAN

Secondo Alberto Negri, già inviato di esteri ed editorialista ex Sole 24 Ore, ora firma del Manifesto, “la colpa non è soltanto degli Stati Uniti è anche nostra, come emerge da una conversazione con l’ambasciatore dell’Iran in Italia, Hamid Bayat”, scrive sul Quotidiano del Sud, nuovo giornale diretto da Roberto Napoletano (ex direttore del Sole 24 Ore). “Gli Usa – dice l’ambasciatore, come riferisce Negri – hanno concesso esenzioni a 8 Paesi per importare petrolio da Teheran. Nel caso dell’Italia però non è il Paese a essere esentato ma una sola compagnia l’Eni, che non ha acquistato negli ultimi sei mesi neppure una goccia del petrolio di Teheran pur essendo un partner storico dell’Iran sin dai tempi di Mattei. Mi hanno telefonato diverse compagnie italiane interessate a importare il nostro petrolio ma purtroppo non ho potuto dare seguito alle loro richieste”.

EXPORT 2017 ERA A QUOTA 5 MILIARDI DI EURO, DI CUI UNA PARTE IN CAPO DELLA PMI

Per capire quanto sia esteso il problema dal punto di vista economico, Negri cita i dati dell’interscambio Italia-Iran che nel 2017 “era di oltre 5 miliardi di euro di cui 1,8 era rappresentato da esportazioni di piccole medie imprese di ogni settore. Per molti l’Iran rappresentava un mercato promettente di 80 milioni abitanti che investe un’area, dal Medio Oriente all’Asia centrale al Caucaso, di 400 milioni di abitanti”.

NEL 2015 IL MEMORANDUM DEL RENZI-ROHANI PER OLTRE 27 MILIARDI DI EURO

Non solo. “Nel 2015 il presidente Hassan Rohani venne in Italia per firmare un memorandum d’intesa da 27 miliardi di euro. In Iran fecero missioni il ministro degli Esteri Gentiloni il premier Renzi e il ministro per lo sviluppo economico Calenda con una delegazione di 400 imprese, la più grande mai vista nella quarantennale storia della repubblica islamica. Durante il governo Gentiloni, per aggiudicarsi le prime commesse iraniane, Invitalia venne dotata di un fondo da 5 miliardi di euro, una linea di credito firmata ufficialmente con garanzie sovrane iraniane. Ma il decreto di attuazione, su pressioni Usa e israeliane, rimase congelato”, evidenzia ancora Negri.

LA SCAPPATOIA NON SEGUITA

Per cercare di trovare una scappatoia, gli imprenditori avrebbero quindi tentato un’altra strada con il governo M5S-Lega, racconta Negri dopo aver sentito l’ambasciatore iraniano in Italia: “Già nel luglio 2018 la Camera di commercio e industria italo-iraniana presenta al presidente della commissione Esteri del Senato Vito Petrocelli un piano per costituire una banca locale italiana – da scegliere magari tra quelle cooperative già fallite – dedicata soltanto agli scambi con Teheran: le sanzioni Usa colpiscono tutti gli istituti occidentali che fanno scambi con Teheran ma una piccola banca che non lavora sul mercato statunitense avrebbe potuto ignorare l’embargo americano. L’idea era stata accolta con favore dalla Confindustria e dallo stesso Petrocelli, che tra l’altro in questi giorni si trovava a Teheran dove ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif”. La Lega, aggiunge Negri, si è opposta.

LA CARTA INSTEX

Ma c’è un’altra carta per riprendere gli affari con l’Iran seguita da Francia, Gran Bretagna e Germania ma non dall’Italia e “si chiama Instex (Instrument in support of trade exchanges). Instex dovrebbe rendere possibile gli scambi tra l’Iran e l’Europa. L’attuale isolamento finanziario, in vigore dal 5 novembre 2018, blocca non solo i commerci ma anche i trasferimenti di denaro per i cittadini iraniani e perfino per gli europei che vivono o si recano per turismo in quel Paese”, scrive l’ex editorialista del Sole 24 Ore.

UN NUOVO CANALE FINANZIARIO

Non è inedito l’interesse di Confindustria per Instex? Secondo quanto si legge in un rapporto del centro studi di Confindustria a proposito delle sanzioni Usa all’Iran e dei rimedi europei – di cui Start Magazine ha dato conto giorni fa –  la realizzazione di questo Special Purpose Vehicle21 (SPV) avrebbe consentito di non utilizzare il sistema finanziario internazionale SWIFT, attualmente inabilitato alle principali banche iraniane, ma di utilizzare un nuovo canale costituito da gateway bank (piccole banche con scarsi contatti con gli Stati Uniti o sussidiare di banche iraniane in Europa) che entrano direttamente nel circolo del sistema dei pagamenti dell’Unione europea (TARGET2).

UNA SOCIETA’ AD HOC PER LA GESTIONE

Per gestire il nuovo veicolo finanziario è stata creata una società di diritto francese, con sede a Parigi, gestita da management tedesco con la supervisione di un comitato composto da tre diplomatici e un capitale (iniziale) di appena 3mila euro. Il veicolo è disponibile per tutti i paesi europei e anche per i paesi terzi, fortemente interessati, come Cina e Russia. Sebbene l’UE non abbia contribuito in qualità di socio alla costituzione del veicolo, la sua attività di promozione diplomatica dell’iniziativa è stata determinante. INSTEX provvede ad attuare quanto già deciso dalla Corte Internazionale di Giustizia il 3 ottobre 2018, ovvero vendere i beni “umanitari” (cibo, prodotti agricoli, medicinali e dispositivi medici), gestendone i relativi flussi finanziari. Successivamente questo sistema di pagamento avrebbe potuto essere utilizzato anche per gli altri scambi commerciali.

LO STRUMENTO NON PIACE ALLA LEGA

“Anche questo strumento, che pure è perfettamente in linea con le posizioni europee, non piace alla Lega forse neppure al nostro ministro degli Esteri Moavero Milanesi che non ha ancora dato il via libera. Moavero in febbraio è andato a Varsavia per una riunione anti-Iran convocata dagli Usa dove non si sono presentati in segno di disaccordo i ministri degli esteri francese tedesco”, svela Negri.

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