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Iran, Zarif e le mosse di Rouhani e Khamenei

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L’analisi di Roberto Toscano, ex ambasciatore a Teheran, scrittore, docente, specialista e commentatore di politica internazionale

Cosa sta allora accadendo a Teheran?

Mohammad Zarif è ancora (o di nuovo) ministro degli Esteri, il presidente Hassan Rouhani ha clamorosamente respinto le sue dimissioni. Non sarebbe la prima volta, si dice a Teheran. Zarif, di sua propria iniziativa o in tacita intesa con il Presidente, lo avrebbe già fatto in precedenti occasioni. Come tattica di contenimento delle pressioni avversarie.

Ma in un contesto politico-istituzionale e anche psicologico come quello iraniano in cui la riservatezza ha densità culturale, il ricorso a Instagram e alle lettere aperte non risponde certo alla consuetudine. Quanto meno andrebbe rilevato questo cambio di cifra nelle modalità della comunicazione politica.

Accade che le dimissioni portano in superficie le profonde e per lo più occulte divergenze esistenti all’interno della dirigenza di vertice iraniano.

Non v’è dubbio che parte di esso veda Zafir troppo pronto ad andare incontro alle posizioni occidentali, soprattutto americane; e preferirebbe una linea di maggiore intransigenza.

Dissensi analoghi è probabile che esistano nella conduzione della politica regionale, se risponde al vero l’esclusione del ministro degli Esteri dai colloqui con Bashar al-Assad in una sua recente visita a Teheran.

Evidente, in ogni caso, che gli oltranzisti non dominano la scena. L’alleanza centristi-riformisti alla base del governo Rouhani sembra aver tenuto bene l’urto.

Sapendo che la posta in gioco va ben oltre il nome del Ministro, il presidente Rouhani è uscito allo scoperto e ha affrontato gli avversari. E con ogni probabilità, l’ha fatto con il beneplacito del Leader Supremo Khamenei.

Rohani e Zarif escono rafforzati da quest’episodio, che resta del tutto insolito. Ma il confronto tra le due tendenze della politica iraniana è tutt’altro che superato.

Zarif resta: i radicali hanno perduto una battaglia, una nuova guerra è appena cominciata.

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