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Ecco come l’Europa si è piegata alle sanzioni Usa anti Iran su petrolio e non solo

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Che cosa mostrano gli ultimi dati Eurostat sull’interscambio commerciale (non solo petrolio) tra Paesi Ue e Iran. Il commento di Marco Orioles

Le ultime fotografie statistiche Eurostat illustrano, con la nuda eloquenza dei dati, un fatto inoppugnabile: l’interscambio commerciale tra Paesi Ue ed Iran si è ridotto ai minimi termini, con particolare riguardo alle importazioni di petrolio iraniano che, nei primi sei mesi del 2019, è stato pari a zero per tutti e 28 gli Stati membri.

La conclusione è ovvia ancor prima di conoscere nel dettaglio i dati, ed è duplice: le sanzioni americane hanno anzitutto prodotto l’effetto sperato, prosciugando gli introiti della Repubblica Islamica; e tutto ciò, in secondo luogo, sta avvenendo in pieno contrasto con i desiderata degli esecutivi Ue, che non solo non condividono la politica iraniana dell’amministrazione Trump, ma hanno addirittura messo in piedi qualche mese fa uno special purpose vehicle chiamato “Instex” con l’obiettivo di aggirare le sanzioni Usa e continuare a commerciare con gli ayatollah.

Mai, insomma, il divario tra parole e fatti è stato più ampio nella storia politica dell’Europa, il cui inveterato antiamericanismo si rivela di nuovo pura maniera scollegata dai comportamenti concreti delle aziende europee che, fatti i debiti conti, alle velleità dei rispettivi governi preferiscono la sana prudenza che sconsiglia di sfidare il potente dispositivo delle sanzioni extraterritoriali Usa e attirarsene così le sgradevoli e micidiali conseguenze.

È francamente difficile arrivare a conclusioni diverse quando si snocciolano gli ultimi dati Eurostat. Che ci dicono, anzitutto, che le importazioni di beni iraniani in Europa nei primi sei mesi del 2019 sono una frazione infinitesimale dell’import effettuato nell’analogo periodo del 2018. Si è passati infatti da un volume pari a 6,1 miliardi di euro ad uno di appena 384 milioni di euro. Letteralmente, un tonfo.

Questo calo vertiginoso ha interessato anzitutto i Paesi, tra cui il nostro, che negli anni passati si erano distinti come forti importatori di merci persiane. La contrazione per l’Italia è stata nella fattispecie pari a ben il 95%, un livello di poco inferiore a quello di un altro ex forte importatore come la Spagna (-97%).

Ci sono, in verità, delle eccezioni a questo quadro, rappresentate da un gruppo di Paesi – Lettonia, Estonia, Bulgaria, Cipro, Romania e Danimarca – che nella prima metà del 2019 hanno acquistato in Iran più beni rispetto all’anno precedente. Il fatto è che si tratta di volumi risibili, ben esemplificati dall’import di Romania e Bulgaria, che è stato pari ad appena, rispettivamente, 22 e 19 milioni di euro.

La musica cambia di poco se si prendono in considerazione le esportazioni di merci europee in Iran. I dati del periodo in esame documentano infatti un crollo dell’export pari al 54%. In particolare, dai 4,6 miliardi del primo semestre 2018 si è passati ai 2,1 miliardi del semestre del 2019. Anche qui, insomma, una involuzione massiccia quanto repentina.

Se si tratta di passare dalla presentazione di tali trend alle spiegazioni, dunque al perché di questo crollo verticale soprattutto delle importazioni dall’Iran all’Europa, non è necessario chissà che sforzo. La risposta porta infatti un nome preciso che si chiama petrolio, ossia quel bene su cui si è concentrata la furia della politica di “massima pressione” degli Usa e le sanzioni che ne sono derivate.

I numeri, infatti, ci dicono che nel 2018 l’Iran era riuscito a commerciare in Europa il proprio oro nero per un volume pari a 8,2 miliardi di euro: somma che rappresentava l’88% del totale delle importazioni Ue dall’Iran. È dunque soprattutto il completo venir meno di questa voce che ha determinato il vistoso calo dell’import dalla Repubblica Islamica.,

Ne consegue, pertanto, che gli scambi che ancora sussistono e che sono fotografati dagli ultimi dati Eurostat riguarda altre tipologie di beni che non sono colpiti dalle sanzioni americane. Parliamo dunque di frutta, verdura, altri beni alimentari, prodotti farmaceutici, e gli immancabili quanto apprezzatissimi tappeti persiani.

A scrutare bene nel fondo dei dati statistici, a dire il vero, si scopre che alcuni Paesi europei hanno importato dall’Iran – anche se per importi irrisori – anche beni sotto sanzioni. Ad esempio, tra l’agosto del 2018 e il giugno del 2019, hanno preso la strada dell’Europa cinque milioni di euro in automobili, o loro parti e accessori, vale a dire un comparto dell’economia iraniana che il governo americano ha colpito con sanzioni specifiche varate nell’agosto del 2018.

Analogamente, i 28 hanno importato tra novembre 2018 e giugno 2019 97 milioni di euro in materiale in plastica made in Iran, una parte significativa del quale – pari a 59 milioni di euro – costituita da polietilene. Anche qui, si tratta di un settore economico, quello petrolchimico, sul quale gravano dal novembre dell’anno scorso specifiche sanzioni Usa. Sanzioni che, va detto, non sono rimaste senza conseguenze, visto che i dati Eurostat documentano un calo del 9% delle importazioni di polietilene iraniano nei primi mesi dell’anno corrente.

Che dire di più, se non che questi dati certificano quanto velleitarie siano le parole e le azioni di certi leader europei di cui non è necessario fare il nome. Leader che tanto si sono sgolati per denunciare l’aggressiva politica americana, tentando anche di rintuzzarla con escamotage di cui Instex è l’esempio più nitido, salvo veder soccombere i propri sforzi di fronte alla realtà.

Una realtà che ci ricorda che, a dispetto dei tanti funerali che si sono celebrati in questi mesi, l’impero a stelle e strisce non solo resiste, ma continua a dettare legge.

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