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Ecco come Conte si è trasformato da sovranista-populista a socialdemocratico-europeista

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Tema immigrazione non menzionato. Parola “sicurezza” mai citata. Zero critiche a regole e istituzioni europee. Addio “sovranità”. Ecco come in pochi giorni, anzi in poche ore, sono cambiate le impostazioni del professor Giuseppe Conte.

 

Quando, nell’aprile scorso, Giuseppe Conte si siede sulla poltrona rossa del salotto di casa di Emanuele Severino, non trattiene un sincero entusiasmo. Due ore di colloquio in quel di Brescia, poi sintetizzate in un’intervista ampiamente pubblicata e variamente ribattuta. Interrogando il filosofo la prende di lontano il premier ancora pie’ veloce che non accusa inciampi evidenti nel suo cammino di premier. (Le Europee del sorpasso leghista devono ancora celebrarsi). Scomoda Aristotele per interrogare da principio sul ruolo del capitalismo “nell’attuale congiuntura storica”. Se intendeva chiedere lumi per delineare la cornice ideale della manovra economica lo nasconde bene. Forse un più pratico allievo dello Stagirita come Alessandro Magno lo avrebbe fatto. Ma Giuseppe da Volturara Appula è uomo non vanitoso. E i paragoni sarebbero stati poi ingombranti. Anche se l’intervista farà utile per ampliare il curriculum.

“IL SUO È UN GOVERNO TECNICO”

Severino in un batticiglio tira in ballo un concetto a lui caro: il destino prossimo che tutti ci attende è il dominio della tecnica. Incauto, Conte gli ricorda un paragrafo di un volume del filosofo bresciano dedicato ai governi tecnici. Nel caso, riferito a Mario Monti. Replica Severino: “In un certo senso anche il suo è un governo tecnico”. Doccia gelata. Il prof di studi giuridici dissente timidamente: “Non concordo”. Ne riceve una replica che la dice attuale cinque mesi dopo, alla vigilia della fiducia parlamentare al Conte-bis e di un passaggio pentastellato sulla piattaforma Rousseau.

GOVERNI TECNICI E IDEOLOGIA

Scandiva il filosofo: “Tenga presente che i ‘governi tecnici’, in Europa e in Italia, sono ancora guidati da un’ideologia (…), sì che questi governi non hanno come scopo l’incremento della potenza tecnica, ma la tecnica serve come mezzo per realizzare il loro scopo ideologico”. Ogni riferimento alla Casaleggio Srl è semplicemente non espresso. Il frammento di Parmenide di cui Severino è un interprete discusso (quindi autorevolissimo), la riassumeva nel V secolo aC così: “È, e non è possibile che non sia”. Ma anche Parmenide casualmente ovviamente non si esprimeva nel merito della società di consulenza digitale dei pentastellati.

QUANTO PIACE DIVENIRE

Quanto di quel dialogare tra i due prof non sia finito in pagina non è dato sapere. Confrontando gli speech del premier incaricato del maggio 2018, quello di giovedì scorso e l’intervento in Senato da dimissionario del 20 agosto, più che a immutabilità parmenidea, quanto accaduto fa il pari con il divenire di Eraclito.

DA CAMBIAMENTO A NOVITÀ

Così al Quirinale Conte rottama. Cambia spartito. Fuori il “governo del cambiamento” 2018, per un “governo nel segno della NOVITÀ”. (Il maiuscolo è quello utilizzato nel testo ufficiale diffuso dal Quirinale). Scompare quel di quindici mesi fa l’autoproclamatosi “avvocato del popolo difensore degli interessi degli italiani”. Ché, a dirla tutta, agli avvocati del popolo, nella storia non è che sia proprio andata bene. Chiedere a un certo Maximilien de Robespierre ghigliottinato sulla pubblica piazza.

SCOMPARE IL SOVRANISMO, GLI “INTERESSI NAZIONALI” NON TRAMONTANO

Nel 2019 Conte sfuma. Non vacilla. Del resto sottolinea “la difesa degli interessi nazionali”. Però è cambiato il quadro. Se a fine estate di un anno fa amava ricordare che sovranità e populismo sono richiamanti nell’articolo 1 della Costituzione italiana, un giorno fa della Costituzione ha ripreso i principi scritti di “primato della Persona”, “lavoro come supremo valore sociale”, “l’uguaglianza nelle sue varie declinazioni, formale e sostanziale”, “il rispetto delle Istituzioni”. Per rubarla all’indie rock di Francesco Motta: “Cambiano i versi delle canzoni / I silenzi, i sorrisi, il nero dei vestiti /Sei cambiato anche tu”. O forse no?

AMERICA E EUROPA (MA CINA E RUSSIA ANCORA NEL CUORE)

Oggi Conte fonda la necessità di una collocazione dell’Italia “euro-atlantica e sulla integrazione europea”. Nel 2018 il rapporto con l’Europa lo dettagliava come tutela “degli interessi nazionali”, ricordava le scadenze nel cimento coi negoziati su “bilancio europeo, riforma del diritto di asilo, completamento unione bancaria”. Di Russia non aveva parlato un anno fa, non lo ha fatto ieri. Lo aveva fatto però in Senato all’apertura ufficiale della crisi: “Ho promosso il miglioramento delle relazioni con Paesi che offrono grandi opportunità di sviluppo al nostro sistema economico, in primis la Cina, l’India, il Vietnam, la Federazione Russa”. Ma già lì sottolineava la fedeltà “ai due pilastri del rapporto transatlantico e del rapporto con l’Unione europea, di cui restiamo Paese fondatore”. In luglio, controfirmato dal ministro Tria, Conte aveva scritto all’Europa per evitare la procedura di infrazione e, di fatto, blindando i conti.

GIUSEPPI-TRUMP. IMMIGRAZIONE NON PERVENUTA

L’endorsement di Trump arrivato via twitter al premier poche ore prima sembra più incentrato sulla linea dura adottata dal governo gialloverde sui temi dell’immigrazione. Già: immigrazione. Parola che l’incaricato – Conte primo e Conte bis – omette. Però nel 2018 c’era già un contratto di governo Lega-M5s che – dettava – “rispetta in pieno le aspettative del cambiamento dei cittadini”. E lì immigrazione e sicurezza c’erano. Oggi, all’incipit dell’esperienza giallorossa, le consultazioni avviate vengono descritte come preventive: “All’esito di questo confronto mi dedicherò a elaborare un programma”. Progetto politico. Di nuovo: altro che governo tecnico. Conte mira a chiudere la legislatura. Difatti auspica “un’ampia stagione RIFORMATRICE”. (Ancora una volta, il maiuscolo è enfasi del premier incaricato).

ECONOMIA PORTAMI VIA

Nessun accenno all’autonomia regionale, che aveva citato sul modello “differenziata” il 20 agosto in Senato. Niente “porti chiusi”. Nessuna Flat tax. Il premier ha comunque detto giovedì che le “tasse le devono pagare tutti, anche se meno”. Si dilunga su ambiente e istruzione, come su “infrastrutture sicure e reti efficienti”. Spinge sulla priorità di una manovra economica che contrasti “l’aumento dell’Iva, tuteli i risparmiatori”. (Qui l’approfondimento di StartMag.it).

IL PD VA ALL’INCASSO SUI DIRITTI CIVILI

Di punti di contatto e dissidenze M5s-Pd, programmi di governo e poltrone è stato già descritto e commentato in ogni luogo. La sintesi, quella reale e certificata, arriverà a breve. C’è un aspetto della discontinuità forse meno osservato. Quello sui diritti civili. Di “affrontare le nuove questioni sociali e per riconoscere nuovi diritti”, Conte diceva a Palazzo Madama il 20 agosto. Monica Cirinnà, madrina Pd delle unioni civili, ha già messo un’Opa. Ieri alla Stampa ha dettagliato l’intesa possibile coi cinquestelle sui temi etici. Il catalogo va dalla legge sull’omofobia al fine vita, legalizzazione droghe leggere, matrimonio omosessuale e riforma delle adozioni.

TRA NUOVO UMANESIMO E CITAZIONI SILVIESCHE

Conte nelle sue dichiarazioni al Quirinale ha regalato pochi spunti oltre uno stump speech di maniera; di chi sta ancora scrutando l’orizzonte. A cercare spunti ideali, di quelli che rimangono, ne emergono due. Il riferimento – ancora una volta – al “nuovo umanesimo”, formula coniata dal pioniere della complessità, il sociologo francese Edgard Morin. Conte era già stato consacrato grande interprete di quello spirito da Luigi Di Maio. Infine un afflato, quando il premier incaricato assicura “tanta passione, che mi sgorga naturale nel servire il Paese che amo”. È sicuramente un caso. Venticinque anni fa, Silvio Berlusconi annunciava via video esordendo con parole più che simili la sua discesa in campo. Parole che fanno anniversario nel 2019. Conte riuscirà a mettere in mare un naviglio politico e non tecnico – come gli sottolineava il filosofo Severino in aprile – in omaggio a quella passione verso il Paese che il premier ama?

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