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Tutte le divergenze nel centrodestra sul trattato Italia-Francia

Macron Draghi

Il trattato Italia-Francia, che potrebbe venire firmato in settimana, è stato accolto in modi diversi all’interno del centrodestra. Ecco cosa pensano Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia

 

Giovedì il presidente francese Emmanuel Macron sarà a Roma, e ci si aspetta che durante la sua visita venga firmato il cosiddetto “trattato del Quirinale”, ossia un accordo di cooperazione tra Italia e Francia simile a quello tra Francia e Germania, le due nazioni che storicamente hanno guidato l’Unione europea.

COSA SAPPIAMO DEL TRATTATO ITALIA-FRANCIA

Del contenuto del trattato italo-francese si sa molto poco, al di là di qualche indicazione generale. Sappiamo però che i negoziati iniziarono nel 2018 quando Paolo Gentiloni era presidente del consiglio; si sono interrotti durante il governo Conte, assieme al deterioramento dei rapporti Roma-Parigi; e sono ripresi recentemente con Mario Draghi.

L’INTERROGAZIONE DI BORGHI

Benché del trattato Italia-Francia, come detto, non si conoscano i dettagli, le critiche sono state numerose. Sul metodo, innanzitutto: nei giorni scorsi il deputato leghista Claudio Borghi ha presentato un’interrogazione alla Camera sul perché “il Parlamento italiano non sia stato informato neanche sommariamente” delle trattative sull’accordo.

LE PAROLE DI FONTANA

Al di là di Borghi però – come fa notare Stefano Graziosi su La Verità – la Lega è “attualmente aperturista” verso il trattato del Quirinale. Il vicesegretario e responsabile del dipartimento Esteri del partito, Lorenzo Fontana, ha dichiarato ad esempio che l'”interesse più immediato” dell’Italia è “rilanciare la discussione con la Francia”, con l’obiettivo di rafforzare la coalizione contro i paesi dell’Europa del nord, solitamente sostenitori di una linea di austerità in economia.

Secondo Fontana l’austerità “sarebbe un disastro” per l’Italia, che ha “bisogno di accompagnare la ripresa senza sbalzi e senza stop”. Il deputato leghista teme in particolare il liberale tedesco Christian Lindner, che potrebbe ricoprire la carica di ministro delle Finanze nel prossimo governo della Germania e spingere l’Unione europea a essere più severa sui livelli di debito degli stati membri.

IL PARERE DI MELONI

Molto diverso è il parere di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia. Che – come Borghi – insiste sulla questione della comunicazione con il parlamento. “Poi magari l’accordo verrà ratificato dopo”, ha detto alla Verità, “ma nelle nazioni normali queste cose di solito si discutono prima”.

In politica estera, l’orientamento di Meloni è atlantista: è contraria al memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative (anche nota come Nuova via della seta) che l’Italia ha firmato con la Cina nel 2019, e dice che l’autonomia strategica dell’Unione europea sulla difesa – cioè la ricerca di una via propria rispetto alle grandi potenze straniere: proprio la Francia di Macron è la maggiore sostenitrice di questa visione – non deve essere un’alternativa alla NATO, l’alleanza capeggiata dagli Stati Uniti.

In sostanza, rispetto all’aperturismo della Lega, la posizione di Fratelli d’Italia sul trattato del Quirinale è di sostanziale chiusura e scetticismo.

TAJANI: “BEN VENGA” IL TRATTATO ITALIA-FRANCIA

Forza Italia, invece, accoglie l’accordo. “Ben venga”, ha detto infatti il vicepresidente Antonio Tajani, che lo considera “un passo importante per le relazioni tra Italia e Francia, che è un paese amico”.

“E non ci trovo nulla di strano”, aggiunge, “sul fatto che il Parlamento non conosca ancora il testo: in base alla Costituzione le Camere ratificano i trattati internazionali, non li scrivono”.

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