Mondo

Dipende solo da Salvini la stabilità del governo Draghi?

di

Macaluso

Fatti e parole dopo il rinvio a giudizio di Matteo Salvini per il caso Open Arms. Il corsivo di Paola Sacchi

 

C’era da aspettarselo che per Matteo Salvini non sarebbe venuta alcuna solidarietà dall’ “ala sinistra” della maggioranza di cui fa parte e ovviamente men che meno dai Cinque Stelle che erano nello stesso governo con lui, condividendone le scelte politiche, all’epoca dei fatti di Open Arms. Fatti per cui solo l’ex ministro dell’Interno del governo Conte 1 è stato rinviato a giudizio. Eppure, decisioni come quella di Palermo, definite “un precedente gravissimo” per la stessa autonomia della politica di fronte al potere giudiziario anche da cosiddetti moderati come l’ex ministro centrista Maurizio Lupi, rischiano di non essere un bel viatico per nessuno. Neppure per quella ex maggioranza giallo-rossa che in Senato dette l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. Men che meno le decisioni di Palermo suonano ovviamente come un segnale distensivo per un governo unitario di emergenza nazionale come quello di Mario Draghi.

Secondo certa stampa mainstream, e probabilmente forti e inconfessabili desideri di settori della ex maggioranza giallo-rossa di sospingere la Lega verso un “Papeete 2”, tutto ora dipenderebbe da Salvini. Il quale comunque, come ha fatto anche ieri sera al Tg5, ha chiaramente detto che non intende affatto mollare il governo. E ha ribadito la linea sulla base della quale decise di entrarci: “Lo faccio per il bene del Paese, rispondendo all’appello del presidente Mattarella”. Anche se Salvini, dopo aver strappato insieme con Forza Italia un’importante inversione di rotta sulle riaperture in sicurezza, nella sua linea sembra alzare un po’ l’asticella quando risponde sul ministro Roberto Speranza che se dovesse continuare a “vedere rosso” se ne dovrebbe andare. Il leader leghista risponde così in realtà al pressing di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, con la mozione di sfiducia a Speranza.

Ma, comunque sia, lo scenario che si apre dopo il rinvio a giudizio di Palermo non sembra cosa che possa riguardare solo Salvini e gli equilibri interni al centrodestra. Sono passati alcuni anni e però – pur in situazioni completamente diverse, accomunate sempre da una certa offensiva giudiziaria nei confronti allora di Silvio Berlusconi oggi di Salvini, anche se occorre ricordare che il leader leghista è solo imputato – con tutte le forti differenze, qualcosa fa tornare in mente i giorni in cui il Cav veniva condannato e successivamente fatto decadere da senatore, con l’applicazione retroattiva di una norma. Quell’evento, a giudicare da come andarono poi le cose anche per la sinistra, ebbe però strascichi che alla lunga non portarono benissimo neppure agli stessi avversari del Cav. E il caso vuole che anche allora ci fosse un esecutivo di larghe intese. Guidato dallo stesso Letta, ora neosegretario del Pd, che da premier mantenne un forte, quasi glaciale distacco del suo esecutivo rispetto a quelle che definì vicende giudiziarie solo di Berlusconi. Coincidenze che colpiscono un po’ quando Letta ora dice di non escludere alleanze con lo stesso presidente di Forza Italia. Così come quasi sorprende quella scelta del segretario del Pd di postare sui social il suo incontro con il fondatore di Open Arms, indossandone anche la felpa, proprio alla vigilia del processo, o meglio udienza preliminare, di Palermo. Salvini ha attaccato una “sinistra che vuole battere gli avversari nei tribunali e non con la politica”.

Comunque si pensi, a giudicare dai fatti, c’è da chiedersi: dipende davvero solo da Salvini la stabilità del governo Draghi?

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