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Da Alibaba a Geely, la Cina manda funzionari di fiducia in 100 aziende tech

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Secondo quanto il governo cinese stesso ha fatto sapere, all’hub dell’hi-tech di Hangzhou, la Silicon Valley cinese, è previsto l’arrivo di un plotone di funzionari statali che verranno inseriti nei colossi che operano nella tecnologia. Ecco come e dove

Guerra dei dazi? La Cina serra le file. E non solo in modo figurato. Secondo quanto il governo stesso ha fatto sapere tramite i media, all’hub dell’hi-tech di Hangzhou, la Silicon Valley cinese, è previsto l’arrivo di un plotone di 100 funzionari della pubblica amministrazione che verranno inseriti nei colossi che operano nella tecnologia, da Alibaba, al colosso dell’automobile Geely Holdings fino a Wahaha.

COS’È GEELY

Al momento le sole industrie di destinazione rese note (da fonti di stampa locali, ovvero dal governo stesso) sono queste tre. Se il colosso fondato da Jack Ma non ha bisogno di presentazioni (leggi anche: Che cosa ha detto Jack Ma lasciando Alibaba), occorre ricordare la potenza economica almeno di Geely per aiutare a comprendere il peso di questa singolare iniziativa. Geely Holding Group possiede numerosi brand automobilistici, tra cui: Volvo Cars, Polestar, Proton, Lotus, London Electric Vehicle Company, Yuan Cheng Auto, Terrafugia ed è primo azionista di Daimler AG. Nel 2018 ha prodotto complessivamente 2,15 milioni di veicoli e dà lavoro a oltre 120mila dipendenti.

UNA MISTERIOSA CONCOMITANZA

I 100 funzionari arriveranno nei prossimi giorni al polo tecnologico di Hangzhou, a un’ora di treno da Shanghai, che come è noto ospita diverse delle più grandi compagnie cinesi tra cui l’headquarter di Alibaba con i suoi oltre 20mila dipendenti. Se da un lato la decisione di Pechino non sorprende, considerato il particolare regime comunista – consumistico che permea pubblico e privato, con relativa osmosi del governo in ogni settore, dall’altro non è certo un caso che venga attuata proprio ora, in piena diatriba commerciale con gli States.

LA TESI UFFICIALE: DARE CORPO A MADE IN CHINA 2025

Il governo cinese, da parte sua, fa sapere che la strategia era prevista da tempo e si incardina nel piano di sviluppo tecnologico-commerciale al 2025 (il progetto Made in China 2025 fermamente voluto dal presidente Xi Jinping), con l’intenzione di dare ulteriore sostegno all’industria tecnologica cinese, in particolare quella aerospaziale (la Cina, è noto, vuole riportare l’uomo sulla luna e ha intensificato da tempo le visite al nostro satellite).

SERRARE LE FILE PER PREPARARSI AL PEGGIO

In realtà, l’arrivo di truppe cammellate di boiardi di Stato e la strategia mediatica con la quale il governo cinese ha voluto dare risalto all’evento lasciano presagire che si tratti di una mossa eccezionale per prepararsi a rispondere velocemente a nuove offensive statunitensi. Riprendere insomma le redini che si erano allentate nell’ultimo periodo a favore di una inedita “autonomia” dei colossi nazionali (Alibaba, Geely, ma non solo, se si pensa agli innumerevoli gioielli nella cassaforte del colosso asiatico) per sferrare controffensive in modo unitario e repentino studiate a Pechino. Il messaggio insomma è di quelli di rilievo ed è diretto a Donald Trump, cui spetta ora la prossima mossa.

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