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Covid, come va in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna

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Il punto di Gianfranco Polillo su Covid non solo in Italia.

Più che ad un virus, il Covid-19 somiglia sempre più ad un mostro dei video game. Quelli che uccidi, ma subito dopo rinascono più forti ed aggressivi di prima. È stato il segretario alla salute britannico, Matt Hancock, ad annunciare che era stato scoperto un nuovo gene: una variante di Sars-Cov-2 che potrebbe essere responsabile di una diffusione più rapida del contagio, in molte zone del Paese. Il nuovo mostro si sarebbe già manifestato in 60 località del sud est dell’Inghilterra, subito trasformate in zona rossa. Per poi raggiungere il cuore della stessa Londra. Di nuovo in lockdown. Queste le parole del ministro: “Negli ultimi giorni, grazie alla capacità genomica di livello mondiale nel Regno Unito, abbiamo identificato una nuova variante di Sars-CoV-2 che potrebbe essere associata alla più rapida diffusione del virus nel nostro Paese”. Preoccupazione legittima. Nei giorni precedenti la Gran Bretagna aveva avuto un numero di contagi leggermente superiori a quelli dell’Italia. Ma gli ultimi dati indicano che la relativa differenza è ulteriormente aumentata.

Nel tentativo di tranquillizzare l’opinione pubblica, il ministro aveva quindi aggiunto: “Devo sottolineare a questo punto che attualmente non c’è nulla che suggerisca che questa variante abbia maggiori probabilità di causare malattie gravi e l’ultimo consiglio clinico è che è altamente improbabile che questa mutazione non possa rispondere a un vaccino. Allo stesso dimostra come noi dobbiamo continuare a essere vigili e a seguire le regole. Tutti devono assumersi la responsabilità personale di non diffondere questo virus”. Raccomandazione evidente. L’OMS ha subito cercato di gettare acqua sul fuoco: Al momento “non ci sono prove” ha detto la dottoressa Maria Van Kerkhove, nel consueto briefing OMS sul Covid-19, che il virus inglese “si comporti in modo diverso”. La nuova variante, ha spiegato, “viene già monitorata dal Virus Evolution Working Group nel contesto delle varie mutazioni del virus scoperte nei visoni in diverse parti del mondo”.

Sarà certamente così. Tuttavia una serie di indizi devono far riflettere. Angela Merkel, dopo un discorso appassionato, è riuscita ad imporre il lockdown al proprio Paese: da mercoledì 16 dicembre fino almeno al prossimo 10 gennaio. Negozi chiusi, così come le scuole. Divieto di bere alcolici in pubblico e di vendere i fuochi artificiali, per evitare i festeggiamenti di Capodanno. Incontri ristretti ad un massimo di 5 persone appartenenti a due nuclei famigliari (esclusi i minori di 14 anni). Unica deroga la notte di Natale, quando le maglie si allargheranno, ma di poco. Ogni famiglia potrà invitare fino ad un massimo di 4 parenti.

Stretta anche in Olanda, dopo uno dei rari interventi televisivi del primo ministro Mark Rutte. Che non è certo Giuseppe Conte. Da mercoledì 16 dicembre al 19 gennaio verranno chiuse le scuole e le attività non essenziali. Resteranno, invece, aperte le banche ed alcuni servizi sanitari. Il 12 gennaio nuovo appuntamento per vedere se, sarà possibile, aprire dopo una settimana o prolungare le disposizioni restrittive.

In Francia continua il coprifuoco: bar e ristoranti ancora chiusi. Insieme a teatri, cinema e musei. Divieto di uscire di casa dalle ore 20 alle 6 del mattino. Unica parziale liberalizzazione la notte di Natale, ma subito dopo si torna al regime duro, con la promessa di impiegare oltre 100 mila agenti per vietare i veglioni di fine anno. Ma più o meno le stesse limitazioni saranno in vigore in Spagna, Belgio e Svizzera. Mentre negli Usa, alcune grandi città, a partire da New York, subiscono limitazioni impensabili – come quelle di non consentire il consumo di cibo nelle sale interne dei ristoranti – per la cultura di quel Paese.

In tutti questi casi l’allarme nasce dalla recrudescenza. Nei Paesi che hanno deciso o stanno decidendo, come in Italia, il giro di vite, in poco più di un mese, il numero dei contagi è aumentato in media dell’8,5 per cento e dei decessi del 9,1. La Germania appare essere la più colpita. Non solo il trend discendete dei mesi precedenti sembra essersi invertito, ma i rispettivi tassi di incremento (contagi e decessi) sono stati pari al 13,6 ed addirittura al 19,2 per cento. Dati che hanno giustificato ampiamente le preoccupazioni di Angela Merkel nel suo intervento al Bundenstag. Subito dopo la Svizzera, dove il numero dei contagi è aumentato del 11,6 e quello dei decessi del 15. Gli Stati Uniti, a loro volta, presentano un tasso di incremento dei contagi quasi simile (11,9 per cento), ma un numero dei decessi molto inferiore: 6,4 per cento.

Gran Bretagna, Spagna e Francia vanno leggermente meglio. Nei tre Paesi il tasso di incremento è meno della metà delle medie complessive. Presentano tuttavia situazioni a macchia di leopardo, con una concentrazione asimmetrica, che si dimostra particolarmente pericolosa. In alcuni casi, come per la Gran Bretagna, poi il tasso di letalità è addirittura leggermente diminuito seppur di un modesto 0,2 per cento. Sembrerebbe, quindi, che al momento il virus benché si diffonda più velocemente, sia meno letale. Ma tutto ciò richiede ulteriori analisi e verifiche.

Tra quelli citati, il caso della Germania, come si è già detto, risulta quello più preoccupante. Ma se Berlino piange, Roma non ride. In Italia i contagi sono aumentati del 7,3, i decessi dell’8,2. Valori che sono leggermente inferiori alle medie aritmetiche. Ma è un sollievo di poco conto. Il numero dei morti, in percentuale, cresce di più del numero dei contagi, rispetto allo stesso andamento degli altri Paesi. Segno che la letalità del virus potrebbe essere maggiore. Com’è noto, per la Johns Hopkins University, il suo valore medio rimane fissato al 3,5 per cento: al terzo posto dopo Messico ed Iran. Ma quest’indice riflette l’intero decorso della pandemia.

Per decrittarne la dinamica lo abbiamo ricalcolato mese per mese, utilizzando i dati della Protezione civile. Nei primi quattro mesi (dalla fine di febbraio a maggio) l’indice schizza dal 3,1 al 20,3 per cento. La fila di autocarri dell’esercito che portano le bare alla cremazione. Da quel mese inizia una discesa, dapprima lenta, poi sempre più consistente, raggiungendo il punto di minima in ottobre, con un indice pari allo 0,7 per cento. Ma già il mese successivo la curva di inverte, per raggiungere in questi ultimi giorni un valore pari al 3,7 per cento. È bene non scherzare.

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