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Costi e benefici della stabilizzazione economica della Libia (sotto la regia italiana). Report Csc Confindustria

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Libia

Avviare un piano straordinario di investimenti da 150 miliardi di euro per rimettere in moto la Libia L’analisi di Tullio Buccellato e Matteo Pignatti. Estratto di un paper del centro studi di Confindustria

 

Per far ripartire in modo duraturo e sostenibile la Libia e il suo tessuto produttivo occorre dunque un piano di investimenti straordinari di almeno 150 miliardi in dieci anni, che nell’immediato restituisca slancio al settore di punta dell’economia, ovvero quello petrolifero, e avvii nuovamente i programmi di diversificazione dell’economia così come previsti nel periodo subito antecedente alla deflagrazione del conflitto nella visione “Libia 2020”.

Per il finanziamento del piano straordinario di investimenti vanno mobilitate le istituzioni internazionali, specie europee e statunitensi, in modo coordinato e il più possibile sinergico; si tratterebbe di erogare prestiti a tassi molto agevolati che la Libia sarebbe in grado di restituire piuttosto facilmente non appena le infrastrutture per l’estrazione del petrolio tornassero a lavorare sui livelli raggiunti nel 2010. Inoltre, la ripartenza dell’economia libica potrebbe favorire anche la promozione di partnership pubblico-private nei progetti di ricostruzione nazionale. L’Italia attraverso le sue istituzioni e le sue imprese di punta sia nel settore delle infrastrutture sia degli impianti di trivellazione ed estrazione potrebbe giocare un ruolo chiave nel programma di rilancio dell’economia libica. Priorità dovrebbe essere assegnata alle infrastrutture portuali, anche potenziandole con impianti industriali per la trasformazione o la prima lavorazione di beni primari nel settore agrifood e in quello energetico.

Se il contributo dell’Italia alla ricostruzione della Libia fosse almeno proporzionale alle relazioni commerciali tra i due paesi (le relazioni storiche sono ben più profonde), le nostre imprese potrebbero assumere un ruolo di leadership nella ricostruzione, con commesse intorno ai 30 miliardi di euro in dieci anni. La ricostruzione delle infrastrutture fisiche va accompagnata con la predisposizione di adeguati strumenti di policy, per esempio attraverso l’introduzione di zone di libero scambio, che potrebbero facilitare l’attrazione di capitali e imprese sul territorio.

La stabilizzazione della Libia potrebbe portare un miliardo di euro di esportazioni all’anno in più alle imprese italiane

Se la Libia riagganciasse il sentiero di sviluppo di paesi simili come l’Algeria e al contempo l’Italia riuscisse a rendere la sua distribuzione di export più indipendente dagli idrocarburi, molti comparti del made in Italy vedrebbero incrementare notevolmente i loro flussi di esportazioni verso la Libia. In gioco c’è circa un miliardo di export potenziale, di cui oltre un terzo (346 milioni di euro) sarebbe assorbito dai macchinari, seguito da alimentare, chimica e metalli. Le statistiche dei settori del fashion risentono della forte concorrenza della Cina. Non si può escludere che un arricchimento porti a un bilanciamento della struttura settoriale anche in favore di questi comparti.

Va notato che, al contrario di molti altri contesti, la realizzazione del potenziale in Libia dipende solo minimamente da una logica di competizione con altri paesi concorrenti, ma si fonda piuttosto sulla cooperazione internazionale: nell’immediato per restituire al paese unità in modo stabile e, nel lungo periodo, per aiutare la Libia in un processo di diversificazione dell’economia così come intrapreso da altri paesi con una marcata dipendenza dalle esportazioni di idrocarburi, per esempio l’Arabia Saudita.

L’ambizione potrebbe diventare quella di trasformare la Libia in un modello di sviluppo per i paesi dell’area. Per esempio, l’Italia potrebbe giocare un ruolo importante avviando partenariati in Libia per il co -sviluppo, miranti alla valorizzazione del capitale umano, sociale e finanziario da realizzare tra PMI italiane e dei paesi confinanti, ovvero Tunisia ed Egitto. Elevatissimi e inestimabili i benefici di lungo periodo dalla stabilizzazione della Libia, nell’immediato 4 miliardi di euro di opportunità all’anno legate alla ricostruzione Come sottolineato all’inizio di questa nota, la Libia è un Paese che dal punto di vista geoeconomico conta moltissimo per l’Italia e per l’Europa, prevalentemente per ragioni legate al ruolo di hub per i flussi migratori e di approvvigionamento di petrolio.

L’avvio di un programma di stabilizzazione porterebbe anche benefici immediati, seppure più contenuti, alle imprese italiane. Si tratta di opportunità di business il cui valore è stimato in 4 miliardi l’anno per il prossimo decennio (nella prima fase sostenuti maggiormente dai fondi per la ricostruzione e poi dalle accresciute esportazioni italiane verso la Libia).

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