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Cosa ha fatto il Regno Unito in Siria

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Regno unito Siria

Tra il 2019 e il 2020 i sistemi informatici del ministero degli Esteri del Regno Unito sono stati l’obiettivo di un attacco hacker mirato a scoprire informazioni sulla campagna di propaganda segreta del Regno Unito in Siria. L’analisi di Giuseppe Gagliano

 

Tra il 2019 e il 2020 i sistemi informatici del ministero degli Esteri del Regno Unito sono stati l’obiettivo di un attacco hacker mirato a scoprire informazioni sulla campagna di propaganda segreta del Regno Unito in Siria.

Secondo il sito web di Islamtimes, “gli hacker sembrano aver deliberatamente preso di mira file che stabiliscono le relazioni finanziarie e operative tra il Foreign, Commonwealth and Development Office (FCDO) e una rete di imprenditori del settore privato che gestivano segretamente piattaforme multimediali in Siria durante i nove anni di guerra civile.”

Il sito Middle East Eye ipotizza che tra 200 e 300 documenti altamente sensibili siano stati recuperati dagli hacker. L’indagine del Middle East Eye ha scoperto metodi di propaganda britannici progettati per difendere gli interessi strategici del Regno Unito a sostegno della “opposizione armata moderata”.

Il programma riguardava come ottenere un “cambiamento di atteggiamento e comportamento” in determinati ambiti dell’opinione pubblica siriana.

L’approccio è tipico delle operazioni di influenza britannica. Promuovere valori laici, rafforzare la resilienza della popolazione civile e rafforzare le basi dell’opposizione armata moderata.

Il modus operandi — cioè l’uso della guerra psicologica — è quello forgiato durante la seconda guerra mondiale per indebolire il regime nazista e poi durante la guerra fredda al fianco degli americani per contrastare l’influenza sovietica: stazioni radio, riviste, giornali, libri per bambini e fumetti in arabo e inglese, poster e adesivi, a sostegno agli uffici dei media dei gruppi di opposizione (ad esempio, 660.000 articoli sarebbero stati stampati e distribuiti in tutta la Siria in sei mesi). A tale proposito è certamente significativo il fatto che il modus operandi posto in essere dagli inglesi in Siria sia assimilabile a quello analizzato da Fasanella e Cereghino nel saggio Il Golpe inglese (Chiarelettere, 2012).

Accanto alle azioni “politicamente corrette”, ci sono azioni più discrete per influenzare il contenuto dei rapporti di molte strutture mediatiche, e cioè rete di contatti con 1.600 giornalisti internazionali e giornalisti siriani che hanno contribuito a fare attività di controinformazione. Il coordinamento di questa attività di guerra psicologica nato nel 2016 e ispirato dalle tecniche della guerra fredda, prende il nome di Ricu.

Il suo compito principale è quello di lanciare una campagna di propaganda denominata “Aiuto alla Siria” anche se presentata come un’azione spontanea della società civile, ha portato alla distribuzione di volantini a più di 700.000 famiglie.

Secondo il report giornalistico, parte del lavoro di Ricu è stato appaltato a una società di comunicazioni con sede a Londra, Breakthrough Media Network, che ha prodotto dozzine di siti Web, volantini, video, film, pagine Facebook, feed Twitter e contenuti radio online, con titoli come The Truth About Isis e Help for Syria.

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