Viktor di nome, ma non più di fatto. Elezione storica in Ungheria.
1. Orban perde il potere dopo sedici anni consecutivi (2010-26), più quattro in precedenza (1998-2002) al governo.
2. L’affluenza (79%) segna il massimo dall’istituzione della democrazia, tra i dieci e i venti punti più alta delle consultazioni precedenti.
3. La vittoria di Peter Magyar coinvolge tutto il territorio nazionale – anche se è molto più forte nella capitale e nelle zone urbane, mentre il risultato è più equilibrato lontano dalle città.
4. Esattamente per questo Tisza (il partito di Magyar) ottiene un’enorme maggioranza parlamentare – perché vince in quasi tutti i collegi elettorali. Una maggioranza che supera i 2/3 necessari per le modifiche costituzionali. Dovrebbero essere 137 seggi su 199. 55 per Fidesz.
In percentuale invece le proporzioni sono queste:
Tisza (Magyar): 53,7%
Fidesz (Orban): 37,7%
Che per il primo ministro uscente è una sconfitta schiacciante: non scendeva sotto il 40% da vent’anni.
Da segnalare anche il 6% (7 seggi, grazie alla ripartizione proporzionale) del Movimento Patria Nostra.
Il nuovo parlamento ungherese sarà composto dunque dai rappresentanti di tre partiti: una forza di destra maggioritaria, con all’opposizione una di destra radicale, e una di ultra-destra.
(naturalmente si forzano qui queste categorie, così come il voto degli ungheresi non va certo interpretato in questo modo, ma stando alle affiliazioni ufficiali è così).
5. Tisza è infatti parte del Partito Popolare Europeo. Non sono mancate appunto le congratulazioni del Cancelliere tedesco Friederich Merz (dello stesso partito), che insieme alla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e al premier polacco Donald Tusk diventano i primi alleati di Peter Magyar nel continente.
6. Il voto ungherese ha avuto una dimensione internazionale fortissima – grazie alla capacità dimostrata da Orban in questi anni di contestare e influenzare la politica europea (“riconciliarsi con l’Europa” è tra le parole d’ordine di Magyar), e ispirare la costellazione della destra radicale globale, compresa la sezione di casa nostra.
7. E infatti, striminzito il commento di Giorgia Meloni: “auguro a Magyar buon lavoro”. Lei che in effetti per Orban ha fatto campagna elettorale, offrendo dunque all’Italia (di cui dice di difendere gli interessi) una sonora sconfitta sul piano europeo – ma perché, l’Europa è importante per noi? Ma che ce ne importa, siamo già amici di Trump, basta e avanza!
(L’aveva già fatto con la Spagna, contro Sanchez, e pure lì aveva rimediato un bel rovescio. A Bruxelles c’è la fila ormai di gente a cui la premier ha fatto campagna elettorale contro. Ma sì, “molti nemici, molto onore” – giusto?)
8. Magyar ha tenuto però lontani i suoi amici europei dall’Ungheria: scelta giusta. Orban invece, apprezzatissimo da Vladimir Putin, ha esibito il sostegno diretto anche di Benjamin Netanyahu, Javier Milei, Matteo Salvini – e allora te la cerchi, Vic – Marine Le Pen… Ma soprattutto quello di Donald Trump.
9. Il vicepresidente USA pochi giorni fa era a Budapest, comizi, abbracci, pacche sulle spalle, complimenti… e urne vuote. JD Vance oggettivamente ha passato più tempo in Ungheria che in Pakistan, il che fa davvero dubitare sulla lucidità della Casa Bianca.
10. Non solo l’affluenza è stata molto alta, ma il voto ha avuto anche una dimensione generazionale. I giovani sotto i 30 anni hanno scelto massicciamente lo sfidante, mentre l’uscente è stato scelto ancora dalle fasce di età più anziane.
Curiosamente, Magyar (46 anni) ha raccontato che da giovane aveva in cameretta la foto del suo ex mito Orban (64). Ma immagino che ormai l’abbia staccata.







