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Conte, Trump, Barr, Vecchione, Servizi, Mincione e non solo. Che succede a Palazzo Chigi?

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Che cosa succede a Palazzo Chigi tra Conte e Vecchione? E che cosa si bisbiglia – secondo i giornali – all’interno dei Servizi sulla vicenda Barr-Mifsud-Russiagate? Fatti, commenti e ricostruzioni

 

Il rapporto fra Conte e l’amministrazione americana avviene con tempi tali da sollevare almeno il dubbio che ci sia una forte relazione fra la crisi del governo M5s-Lega, la conferma del premier e il consenso americano per Giuseppi. Si intravvede uno scambio, e forse questo scambio c’è o forse no, ma Conte ci deve sicuramente una spiegazione.

E’ quanto scrive, in un articolo dai toni ruvidi, il direttore di Huffington Post Italia, Lucia Annunziata. Titolo: “L’avvocato delle spie”. Sommario: “Come mai il Presidente Conte non ha informato i suoi alleati dei contatti segreti con gli americani in Italia? Avrebbe potuto? Avrebbe dovuto? Il silenzio del premier è forse l’elemento più inquietante di questa vicenda”.

In verità oggi non solo il giornale on line diretto da Annunziata si occupa della vicenda Barr-Vecchione e della disponibilità data dal premier Conte all’amministrazione Trump – tra la fine del governo giallo-verde e la nascita di quello giallo-rosso – per far incontrare (metodo poco usuale, secondo analisti del settore) i vertici dei Servizi segreti, a partire dal capo del Dis, Gennaro Vecchione, voluto da Conte alla guida dell’Intelligence, con esponenti del governo americano alla ricerca di elementi pro Trump sul lato italiano del Russiagate.

“Favore a Trump, gli 007 si smarcano: decise Chigi”, titola oggi il Fatto Quotidiano. Si smarcano da Conte e pure da Vecchione? Alle agenzie stampa – sottolinea il Fatto – gli 007 hanno precisato che i vertici di Aise e Aisi “hanno partecipato alla riunione con il ministro Barr e la delegazione americana dopo una convocazione per iscritto di Vecchione”.

Chi difende Vecchione e critica Conte è Formiche di Paolo Messa (che ha celebrato giorni fa la festa per i 150 numeri della rivista; ospite d’onore Vecchione): “Se di qualcosa sono colpevoli i vertici dei Servizi è di aver fatto il loro mestiere”, sentenzia Formiche.

Che possibilità aveva l’inquilino di Palazzo Chigi Giuseppe Conte, che di lì a breve sarebbe stato riconfermato presidente del Consiglio, per rispondere alle richieste Usa?

“Ferma restando, secondo la legge, la sua facoltà di non rendere pubblico l’incontro né la sua natura (tanto più perché conservava e tutt’ora detiene la delega ai servizi segreti), l’inquilino di Palazzo Chigi aveva di fronte a sé 4 opzioni, alcune opportune, altre meno”, scrive Formiche.

Fra le 4 opzioni (affidare la vicenda all’autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica che però non c’è visto che Conte non ha delegato alcuno; contemplare un incontro privato fra Conte e Barr, allargato, a discrezione del presidente del Consiglio, anche al nostro ministro della Giustizia; incontrare Barr alla presenza dei vertici dell’intelligence italiana; autorizzare un incontro senza esponenti di governo tra i vertici dei nostri Servizi e il numero uno del Dis, Vecchione, con Barr e la sua delegazione), Conte ha scelto quella “meno auspicabile”, ossia la quarta, secondo Formiche.

Ma non è solo lo Spygate a turbare i sonni del presidente del Consiglio.

C’è la Lega che sta affilando le armi con un’interrogazione parlamentare su presunti conflitti di interessi professionali di Conte.

E c’è un filone del caso vaticano di queste ore che lambisce il premier tramite il finanziere Raffaele Mincione (qui l’approfondimento di Start sulla vicenda Carige), che si avvalse dell’avvocato Conte per un parere sulla golden power per la vicenda Retelit.

La guerra fra Conte e Salvini si nutrirà anche di spie?

“Penso che in gioco ci sia molto di più”, ha osservato via Facebook l’analista Germano Dottori, docente alla Luiss e consigliere scientifico di Limes, segnalando questo tweet che rimanda a questa intervista:

https://twitter.com/GeorgePapa19/status/1179974093501693958

 

TUTTI I SERVIZIETTI DEI SERVIZI E DI CONTE SUL RUSSIAGATE FRA TRUMP E CLINTON

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