Economia

Tutte le manovre su Banca Carige fra Alpa, Conte, Mincione, Gualtieri e Malacalza

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Dopo il via libera alla ricapitalizzazione di Carige si parla dei rapporti fra Conte, Mincione e Alpa. Fatti, nomi e ricostruzioni


Approvato il piano di ricapitalizzazione e l’aumento di capitale, con l’importante ruolo di Cassa centrale banca (Ccb), per Carige comincia una nuova vita, in cui però si sentono ancora echi dei rapporti tra gli azionisti e il mondo della politica. In particolare fra Raffaele Mincione e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, da mesi oggetto di attenzione da parte dell’opposizione: di Mincione Conte è stato consulente legale all’epoca in cui lavorava nello studio del giurista Guido Alpa, suo maestro ed ex membro del board dell’istituto di credito genovese.

LE ULTIME NOVITA’ IN CARIGE

Dopo l’assemblea dello scorso 20 settembre nella banca ligure si è venuta a creare una situazione in cui la holding del credito cooperativo Ccb verserà 63 milioni a fronte del 9,8% del capitale mentre il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) ha messo sul tavolo 383 milioni e lo Schema volontario convertirà il bond di 313 milioni. Insieme, Fitd e Schema salirebbero al 75%. In futuro però, grazie a uno sconto del 50%, Ccb rileverebbe le quote in possesso del Fondo. Prima di Natale dovrebbe svolgersi l’assemblea per nominare i nuovi organi mentre il rilancio dell’istituto avverrebbe entro gennaio.

IL RUOLO DI MINCIONE NEL COINVOLGIMENTO DI CCB

Nella strada che ha portato all’assemblea di venerdì scorso un ruolo centrale lo ha svolto Mincione, socio di Carige, azionista-finanziere che negli scorsi mesi ha sfidato per il controllo l’azionista industriale Vittorio Malacalza il quale, con la holding di famiglia Malacalza Investimenti in mano ai figli, prima del 20 settembre era il socio più forte con il 27,55% delle quote. In un’intervista al Secolo XIX, uscita nei giorni scorsi, Mincione ha rivelato di essere stato lui, insieme ai suoi collaboratori della Wrm, a presentare Ccb a Carige come partner per la fusione. “Non avevo mandato né agivo per tornaconto – ha detto -. Cercavo semplicemente, da azionista, una soluzione per la banca. Siamo contenti che il progetto si sia poi sviluppato”. Riguardo alla sua quota – intorno al 5% – ha affermato: “Considero il mio investimento perso ma sostengo il piano dei commissari per senso di responsabilità verso una banca e una città che non possono sopportare un’altra ferita”.

L’operazione, ha spiegato Mincione, è stata presentata al presidente di Ccb Giorgio Fracalossi e all’amministratore delegato Mario Sartori: “Tra le due realtà c’erano forti compatibilità e poche sovrapposizioni, sulla rete soprattutto – ha chiarito -. E questo comporta la possibilità di mantenere maggiore occupazione”.

MINCIONE E I SUOI RAPPORTI CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Secondo il quotidiano online Open l’intreccio tra Conte, Alpa e la banca genovese risalirebbe al 1997. In un’intervista a Fanpage.it, a gennaio scorso, il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, aveva detto che “il conflitto d’interesse riguarda il giro stretto degli amici del presidente del Consiglio, Conte. C’è il suo maestro, Guido Alpa, che è stato a lungo nel consiglio di amministrazione di Carige e poi nella Fondazione. C’è ancora Raffaele Mincione, socio della banca, di cui l’avvocato del popolo è stato consulente”.

I DUBBI DEL PD

In quei giorni, quando Carige veniva commissariata grazie al decreto del governo dopo che i Malacalza a dicembre avevano bocciato l’aumento di capitale, il Partito democratico aveva annunciato un’interrogazione relativa proprio ai rapporti fra il presidente del Consiglio e Mincione. Fonti dell’esecutivo avevano precisato all’Ansa che non esisteva “nessun conflitto d’interessi, diretto o indiretto, con le decisioni che il premier Conte ha assunto e che è chiamato ad assumere quale responsabile dell’Autorità di governo con riguardo alla Banca Carige s.p.a.”. Inoltre, veniva negato che Conte sarebbe stato consulente di Mincione. Lo stesso numero uno di Palazzo Chigi, nel corso di un’intervista a “Porta a Porta”, aveva detto la sua: “Che Alpa sia stato anche componente del consiglio di amministrazione di Carige non vedo quale conflitto di interessi possa realizzare col sottoscritto, mi sembra veramente un’assurdità”.

LA RISPOSTA DI MINCIONE

Sull’argomento era intervenuto anche l’altro protagonista, Mincione, che in un’intervista alla Stampa aveva dichiarato: “Non ho mai avuto l’onore di conoscere Conte. Chi accusa il premer di conflitto d’interesse dovrebbe spiegare quale beneficio mi dà il decreto legge, visto che la mia quota vale zero e se nazionalizzano la banca varrà men di zero”.

LA MORAL SUASION DI GUALTIERI CON I FIGLI DI MALACALZA

Nella storia di Carige la politica pare sia entrata, sempre per vie laterali, anche più di recente. Secondo una ricostruzione del Messaggero, ci sarebbe lo zampino del neo ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, sull’assenza dei figli di Vittorio Malacalza, Mattia e Davide, all’ultima assemblea. Assenza che ha consentito l’approvazione del piano di salvataggio visto che erano – tramite la Malacalza Investimenti – il primo socio. Il padre ha invece votato contro in proprio con il suo 0,16% tramite un delegato.

Per il quotidiano romano il giorno prima ci sarebbe stato un colloquio telefonico tra Gualtieri ed esponenti dei Malacalza che “pur molto complesso si è rivelato persuasivo”. Un intervento di cui i due fratelli danno un “giudizio positivo” – secondo chi ha parlato con loro e che a questo punto sembra aver comportato anche una “spaccatura in famiglia”.

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