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Cosa si è detto al Consiglio federale della Lega di Salvini

Meloni Centrodestra

Mosse, umori e annunci di Lega e Forza Italia. La nota di Paola Sacchi

 

Finisce il Consiglio federale di ieri con la Lega che fa quadrato attorno al leader. Lo stesso Matteo Salvini, dopo i fatidici giorni del Colle, che lo hanno portato a una sovraesposizione mediatica, al centro di una sorta di “processo” esterno, mediatico e da parte degli alleati, invita, come riferisce l’Agi, dirigenti, ministri, governatori a “metterci la faccia”, uscire dall’ombra. Perché le strategie, dicono dalla Lega, “qui sono state spesso più condivise di quanto sia apparso all’esterno”. Quanto alle scelte per il Quirinale, il massimo organo dirigente di Via Bellerio riconosce al leader “il coraggio” avuto con la decisione per il Mattarella bis. Salvini dice ai suoi di averla presa da solo perché c’erano ormai pochi minuti per farlo.

Ora per il partito la parola d’ordine è “preservare” il suo leader e rendere “l’immagine di una Lega che gioca con tutta la sua orchestra”. A Salvini viene dato atto di aver stoppato l’operazione di Forza Italia e una parte degli alleati minori con Pier Ferdinando Casini per sventare il rischio di successive operazioni centriste e proporzionaliste e dall’altro lato di aver evitato operazioni “tendenti a impallinarlo da parte di Fratelli d’Italia”. Dunque, la Lega approva: il Mattarella bis era l’unica scelta da fare.

Delle dimissioni vociferate da gossip di Transatlantico sabato sera di Giancarlo Giorgetti neppure si parla per un attimo. La decisione di proseguire sulla via del governo Draghi è confermata. Anche se, come avverte il ministro dello Sviluppo economico, ora sarà tutto più difficile perché si entra in una fase preelettorale. Dunque, meglio concentrarsi sulle scelte più al centro dell’agenda di partito. E il massimo organo dirigente leghista approva all’unanimità le proposte di Salvini, a partire da quelle per il governo. No a nuove tasse sulla casa e alla riforma del catasto; no a nuove restrizioni e – in tema di Dad a scuola – nessuna differenziazione tra bimbi vaccinati e non vaccinati; sì a un decreto urgente per aiutare famiglie e imprese col pagamento delle bollette di luce e gas; sì a un impegno più concreto per la difesa dei confini e la lotta all’immigrazione clandestina.

Quanto ai futuri assetti del centrodestra uscito spaccato dall’elezione quirinalizia, dopo il duro no di Giorgia Meloni al Mattarella bis – un no in seguito al quale lei intende rifondare il centrodestra “alleandomi con gli italiani che devono trovare rappresentanza”- Salvini dice di essere “ottimista”. “Lo ricostruiremo, io non voglio escludere nessuno”. E però della proposta del modello “Repubblicani” Usa e del colloquio avuto lunedì scorso a Arcore con Silvio Berlusconi, dal quale emerge comunque uno spiraglio, si fa solo un cenno. Ci si limita a concludere che “dal Consiglio federale viene data piena fiducia e mandato al segretario di lavorare per creare, allargare e potenziare un’alleanza alternativa alla sinistra”. Prevale l’attesa, mentre si fa quadrato attorno al partito e al leader. Forza Italia con il suo numero due Antonio Tajani e la vicepresidente del gruppo al Senato, capo dello staff di Arcore, Licia Ronzulli, ricordano che quello era lo stesso progetto di Berlusconi, come avrebbe detto lo stesso Cav a Salvini. Ma ora “no alle fusioni a freddo”.

Maurizio Gasparri ricorda invece le scelte “non adeguate di FdI come quella per Roma che per senso di responsabilità abbiamo dovuto condividere”. E il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta: “Salvini è il benvenuto se accetterà di aderire al Ppe”. L’obiettivo della Federazione di centrodestra sul modello dei Repubblicani Usa riproposto dal leader della Lega si scontra con una Forza Italia e il Cav determinati a rifare “centro” nella quasi ex coalizione. Non nel senso proporzionalista, finora, ma a ricostituire quel centro politico fatto da Berlusconi. Con la novità però del sorpasso alle elezioni del 2018 e alle Europee e Regionali della Lega su quello che era sempre stato il baricentro del centrodestra. Quel sorpasso che determinò nodi irrisolti nella leadership, aprendo alla competizione interna, nodi venuti ora al pettine con la Corsa al Colle appena conclusa.

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