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Dazi

Auto elettriche, i dazi di Biden colpiranno più la Cina o l’Unione europea?

I dazi del 102,5% sulle auto elettriche cinesi annunciati da Biden non cambieranno granché le cose negli Stati Uniti, che già non importano veicoli a batteria dalla Cina. Ma potrebbero devastare l'industria europea: ecco perché.

Gli Stati Uniti hanno imposto dazi su una serie di prodotti provenienti dalla Cina e legati a diversi settori strategici, in particolare a quelli per la transizione energetica. Le tariffe più vistose sono state quelle sui veicoli elettrici, addirittura quadruplicate, passando da un’aliquota del 27,5 per cento al 102,5 per cento. Proprio i dazi più discussi, però, sembrano essere gli stessi che avranno le minori conseguenze pratiche, quantomeno per gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, infatti, praticamente non importano automobili elettriche cinesi, rifornendosi soprattutto dall’Unione europea, dalla Corea del sud, dal Messico e dal Giappone. I dazi al 102,5 per cento, insomma, non avranno chissà quali effetti.

I DAZI SERVONO A CONTENERE LA CINA NELLA MOBILITÀ ELETTRICA

Come ha evidenziato su X il giornalista Ed Conway, esperto di economia e autore di La materia del mondo e come anche Startmag ripete spesso -, il motivo che ha spinto Joe Biden ad applicare tutti quei dazi è che la Cina è il paese dominante lungo l’intera filiera della mobilità elettrica, non soltanto nel segmento dei veicoli finiti. Pechino, infatti, è nettamente la prima assemblatrice al mondo di celle di batterie, la prima produttrice di anodi e catodi e la prima raffinatrice dei materiali presenti nei due elettrodi.

LA SOVRAPPRODUZIONE CINESE

Conway scrive, riferendosi al dominio cinese nella filiera dell’auto elettrica, che “qualcosa di simile vale per i pannelli solari. E per la produzione di acciaio. E per quella dell’alluminio e di un’infinità di altre industrie. Perché? In parte perché la Cina offre ai suoi produttori molti più sussidi di chiunque altro”. Questa abbondanza di sussidi statali stimola la nascita di tante aziende che finiscono per produrre in quantità molto eccedenti rispetto alla domanda nazionale; di conseguenza, il surplus viene esportato all’estero a prezzi bassissimi, sconvolgendo i mercati internazionali e ostacolando la concorrenza.

BIDEN COME TRUMP?

“Ma ecco la cosa interessante”, prosegue il giornalista: “L’America ha ora i suoi sussidi progettati per competere con quelli della Cina. L’Inflation Reduction Act è stato visto come l’alternativa di Biden all’economia trumpiana. Invece di bloccare il commercio attraverso i dazi, Biden avrebbe sostenuto i produttori statunitensi attraverso i sussidi”. Biden, tuttavia, ha mantenuto i dazi e in alcuni casi – come visto – li ha pure aumentati.

I DAZI AMERICANI SARANNO UN PROBLEMA PER L’EUROPA?

Tornando ai veicoli elettrici cinesi, questi non si dirigono di preferenza – né probabilmente lo faranno, visto il disincentivo delle tariffe – negli Stati Uniti ma in Europa. Non si tratta necessariamente di auto dai marchi cinesi come BYD: gran parte delle Tesla Model 3 o delle Polestar in circolazione nel Vecchio continente sono state realizzate in Cina.

Se è vero che i dazi non impatteranno granché sul commercio automobilistico tra Cina e Stati Uniti, già minimo, le cose potrebbero invece cambiare per quei veicoli elettrici provenienti magari dall’Unione europea, o dal Messico, e contenenti batterie e materiali prodotti in Cina. Anche queste vetture saranno soggette ai dazi?, si chiede Conway.

“Che ne sarà delle auto europee fatte con catodi e anodi cinesi? In questo momento la maggior parte delle auto fabbricate in Europa non potrebbero essere realizzate senza i componenti cinesi. Anche queste esportazioni saranno interessate [dai dazi, ndr]? Se così fosse, questo potrebbe cancellare gran parte del mercato globale dei veicoli elettrici, non solo in Cina”, conclude l’esperto.

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