Era prevedibile, la mossa di Donald Trump di spostare l’ultimatum fissato per le 02,00 di stanotte. Il presidente Usa si era spinto troppo avanti con le minacce per farlo scadere senza dire né fare nulla, ma persino per uno come lui era eccessiva l’ipotesi di scatenare una guerra finale contro il mondo, contro gli ayatollah e contro gli iraniani che si trovano a fare da scudi umani, come hanno fatto notare di nuovo ieri una timida nota del nostro governo e una frase concisa e precisa di Papa Leone, ben più autorevolmente.
Quello che più ha colpito, nella serata di attesa di ieri, è però l’altra nota del governo italiano, quella sulla frana in Molise. Intendiamoci, si tratta del movimento franoso più esteso d’Europa, di un’interruzione che spezza in due l’Italia, paese fragile anche per la sua longitudinalità, dunque di un problema serio. Ma a colpire sono due aspetti: la distanza geo-politica tra quest’evento locale e la terribile dimensione globale della guerra; come sia rimasta finora soggiaciuta la gravità della situazione molisana, che poche ore prima aveva visto un altro evento meteo estremo con una vittima.
Il combinato disposto è un messaggio che, probabilmente, Giorgia Meloni vuol lanciare al suo esecutivo, al centrodestra e all’Italia tutta: occupiamoci delle cose concrete, dei problemi reali, della vita quotidiana delle persone. E facciamolo sapere, perché di queste cose il governo si è sempre interessato, bene o male. E, in qualche caso almeno, valorizzandole meno di quanto avrebbero meritato, si pensi ai contratti rinnovati, da quello dei prof a medici e infermieri.
La svolta mediatica da parte della premier, ora, potrebbe essere una miglior comunicazione di questa parte amministrativa e concreta del suo lavoro. In alternativa, contrapposizione e antidoto ai due veleni del clima politico e degli umori privati: la crisi internazionale che sfugge alla possibilità di controllo e contrasto di leader e organismi internazionali, com’è chiaro a tutti; la polemica pretestuosa che, qualunque situazione si configuri, le sinistre animano contro il governo. L’opposizione alla missione di Meloni nei paesi del Golfo arabo è indicativa di come, in mancanza di una strategia e di una leadership comune, la loro tattica sia dire solo e sempre “no”.
Occuparsi di Molise e farlo sapere può essere un’intelligente exit strategy. Per tirarsi fuori dal flirt Piantedosi-Conte, grottesco sequel del Sangiuliano-Boccia, dal ministro della Difesa che si trova dove non dovrebbe allo scoppio della guerra e da quello degli Esteri che rilascia dichiarazioni in favore di satira social, da malavitosi e sospetti tali che chiedono selfie e soldi per i loro ristoranti, dal mancato finanziamento al film su Giulio Regeni (un italiano ucciso all’estero è una battaglia che la destra dovrebbe sostenere) con conseguenti dimissioni (ormai sono una moda). Dalla litania di gaffe e di rogne che la maggioranza si trova a recitare quotidianamente. Perché ogni giorno avrà pure la sua pena, ma qualcuno ne ha più di una e l’anno che manca alle prossime elezioni può essere lunghissimo.







