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Come Wall Street ha interpretato le parole di Powell su economia, tassi e dazi

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Il commento giornaliero ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr con un focus sulle parole di ieri di Powell presidente della Fed al Senato Usa

Ieri negli Stati Uniti nel primo pomeriggio era prevista la pubblicazione della produzione industriale di giugno.

Il dato è uscito leggermente meglio delle attese (0.6% da prec -0.5% e vs attese per +0.5%), ma la revisione al dato di maggio gli sottrae forza.

L’impatto sul GDP del trimestre è comunque ridotto. A latere, la fiducia degli Homeboilders è rimasta stabile a 68, un livello storicamente elevato.

Ma il clou odierno era il discorso di Powell al Senato. In verità il testo è parso assai bilanciato e ha offerto poche novità.

L’economia è solida, il mercato del lavoro robusto, e il trend inflattivo incoraggiante. Al momento la situazione suggerisce di continuare con la rimozione dello stimolo, attraverso graduali aumenti dei tassi.

La scarsità di caveat (Cina, curva dei rendimenti etc) ha moderatamente accentuato l’ottimismo di cui era pervaso l’intervento.

Nel Q&A Powell ha affrontato la nota questione dell’appiattimento della curva come presagio di recessione, sostenendo che ha a che vedere con la percezione del livello di tasso naturale di lungo periodo.

Se la Fed indica nelle sue projections Fed Funds sopra il 3% a fine 2020, e un tasso naturale al 2.9%, non ci si può sorprendere se la curva si appiattisce via via che il mercato prezza rialzi.

Sul fronte dazi, Powell ha dichiarato che per il momento non si vedono molti effetti, ma si sta elevando un “coro di preoccupazione” e che in generale i Paesi che hanno evitato di erigere barriere protezionistiche sono cresciuti di più. E pensare che è considerato un protetto di Trump.

Difficile dire se sia stato davvero l’ottimismo di Powell a risollevare il sentiment, ma è un fatto che l’azionario si è dato un po’ una scossa.

Il supporto offerto al dollaro dalla verve del presidente Fed ha ridato un po’ di colore agli indici europei, Dax in primis, che hanno chiuso in positivo una seduta trascorsa quasi interamente in perdita.

Difficile dire perché i bonds europei core abbiano risentito cosi poco del recupero del sentiment, ma va detto che anche i tassi Usa, primi interessati dalla stance Fed (e con un mercato azionario più in forma) si sono limitati a restituire i cali maturati nella prima parte di seduta, e sono stabili sui livelli di ieri.

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