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Come Stati Uniti, Cina e Qatar manovrano in Afghanistan

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Che cosa succede in Afghanistan. L’analisi di Giuseppe Gagliano

Si stanno svolgendo a Doha, in Qatar, complessi negoziati tra una delegazione nominata dai talebani e una nominata dal governo di Kabul. I negoziati sono iniziati il 12 settembre e dovrebbero consentire il conseguimento di una relativa stabilità economica grazie alla realizzazione di un governo di coalizione.

Partendo dalla constatazione che ormai il Qatar sta acquisendo un’importanza sempre maggiore per gli Stati Uniti — il Qatar che è il principale promotore della Fratellanza musulmana —il dato significativo, sotto il profilo geopolitico, non è tanto il fallimento della Guerra afghana americana ma il fatto che questa iniziativa, unitamente alla stretta cooperazione con la Turchia sullo scacchiere libico, consentiranno al Qatar di contenere gli effetti della guerra economica e dell’informazione da parte della Arabia Saudita e degli Emirati.

Il secondo dato geopoliticamente significativo è relativo al fatto che la progressiva riduzione della presenza militare americana in Afghanistan consentirà alla Cina di implementare la sua strategia di influenza in Afghanistan.

Non dobbiamo infatti dimenticare che per la Cina la sicurezza regionale dell’Afghanistan è fondamentale anche per impedire le iniziative secessioniste della minoranza uiguri presente nella regione dello Xinjiang.

Ma naturalmente, accanto alla problematica della stabilità e della sicurezza regionale dell’Afghanistan, la Cina ha enormi interessi di natura economica in Afghanistan in relazione al progetto della Nuova Via della Seta e, in particolare, in merito al progetto del del Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) di cui abbiamo già discusso in articolo precedente.

A tale proposito la Cina ha stimato che le risorse naturali dell’Afghanistan si aggirano attorno a un trilione di dollari. Nel 2008 infatti, il consorzio Chinese Metallurgical Group Corporation (MCC) e la Jiangxi Copper Company Limited (JLC) hanno vinto un contratto di locazione di 30 anni per estrarre il secondo più grande deposito di rame al mondo (del valore di almeno 50 miliardi di dollari) per 3,4 miliardi di dollari.

Nel 2011, la China National Petroleum Corporation (CNPC) ha vinto un’offerta di 400 milioni di dollari per perforare tre giacimenti petroliferi per 25 anni, contenenti circa 87 milioni di barili di petrolio.

Ebbene, anche per queste ragioni il Dragone sta aspettando che l’Afghanistan divenga più stabile per portare a termine le sue iniziative economiche.

Al di là del fatto che gli Usa hanno investito — e dilapidato — enormi risorse economiche in una guerra fallimentare e al di là del fatto che la Cina sta aspettando il momento opportuno per “incassare”, il Dragone non avrà alcuna esitazione a stabilire proficui rapporti economici con i Talebani nonostante il fatto che il presidente afghano Ashraf Ghani sia pienamente consapevole della trappola del debito cinese.

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