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Come si muove la Turchia tra Siria, Libia e Cipro

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Tattiche e strategie della Turchia fra Siria, Libia e Cipro. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Mettendo a confronto il teatro siriano con quello libico, in base alle ultime notizie fornite dai media internazionali, l’offensiva turca prosegue in modo lineare e spregiudicato nonostante la crisi pandemica mondiale. Incominciamo dallo scacchiere siriano.

In base alle informazioni fornite dall’osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, centinaia di militanti non siriani appartenenti alle milizie jihadiste sarebbero transitati dalla Siria alla Turchia con la complicità e la connivenza dell’intelligence turca, delle guardie di frontiera turche e dei miliziani siriani appartenenti ad al- Sham.

Tuttavia il particolare più interessante, fornito dall’osservatorio, è relativo al fatto che fra questi militanti ci sarebbero numerosi miliziani uiguri provenienti dallo Xinjang non pochi dei quali avevano combattuto e militato all’interno dello Stato islamico. In Siria infatti, come ampiamente accertato dalle forze armate cinesi a partire almeno dal 2013, gli uiguri della provincia cinese dello Xinjiang si sono uniti al fronte di Jabhat al-Nusra, di Hayaat Tahrir el-Sham e all’Isis.

Questo dato dimostra ancora una volta la rilevanza per la strategia turca del contributo dei militanti islamisti come avevamo già avuto modo di rilevare in un precedente articolo nel quale fra l’altro si sottolineava come la strategia di contrasto da parte dell’Intelligence occidentale al terrorismo islamico rischia di essere vanificato dallo dinamica conflittuale libico-siriana ad opera di Ankara.

Proprio per questa ragione i miliziani giocano un ruolo rilevante anche nel teatro libico nel quale il loro supporto logistico e militare al GNA si sta rivelando fino a questo momento di grande rilevanza. Come sottolineato da Al Monitor l’obiettivo di Ankara è proprio quello di unificare, seppure provvisoriamente e strumentalmente, le milizie all’interno delle sue forze regolari.

Passando adesso al teatro libico gli scontri tra il GNA e le milizie dell’esercito dell’LNA non solo sono proseguiti ma si sono concentrati prevalentemente a Tarhouna – grazie al supporto dei droni turchi e dei miliziani siriani delle brigate Sultan Murad e Suleyman Shah, coordinate da Muhammad Jassim alias Abu Amshah – città che rappresenta uno snodo strategico fondamentale per il governo di Tobruk sito nella Libia occidentale. Infatti proprio a Tarhouna si trovano il comando delle forze dell’LNA assistito nelle loro scelte strategiche da ufficiale egiziani, emiratini e russi (in particolare i mercenari della Compagnia Wagner).

Non a caso due giorni fa il presidente dell’Alto Consiglio di Stato (HCS) ed esponente della Fratellanza Musulmana, Khaled Al-Meshri, aveva dichiarato che le forze di Tripoli celebreranno presto la “liberazione di Tarhouna”.

Nella eventualità che le forze del GNA siano effettivamente in grado di conquistare la città di Tarhouna ciò potrebbe rappresentare una svolta molto significativa a livello strategico a favore del GNA e quindi della strategia di Ankara.

Per quanto concerne la questione cipriota il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, ha confermato l’intenzione di Ankara di proseguire con le trivellazioni a largo di Cipro, dove sarebbe pronta a inviare una terza nave.

A tale proposito proprio il periodico Cyprus Mail ha non solo sottolineato che le attività di trivellazione del governo di Ankara si terranno nelle acque cipriote dal 20 aprile al 18 luglio ma, riportando le dichiarazioni del portavoce del governo di Cipro, Kyriakos Kousios, ha affermato che il modus operandi della Turchia si assimilabile a quello di uno Stato pirata.

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