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Tutti gli effetti delle cose turche di Erdogan in Siria e Libia. Il Punto di Gagliano

Turchia Yemen

Perché c’è il rischio di una trasformazione della Libia in un terreno fertile per il consolidamento del terrorismo. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Partiamo da alcuni fatti ampiamente noti agli analisti internazionali.

In primo luogo la Turchia, allo scopo di contrastare Assad, ha finanziato militarmente l’Esercito Siriano Libero (ESL) che sta operando in modo sinergico con Ankara in Siria parallelamente ai gruppi integralisti islamici del Fronte Al Nusra e di Ahrar Al Sham. Infatti, proprio grazie alla collaborazione con le milizie di Hayat Tahrir al-Sham, Erdogan ad ottobre ha potuto prendere possesso delle città di Suluk e Tel Abyad.

Da un punto di vista strettamente storico questa collaborazione con il terrorismo islamico non deve sorprendere perché proprio la Turchia supportò il Califfato dal 2014 al 2016 in funzione anticurda, Califfato che vendette clandestinamente in cambio di armi alla Turchia il petrolio estratto dall’Iraq e dalla Siria come documentato nel 2015 dall‘Aeronautica russa.

Il fatto che per un breve lasso di tempo tale strumentale collaborazione sia venuta meno non deve destare sorpresa alcuna: la politica di proiezione di potenza turca in Siria ha infatti nuovamente consentito alle milizie dell’Isis di collaborare nuovamente con Ankara.

In secondo luogo, se l’intervento militare paventato da Erdogan in Libia a supporto di Fayez al-Sarraj dovesse concretizzarsi per contrastare quello di Khalifa Haftar sostenuto da Egitto, EAU, Francia e Russia (con il contributo rilevante della compagnia dei mercenari Wagner) è difficile negare che una tale complessa e articolata operazione militare implicherebbe da parte della Turchia il ricorso ai gruppi integralisti islamici come quello di Al Nusra.

Uno scenario verosimile che si potrebbe presentare sia in Siria che in Libia sarebbe da un lato il rafforzamento del terrorismo islamico nel suo complesso – vanificando dunque le operazioni militari e di intelligence europee ed americane – e dall’altro tale intervento trasformerebbe la Libia in un terreno fertile per il consolidamento militare ed ideologico del terrorismo facilitando, attraverso l’immigrazione, la sua penetrazione nei paesi del Mediterraneo come la Grecia e l’Italia.

Ci auguriamo da un lato che i funzionari dell’Onu e dell’Unione Europea abbiano messo in conto la possibilità che questi scenari si concretizzino e dall’altro lato ci auguriamo che i giornalisti nostrani si occupino più di politica estera e meno di sardine e di Greta Thunberg così come auspichiamo – facendo nostra la provocatoria proposta di Marco Giaconi – che l’articolo 11 vada riformulato sottolineando che il nostro Paese difende i propri interessi economici, militari e strategici con tutti i mezzi e le forme necessarie.

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