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Come riequilibrare la Nato troppo americana? L’analisi di Pontecorvo

Pontecorvo

Senza un reale foro di concertazione tra alleati che si muovono con pari peso e dignità, le formule politiche e diplomatiche messe in bella copia su carta sulla carta resteranno. L’analisi dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo, ex Alto Rappresentante civile della Nato in Afghanistan, estratta da Scenari del quotidiano Domani

 

Guardando al futuro della Nato in senso più ampio, rimangono da risolvere i problemi strutturali che la caratterizzano, il primo dei quali è lo sbilanciamento assoluto, in termini sia di assetti militari che della volontà di utilizzarli, tra Stati Uniti e Inghilterra da un lato, e il resto dell’Alleanza dall’altro.

L’annunciato aumento delle spese militari in Europa, per controverso che sia, è necessario non solo per avviare in maniera seria la costruzione di una difesa europea, dopo trent’anni di chiacchiere, ma anche per riequilibrare l’equazione in ambito alleato. La sproporzione militare tra americani ed europei indebolisce fatalmente il peso anche politico di questi ultimi, che a sua volta impedisce un sano confronto politico, da posizioni paritarie, tra le due sponde dell’Atlantico.

Rimane quindi aperto l’aspetto collegato a una graduale trasformazione dell’Alleanza in un vero e proprio foro politico, nel quale un riequilibrio del potere militare possa dare una voce maggiore agli europei nelle faccende della difesa comune e della proiezione di stabilità oltre le nostre frontiere. Una Nato, in sintesi, che diventi un foro politico operativo di riflessione e azione.

Il rafforzamento dell’Europa della difesa è il tassello “abilitante”, ciò che manca per fare della Nato un reale strumento politico militare, e non solo di difesa, per affrontare i tempi complicati che si prospettano, forti di un dibattito aperto tra americani ed europei che possa sfociare in una linea realmente comune e condivisa del rapporto dell’occidente con il resto del mondo. È un’operazione delicata ma necessaria, anche per evitare che l’Alleanza resti un dominio prettamente anglosassone con un contorno di paesi europei che ne seguono la guida; un’operazione che si presenta costosa anche sul piano politico e che farà emergere discrepanze e crepe sia all’interno dell’Europa che tra europei e americani, che andranno spiegate bene alle nostre opinioni pubbliche, sempre pronte a dare la Nato per morta mentre è invece vero il contrario.

Senza un reale foro di concertazione tra alleati che si muovono con pari peso e dignità, le formule politiche e diplomatiche messe in bella copia su carta sulla carta resteranno.

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