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Come la Cina si insinua nel Corno d’Africa

Cina

La Cina incrementerà la sua proiezione di potenza economica nel Corno d’Africa e in Africa orientale organizzando quest’anno una conferenza di pace che sarà ospitata sia dal Kenya che dalla Etiopia, le due maggiori potenze economiche della regione. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Non conosce sosta né tregua la penetrazione cinese in Africa. A cosa stiamo alludendo esattamente? Stiamo alludendo al fatto che la Cina incrementerà la sua proiezione di potenza economica nel Corno d’Africa e in Africa orientale organizzando quest’anno una conferenza di pace che sarà ospitata sia dal Kenya che dalla Etiopia, le due maggiori potenze economiche della regione.

Ma non dimentichiamoci neppure che queste due nazioni sono debitrici di diversi miliardi di dollari verso la Cina. Il compito di incrementare la penetrazione cinese del Corno dell’Africa sarà affidato all’inviato speciale e cioè il diplomatico cinese Xue Bing. La narrativa che l’inviato speciale sta costruendo per legittimare la penetrazione cinese nel Corno d’Africa è quella tradizionale: da un lato rispettare la sovranità nazionale dei singoli paesi e dall’altro lato sottolineare i danni enormi determinati dagli interventi coloniali stranieri.

A tale proposito l’inviato speciale ha voluto precisare che la Cina — a differenza dei paesi occidentali — non invierà armi ai combattenti della regione ma ingegneri e scienziati.

Qual è la ragione effettiva dell’importanza che la Cina attribuisce a questa parte dell’Africa? Naturalmente l’interesse cinese è per Gibuti la prima infrastruttura navale d’oltremare della Cina; l’altra ragione è relativa agli investimenti rilevanti che la Cina ha fatto in Etiopia. Per non parlare poi di quelli fatti in Somalia e di quelli nel settore petrolifero fatti nel Sud Sudan. Insomma interessi che certo non possono definirsi altruistici.

Proprio nell’ottica di un’aperta contrapposizione all’Occidente deve essere letta la visita che il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha fatto in Eritrea a gennaio. Essa infatti costituisce una risposta alle sanzioni statunitensi contro l’attuale governo del presidente Issayas Afewerki. Infatti la Cina intende sostenere lo sviluppo dell’Eritrea e del Mar Rosso anche in funzione anti-occidentale e, nello specifico, anti-statunitense.

In ultima analisi, per dare al lettore un’idea precisa dell’indebitamento economico dei paesi in via di sviluppo verso la Cina, la cifra da considerare si aggira intorno a 110 miliardi di dollari con un incremento di 5 miliardi rispetto al 2019. Nello specifico Gibuti deve il 55% del suo debito estero proprio ai finanziamenti cinesi.

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