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Cosa lega l’Africa alla Russia

Continente Africano

Mosca ha saputo insinuarsi e ottenere la simpatia di diversi Stati africani, mentre i Paesi occidentali commettevano una serie di errori che li hanno fatti allontanare. Tutti i dettagli nell’articolo di Giuseppe Gagliano

 

La guerra Russia-Ucraina sta avendo delle implicazioni molto rilevanti sui rapporti tra Unione Europea e continente africano. Non c’è dubbio infatti che le relazioni soprattutto tra Europa e Stati africani si siano deteriorate e come addirittura in alcuni casi si sia tornati agli allenamenti da guerra fredda.

La sfiducia nei confronti dei governi occidentali si è moltiplicata sulla scia dell’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003; una tendenza rafforzata dall’operazione della NATO in Libia nel 2011 e con l’emergere della Cina come principale partner commerciale per gli Stati africani.

Tutto questo si stava svolgendo mentre la diaspora africana in Occidente organizzava campagne, con un forte sostegno locale, per il ritorno di manufatti culturali rubati con richieste sempre più forti di riparazioni per saccheggi coloniali da parte di Gran Bretagna, Francia, Portogallo e Germania.

La buona volontà residua verso l’Europa è diminuita di nuovo durante la pandemia prima a causa delle politiche di approvvigionamento insulare del continente relativa ai dispositivi e test di protezione anti Covid, e poi del suo mancato finanziamento della distribuzione internazionale di vaccini, come raccomandato dal Fondo monetario internazionale.

Per alcuni sudafricani, il punto di rottura è arrivato dopo aver reso pubblico il lavoro di sequenziamento genico sulla variante Omicron. La Gran Bretagna ha risposto con un divieto di viaggio per i sudafricani senza consultare il governo del presidente Cyril Ramaphosa – una mossa seguita da diversi altri Stati dell’Unione europea.

Gli Stati europei hanno cercato di bloccare le richieste da parte di Sudafrica e India di ottenere una deroga ai brevetti per i vaccini anti Covid presso l’Organizzazione mondiale del commercio. Un accordo di compromesso è stato finalmente raggiunto il 26 marzo.

Alcuni di questi contrasti sono scoppiati il 2 marzo con la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che deplora l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, quando 28 Stati africani hanno votato a favore e 25 si sono astenuti. Coloro che hanno votato a favore della risoluzione sono gli Stati più filo-occidentali; coloro che si sono astenuti avevano ricevuto il sostegno militare dalla Russia.

I diplomatici occidentali in Africa stanno subendo pressioni dalle loro capitali per convincere i governi del continente ad abbandonare la Russia, ma si lamentano che le sfumature locali sono raramente comprese nelle cancellerie europee.
Sebbene tre delle più grandi economie africane – Egitto, Kenya e Nigeria – abbiano votato a favore della risoluzione, i loro diplomatici hanno detto ben poco sulla crisi ma si sono limitati a salvare i loro cittadini dalle zone di guerra in Ucraina.

Ramaphosa e il suo governo sono sotto i riflettori per quella che insistono essere una posizione neutrale, ma è ampiamente percepita come pro-Mosca.

Per il governo, la preoccupazione riguarda più la geopolitica e le sfere di influenza piuttosto che la sovranità dell’Ucraina. Alcuni hanno resuscitato la risposta di Nelson Mandela quando gli è stato chiesto alla televisione statunitense perché avesse incontrato Yasser Arafat, Fidel Castro e Muammar Gheddafi: “Uno degli errori che alcuni analisti politici commettono è pensare che i loro nemici dovrebbero essere nostri nemici”.

Il sostegno storico dell’Unione Sovietica alla lotta di liberazione, spiegano in qualche modo il rifiuto di Ramaphosa di condannare l’invasione russa.

Ma alcuni diplomatici ritengono che la posizione del governo sulla guerra sia influenzata dalla prospettiva di un accordo multimiliardario con la Gazprombank russa. Ciò potrebbe dover essere bilanciato con gli impegni di 8,5 miliardi di dollari in finanziamenti da parte dell’Ue, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti che sostengano progetti di energia rinnovabile e si allontanano dal carbone

Il Sudafrica è visto come un membro rispettato del G20 e un partner strategico in Africa. Molti diplomatici hanno espresso rispetto personale per Ramaphosa. Ma considerano gratuita la sua offerta di mediare nel conflitto e non erano convinti del suo tardivo tentativo di giustificare l’astensione del Sudafrica su un’altra risoluzione delle Nazioni Unite che chiede il ritiro della Russia.

La fazione filo-russa nel governo sta parlando del potenziale della Russia di Putin come partner economico strategico e come contrappeso agli interessi occidentali. Citano anche la necessità della solidarietà del Sudafrica con il gruppo BRICS: Cina e India si sono astenute nel voto dell’Assemblea generale; solo il Brasile ha votato per condannare la Russia.

Il Fondo centrale per l’energia (CEF) del Sudafrica sta esplorando un accordo multimiliardario con la Gazprombank russa per fornire e distribuire gas naturale liquefatto (GNL) ai produttori indipendenti di energia (IPP) del paese, cosa che consentirebbe loro di affrontare i problemi cronici di approvvigionamento elettrico del paese .

I dettagli del potenziale accordo con la Russia sono stati discussi in diverse conversazioni telefoniche tra Putin e Ramaphosa a dicembre. Il progetto avrebbe sede presso il terminal portuale del Capo Orientale di Coega, che si trova nel territorio d’origine del presidente dell’ANC e ministro dell’Energia, Gwede Mantashe, accusato di illeciti. Mantashe nega ogni illecito e dice che si rifiuterà di dimettersi se accusato.

Mantashe sarebbe stato anche coinvolto nei colloqui sul progetto russo, così come il vicepresidente David Mabuza, che deve affrontare accuse separate di corruzione e che ha forti legami con la Russia.

Non dimentichiamoci che l’ex URSS ha sempre guardato con estremo interesse l’Africa meridionale soprattutto per la sua ricchezza mineraria.

Tuttavia non possiamo fare a meno di domandarci se effettivamente la Russia sarà in grado di onorare questo accordo.

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