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Come Covid-19 cambierà i rapporti tra Usa e Cina

di

totalitari

L’approfondimento di Daniela Coli

Quando a gennaio la Cina ha annunciato lo scoppio del Covid-19 a Wuhan, capitale della provincia di Hubei, era già in piena guerra fredda con gli Stati Uniti. Trump l’ha iniziata con la guerra commerciale, il bando di Huawei e 5G, le accuse di spionaggio e di furti di tecnologia, mentre i media americani acclamavano le rivolte di Hong Kong.

La Cina è stata subito al centro dell’attenzione mediatica e ci si è chiesto se il Covid-19 era la Chernobyl di Xi Jinping, se la Cina sarebbe crollata, se era iniziato il decoupling, la fine di Chimerica e della globalizzazione. Dal 2017 America First ha dichiarato guerra alla globalizzazione e la Cina di Xi ha sostituito gli Usa come paese guida della globalizzazione con la BRI in Asia ed Europa. Chimerica però era già finita da tempo.

Chimerica, la relazione simbiotica tra Cina e America, sarebbe finita, come prevedeva Niall Ferguson, quando i cinesi non si sarebbero più accontentati di assemblare nuovi Apple americani e avrebbero iniziato a sviluppare la propria tecnologia e strategia commerciale, e il proprio soft power. Niall Ferguson, come Graham Allison, l’inventore della “trappola di Tucidide”, ha consigliato a Trump di non cadere nella trappola di Tucidide, di non ripetere l’errore del Regno Unito, quando per timore della potenza tedesca, decise la prima guerra mondiale, mentre l’impero britannico poteva convivere tranquillamente con la Germania egemone nell’Europa continentale.

La prima guerra mondiale, per Ferguson, ha prodotto la seconda guerra mondiale e la fine dell’impero britannico. La trappola di Tucidide si riferisce alla guerra del Peloponneso: scoppia nella Grecia del V secolo quando Sparta, modello di compattezza e virtù civili, si rende conto, dopo le guerre persiane, che Atene inizia a conquistare terreno. La guerra scoppia quando Sparta conclude che soltanto con le armi potrà conservare la sua posizione dominante. La guerra durò 27 anni, dal 431 al 404 avanti Cristo, e si concluse con la sconfitta degli Ateniesi. La guerra del Peloponneso è particolarmente drammatica, perché coinvolge anche le colonie di Sparta e Atene.

La guerra fredda di Trump per rifare grande l’America (MAGA), ha coinvolto gli alleati europei ed asiatici perché Trump li ritiene potenziali alleati della Cina o alleati non più utili agli Usa. Per Trump l’ordine post-45 e post-89 è finito. Da qui la richiesta agli alleati di pagare per la difesa della Nato, che ha posto il problema della difesa europea,  dazi all’Europa, definita da Trump un nemico, sanzioni se commercia con l’Iran e minacce se accetta Huawei per la rete 5G.

La delusione più forte per gli Usa è arrivata proprio dal Regno Unito di Brexit, che ha deciso per introdurre parzialmente Huawei per il 5G, oltre a vendere British Steel a un gruppo cinese, a far costruire la linea ad alta velocità ai cinesi. Perfino i mitici Five Eyes si sono spaccati. Quando il Covid-19 è arrivato negli Usa, il Canada ha rifiutato la proposta di Trump di truppe Usa ai confini. Trump è sempre stato ossessionato dai confini e il Messico ha chiuso la frontiera per timore del contagio americano,

Quando il Covid-19 picchiava forte in Cina, l’amministrazione Trump dichiarava che il virus era un bene per l’America perché avrebbe riportato a casa le imprese e ci sarebbero stati molti nuovi posti di lavoro per gli statunitensi.  Ci sarebbe stato il decoupling economico. La Cina è stata strapazzata dai media: il Wall Streeet Journal è arrivato a definirla il malato dell’Asia, una formula usata al tempo della colonizzazione dell’ex-Impero di Mezzo. Da qui l’espulsione di molti giornalisti americani, come rappresaglia per l’espulsione di 60 giornalisti cinesi, quando la Cina si è ripresa.

I media Usa prevedevano il crollo del sistema cinese e la  Cina frantumata da Hong Kong a Taiwan allo Xinjiang, come nei momenti peggiori della colonizzazione straniera quando la Cina, occupata da vari stati stranieri, rischiò di fare la fine dell’Africa. Alla fine la Cina si è rimessa in piedi, mentre il Covid-19 è arrivato in Europa e in Usa.

Poiché gli Usa dipendono completamente dalla Cina per farmaci e attrezzature sanitarie, il decoupling sarebbe un disastro in questo momento e Trump ha addirittura promesso di eliminare i dazi per 90 giorni, non senza continuare a parlare di Chinese virus. La Cina ha portato aiuti a 80 nazioni europee ed asiatiche e questa è una dimostrazione del soft power cinese.

Per l’Economist la Cina potrebbe uscire più forte dal Covid-19, ma non riempirà i vuoti lasciato dall’Occidente americano. In effetti, se gli Usa, come pare, lasceranno Afghanistan e Iraq, è possibile emergano nuovi equilibri in Medio Oriente. UK, Germania e Francia hanno dichiarato di avere fatto giungere aiuti all’Iran attraverso INSTEX e un pacco di vari milioni di euro per la ripresa del JCOPA.

Per la Cina è chiaro il successo della BRI: gli aiuti in Italia sono partiti dalla repubblica ceca, così come sono stati usati porti e strutture delle BRI per portare aiuti ad altri stati europei e asiatici e pure in Africa,dove sta costruendo infrastrutture importanti, come la diga in Etiopia.

Molto importante anche che la Mongolia abbandoni l’alfabeto cirillico, torni alla tradizione, ed entri nell’orbita cinese. Nemico temutissimo dalla Cina nell’antichità, la Mongolia già durante il Covid-19 ha mostrato l’amicizia regalando pecore a Xi. Anche il Kazakhstan lascia il cirillico e prende l’alfabeto latino, seguito da Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tajikistan and Turkmenistan, ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.

Come avverte da anni Sy Hersh va archiviata la guerra fredda, e Macron considera la Russia, che porta il gas a Berlino, un’alleata per la difesa europea.

Il Covid-19 ha testimoniato il tema principale della recente sicurezza di Monaco: Westless (senza Occidente), ovvero la fine dell’Occidente americano, il multilateralismo.

Cosa accadrà ora tra Cina e Russia? Escludendo la guerra, una catastrofe per l’intero pianeta, è possibile, come si augura Graham Allison che l’America si renda conto che è finito l’unipolarismo, l’illusione di inserire ogni nazione nell’ordine americano e accetti che altre nazioni abbiano proprie sfere d’influenza.

La Cina non sarà mai un impero militare come quello americano: non ha il senso della missione e di imporre al mondo i propri valori. I cinesi sono pragmatici, simili ai britannici, ai quali non è mai venuto in mente di cambiare abitudini, tradizioni e culture degli altri popoli.

La Cina non sarà neppure un impero coloniale militare vecchio tipo. Usa il treno come i britannici per la BRI e usa la tecnologia. Portare internet in Africa o la diga in Etiopia è importante. Certo, non fa niente gratis, ma non opprime ideologicamente, e per questo è accettata. Boris Johnson l’ha capito e ha subito indetto il summit con i leader africani dopo Brexit, varando aiuti per infrastrutture e aprendo UK all’immigrazione africana.

Come ha osservato Niall Ferguson la Cina è la dimostrazione della tesi di Schumpeter che anche in un paese socialista può svilupparsi il capitalismo. Per Ferguson la Cina non crollerà mai per ragioni economiche, né il Covid-19 farà crollare il capitalismo perché – Schumpeter docet – nuove tecnologie producono la distruzione creatrice. Per il capitalismo la scienza è continuo strumento di rinnovamento e quindi il nostro mondo muterà ancora.

Quanto al comunismo cinese, i cinesi combatterono una guerra civile: Chiang Kai shek, invitato alla conferenza  di Teheran del ’43 era la garanzia US per mantenere lo status quo, Mao coinvolse i contadini e adottò il comunismo per combattere contro le élite che avevano permesso la colonizzazione della Cina. Chiang aveva l’aiuto americano, Mao quello russo. Usò il partito comunista  perché era lo strumento più adeguato per sostituire le strutture imperiali, compattare il popolo e modernizzare la Cina, ma è sempre stato prudente in politica estera.

La guerra fredda, come dicono gli inglesi, iniziò nel 1949 con la vittoria di Mao e per questo fu varata la Nato in Europa. Non fu solo una guerra tra democrazia e comunismo, ma una guerra tra due imperi. Il risveglio della Cina è dovuto ad almeno tre fattori: la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale, la conquista  del potere a Pechino nel 1949 da parte di Mao e la grande riforma di Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta, che ha introdotto il libero mercato.

Per Mike Bloomberg Xi non è un dittatore, la Cina ha solo un sistema diverso dagli Stati Uniti. La Cina vuole riconquistare la posizione che aveva quando nell’Ottocento arrivarono americani ed europei e la costrinsero ad aprire i porti e a gestire la sua economia. La Cina vuole le sia riconosciuto lo status di superpotenza. Nonostante il clima incandescente della guerra fredda, è probabile che non diventerà mai calda, e assisteremo a qualche mutamento.

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