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La sfuriata di Trump a Johnson su Huawei nel Regno Unito

di

dazi

Il Financial Times ha svelato la telefonata infuriata di Trump a Johnson su Huawei. Fatti, reazioni e commenti

Ha sbagliato di grosso chi pensava che il sì condizionato e limitato del Regno Unito a Hauwei sul 5G avesse soddisfatto anche gli Stati Uniti. Evidentemente non aveva notato l’apprezzamento seppure contenuto espresso dal gruppo cinese dopo la decisione del governo inglese.

A chi anche in Italia pensava che la mossa di Johnson fosse di stampo trumpiano magari dovrà ricredersi leggendo quello che ha svelato il Financial Times. Ecco tutti i dettagli.

LA SFURIATA DI TRUMP A JOHNSON

Il presidente americano, Donald Trump, durante una telefonata con il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, si è infuriato in seguito alla decisione del gabinetto britannico di sostenere il coinvolgimento della compagnia tecnologica cinese, Huawei, nella costruzione della rete mobile nazionale 5G, anche se in maniera limitata ed escludendo l’apporto del gruppo cinese nelle parti sensibili e militari. Secondo il Financial Times, il presidente statunitense avrebbe espresso la sua rabbia in “termini furibondi”, durante la chiamata avvenuta nel giorno in cui il governo del Regno Unito ha annunciato la decisione controversa, opposta da molti parlamentari conservatori senior.

CHE COSA HA SVELATO IL FINANCIAL TIMES

Il racconto della rabbia di Trump e dello scontro con il leader britannico viene rivelato il giorno successivo alla sessione parlamentare di domande rivolte al primo ministro, durante la quale Johnson ha dovuto affrontare i quesiti degli ex ministri, Damian Green e David Davis, sulla contestata decisione. In risposta alla rivelazione del Financial Times, una fonte senior di Downing Street ha detto a Sky News di non “riconoscere il resoconto”.

I PARTICOLARI DELLA TELEFONATA

Tuttavia, il giornale cita anche una seconda dichiarazione, questa volta ufficiale, che sostiene che la chiamata tra i due leader sarebbe stata “davvero difficile”. Martedì, la giornata in cui sarebbe avvenuta la telefonata, dapprima rivelata dal presidente americano in una conferenza stampa a fianco del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyhau, sia Downing Street sia la Casa Bianca hanno fornito un blando resoconto dello scambio telefonico.

LE VERSIONI UFFICIALI

Un portavoce del governo britannico ha dichiarato che “il primo ministro ha parlato con il presidente statunitense questo pomeriggio e lo ha aggiornato sull’esito della revisione della catena di approvvigionamento telefonica britannica. Il primo ministro ha sottolineato che è essenziale che Paesi simili lavorino insieme per diversificare il mercato e spezzare il predominio di un piccolo numero di grandi compagnie”. Nel suo resoconto, la Casa Bianca ha riportato che “oggi il presidente Trump ha parlato con Johnson per discutere di questioni bilaterali e regionali cruciali, tra cui la sicurezza delle telecomunicazioni”.

LA VERSIONE DEL FINANCIAL TIMES

Invece, il Financial Times racconta che “un individuo avrebbe dato dei dettagli sul contenuto della telefonata, secondo cui il presidente statunitense era furioso con il primo ministro britannico per la decisione su Huawei e avrebbe espresso la sua visione in termini furibondi. Un secondo funzionario ha confermato che la telefonata è stata complessa”. Il giornale continua scrivendo che “funzionari del Regno Unito che hanno una conoscenza diretta dello scambio hanno raccontato di essere stati presi alla sprovvista dalla forza del linguaggio del presidente nei confronti di Johnson”.

L’ANALISI DI ARESU

“Special relationship”, l’espressione che in genere descrive i legami tra Stati Uniti e Regno Unito, può essere utilizzata anche per rappresentare i rapporti tra Londra e Huawei, ha scritto l’analista Alessandro Aresu: “Nell’ascesa globale dell’azienda di telecomunicazioni cinese, la collaborazione sulla rete britannica con BT (British Telecom) è stata una vera e propria pietra miliare. Le due “relazioni speciali” si sono ampiamente scontrate, e continueranno a farlo, nelle decisioni del governo britannico sul 5G, in cui all’azienda di Shenzhen è stato vietato di fornire componenti delle parti più sensibili e di superare il 35% delle forniture, evitando un divieto onnicomprensivo. La scelta, che si è protratta per mesi, è stata tecnica solo fino a un certo punto, perché ha sempre avuto una dimensione politica. Chiave di lettura più volte ribadita dal segretario di Stato Mike Pompeo il quale, in visita a Londra a fine gennaio, ha definito il Partito comunista cinese «la minaccia fondamentale del nostro tempo»”.

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