Energia

Come gli inglesi salvano British Steel (con l’aiuto dei cinesi)

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British Steel

Anche l’acciaio inglese è in difficoltà. A salvare British Steel ci ha pensato prima il governo e poi il nuovo proprietario, la cinese Jingye Group. L’approfondimento di Daniele Meloni

Non è solo l’acciaio italiano a essere in difficoltà. Nella mattinata di lunedì il gruppo britannico British Steel ha annunciato un piano di salvataggio che salverà 4mila posti di lavoro, attraverso l’acquisto da parte dei cinesi di Jingye Group per 70 milioni di sterline.

British Steel è stata mantenuta in vita dal governo – che farà da garante nella transazione – tramite l’Official Reviewer (commissari) dallo scorso mese di maggio quando la compagnia è entrata ufficialmente in fase di liquidazione.

I 4mila dipendenti del gruppo si trovano a Scunthorpe e negli stabilimenti produttivi del Teesside, ma si calcola che nella catena di produzione la compagnia dia lavoro a un totale di 20mila persone, tra cui mille in Francia e Olanda.

Una volta firmato l’accordo il commissario resterà in carica per almeno un altro mese prima di finire nelle mani dei nuovi proprietari. In precedenza, nello scorso mese di agosto, la compagnia aveva suscitato l’interesse di Ataer, società turca controllata dal Fondo pensioni dell’esercito, l’Oyak. Molti davano per scontata la cessione ai turchi ma le trattative si sono concluse con un nulla di fatto, mettendo in gioco così i cinesi.

Il viaggio dalla provincia a sud-ovest di Pechino, Hebei a Scunthorpe rientra nel piano aziendale di Jingye, da vent’anni uno dei produttori di acciaio più grandi e ambiziosi al mondo, con oltre 23,500 dipendenti e interessi nel settore del turismo, degli hotel e del real estate. Il totale degli asset registrati dal gruppo è di 4,4 miliardi di sterline, con una presenza nel mercato delle esportazioni dell’acciaio in oltre 80 paesi.

Jingye Group afferma di volere aumentare la produzione a Scunthorpe da 2,5 tonnellate l’anno a più di tre milioni. Un piano di investimenti in altoforni e forni a carbone per oltre 500 milioni di sterline è previsto negli accordi per il riammodernamento degli impianti. Il presidente della società, Li Ganpo, è stato di recente in visita agli stabilimenti e accompagnato dai parlamentari della zona Nic Dakin e Andrew Percy.

I sindacati per il momento apprezzano l’operazione. Community, la più grande associazione nel settore del ferro e dell’acciaio, ha dato il benvenuto ai nuovi proprietari, “sperando che sia un passo decisivo verso la messa in sicurezza dei posti di lavoro”. Per Ross Murdoch di GMB “inizia a intravedersi la luce in fondo al tunnel per migliaia di lavoratori. Il fatto che British Steel abbia catturato l’interesse di aziende turche e cinesi, conferma la qualità dell’azienda e dell’operato dei suoi dipendenti”.

In passato l’industria dell’acciaio britannica ha faticato a tenere il passo dei concorrenti sul mercato. In particolare proprio di quelli cinesi, che hanno inondato lo UK con acciaio a basso costo. Nel 2016 l’Unione Europea impose dazi fino al 73% sull’acciaio dopo che l’arrivo di importazioni a basso costo dalla Cina costrinse le compagnie europee a tagliare posti di lavoro e abbassare i prezzi.

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