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Com’è andato il summit Usa-Cina di Anchorage

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Quali saranno i rapporti Usa-Cina dopo Anchorage. L’intervento di Daniela Coli

Il match iniziale del summit sino-americano di Anchorage è stato un teatrino, secondo gli esperti. Gideon Rachman del Ft si è addirittura chiesto se stessero recitando. Ma perché americani e cinesi hanno deciso di mettere in scena questo match diventato virale? Di solito, prima dei meeting, ci sono solo brevi comunicazioni ai media e poi i colloqui proseguono al chiuso. Anchorage era il primo incontro tra cinesi e americani dopo Trump che aveva iniziato una guerra commerciale con la Cina, imposto dazi e tariffe, e accusato il “Chinese virus” della pandemia.

I trumpiani continuano a rimproverare a Biden di essere troppo tenero con la Cina a causa degli affari del figlio Hunter con Pechino. Trump è stato ostracizzato dai social, dove tornerà tra 2-3 mesi secondo Fox news, ma è ancora importante nel Gop, tanto da aver lanciato un appello per chiedere ai suoi elettori di vaccinarsi contro il Covid. Su Anchorage pesava la politica di Trump e per questo forse Blinken ha esordito durissimo accusando i cinesi di essere una minaccia per l’ordine internazionale, di violare i diritti umani e soffocare Hong Kong.

I cinesi hanno risposto per le rime. In sintesi hanno detto: 1) gli americani non sono in una condizione di forza per dare ordini alla Cina, 2) il sistema di governo cinese è migliore di quello Usa, 3) le critiche degli Usa sono interferenze e il risultato della supremazia bianca, 4) in tema di diritti gli Usa hanno commesso stragi di neri, come dimostra il movimento BLM.

L’impressione è che con questo match gli americani abbiano, senza averne l’intenzione, legittimato la Cina. Dubito siano arrivati a una prospettiva westphaliana delle relazioni internazionali, simile a quella di Micheal Bloomberg per il quale la Cina ha una forma politica di capitalismo diversa dagli Usa, ma non per questo è una dittatura. Pochi giorni prima di Anchorage il ministro degli Esteri britannico Raab ha dichiarato che la Global Britain farà trattati commerciali anche con i paesi che violano i diritti umani, Johnson vuole ricostruire positivi e robusti rapporti commerciali con la Cina e si è opposto alla proposta Usa di boicottare le Olimpiadi di Pechino nel 2022. Olimpiadi importanti perché lo yuan sarà digitalizzato e la Banca Popolare Cinese potrà tracciare ogni singola transizione e questo, come ha avvertito Niall Ferguson, sarà la fine del dollaro come strumento politico: gli Usa non potranno più usare le sanzioni come arma politica.

Le risposte cinesi sembrano piaciute in Asia. Nikkei Asian Review ha ricordato come la Cina a 120 anni dall’umiliazione della repressione della rivolta dei Boxer si è presa una bella rivincita. La stessa Nikkei ha pubblicato un articolo scettico sul Quad, perché l’India di Modi, vuole seguire la Cina nell’organizzazione dello stato, ed è molto arrabbiata con Freedom House per le valutazioni negative sulla democrazia indiana. Infine, Nikkei ha pubblicato un pezzo nel quale spiega come in tutte le simulazioni di guerra Cina-Usa fatte dal Pentagono, gli US risultano sconfitti.

Va tenuto presente, come ha osservato Lorenzo Lamperti, che i risultati del viaggio di Blinken e Austin in Giappone e Sud Corea non sono stati un granché. I giapponesi non hanno gradito che gli US scegliessero il Giappone come palco per minacciare militarmente la Cina: il Giappone ha firmato il Rcep che aumenterà più del 2% il Pil giapponese e i nipponici continuano a commerciare e produrre in Cina. La Sud Corea, poi, dipende dalla Cina, per trovare una soluzione pacifica con la Nord Corea e i rapporti tra Giappone e Sud Corea non sono buoni. Va aggiunto che sono possibili le dimissioni di Suga per uno scandalo del figlio di cui si parla in Giappone da tempo. Anche Abe era stato accusato di tangenti e se anche Suga dovesse dimettersi potrebbe essere la fine del Partito Liberale Democratico, o almeno non vincere le elezioni per qualche tornata, e questo cambierebbe anche la politica estera. Il LPD è stato finanziato per decenni dagli Stati Uniti, come rivelò il New York Times nel 1995, ed è un partito legato agli americani.

Austin è anche andato in India per chiedere a Modi di non comprare il già programmato acquisto di armi dai russi. L’India ha sempre avuto un rapporto privilegiato con i russi, dai tempi dell’Unione sovietica, non ha mai comprato armi dal Regno Unito, difficile le compri dagli Usa. Per un certo periodo, l’India ha comprato anche alcune armi da Israele, poi ha cessato. Non si capisce quindi il viaggio in India: forse per dare l’impressione a casa che l’America ha tanti alleati.

I giapponesi non vogliono una guerra con la Cina, anche se sono frustrati perché hanno combattuto una lunga guerra per l’egemonia sull’Asia, nella quale però sono stati sconfitti dagli americani, non dalla Cina. Poi, quando stavano diventando la seconda economia mondiale sono stati fermati dagli Usa di Reagan con tattiche simili a quelle ora usate con la Cina. Negli anni ‘80 i giapponesi erano i maggiori produttori di semiconduttori e questo allarmò gli Usa che cominciarono ad accusarli di furto e di dumping, di vendite illecite all’Unione Sovietica. Tokyo, impaurita, dovette firmare accordi con gli States per condividere le proprie competenze industriali in materia di semiconduttori con gli americani. Il Giappone era isolato, a differenza della Cina, e dipendeva completamente dagli Usa per la difesa. Come se non bastasse gli americani erano andati a investire in Cina. Prima di Trump, i giapponesi erano contenti dell’ascesa della Cina, pensavano al secolo asiatico, e quando la figlia del Ceo di Huawei fu arrestata furono traumatizzati come tutta l’Asia.  Trump ha resuscitato un po’ del nazionalismo anticinese, ma il problema principale del Giappone è di affrontare le spese della difesa quando gli US se ne andranno, perché cambierà la vita di tutti.

Difficile dire quali saranno i futuri rapporti Usa-Cina dopo Anchorage. Negli Usa c’è una propaganda anticinese simile a quella post 9/11. Per Germano Dottori, Biden starebbe per eliminare dazi e tariffe messi da Trump alla Cina. Alcuni analisti giapponesi pensano che Biden sia filocinese. È vero che i giapponesi non amano i presidenti democratici, ma ci sono state molte chiacchiere su Hunter Biden e i cinesi. In ogni caso, gli americani manterranno sanzioni per Uiguri, etc (da notare che il Regno Unito non ha messo sanzioni per Hong Kong pur strillando ogni giorno contro la Cina che uccideva la libertà di HK) e rimarrà l’antagonismo con la Cina, diventata nei media “la grande minaccia cinese”. Soprattutto in campo tecnologico. Continuerà una propaganda mediatica contro la tecnologia cinese, ma bisogna tener conto che il Regno Unito usa tecnologia cinese, la considera superiore e per il 5G vedremo se lo bandirà entro il 2027. Tra l’altro, molti pensano che con i cinesi collaborino giapponesi, inglesi, francesi, etc in Cina. La Cina è un laboratorio. Il grande errore strategico degli US è stato di dichiarare la Cina il nemico n. 1 non tenendo conto della teoria amico/nemico di von Clausewitz. Fino al 2004 gli Usa sono stati il modello della Cina: le sconfitte militari in Medio Oriente, la crisi del 2008, il disastro combinato in Libia li hanno convinti che non era il modello da seguire.

Ciò che non si ama in Asia, ma anche in altri continenti, è l’ossessione degli Usa di imporre come universali i propri valori. Gli americani si comportano all’opposto di romani e britannici che non chiedevano mai ai popoli sottomessi di cambiare religioni e costumi per non frustrarli. Per esempio l’Asia non è proprio favorevole ai matrimoni gay come in genere l’Asia, l’Africa e il Medio Oriente.

Il Giappone come l’Europa è in una gravissima crisi demografica e cerca di incrementare le nascite, pur avendo aperto all’immigrazione, seppure selezionata. Se hai un surplus demografico come in Egitto incoraggi a non fare figli, ma se ha più anziani di bambini come in Italia, incoraggi le nascite. Non è una questione religiosa o culturale, ma puramente demografica. Questo non scoraggia certo dal dare asilo ai rifugiati che scappano dalle guerre o dall’accogliere gli immigrati quando l’economia lo richiede. L’Europa non può diventare la brutta copia dell’America e chi vuole farla diventare non ama l’Europa.

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