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Perché la Germania condanna per tortura il colonnello di Assad

Colonnello

Il colonnello Anwar Raslan è stato collegato alla tortura di oltre 4000 persone nella guerra civile in Siria, dietro ordine diretto di Assad. L’articolo di Giuseppe Gagliano

Tutta la stampa internazionale ha dato ampio risalto al fatto che presso il tribunale di Kobkenz in Germania il colonello Anwar Raslan, 58 anni, è stato collegato alla tortura di oltre 4000 persone nella guerra civile della Siria in una prigione conosciuta come “Hell on Earth”.

Nel 2011 infatti il colonnello, dietro ordine diretto di Assad, avrebbe represso con la violenza, con il carcere e poi con la tortura le proteste che ci furono contro il regime siriano. Dalla documentazione portata in tribunale risulta che avrebbe commesso ben 58 omicidi e avrebbe torturato 4000 persone per oltre un anno, e cioè dal 2011 al 2012.

Questa sentenza certamente dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che il regime politico siriano ha perpetuato crimini contro l’umanità nei confronti dei propri cittadini. Ma cosa era successo a Al-Khatib?

La struttura della detenzione sotterranea fa parte del “ramo 251” della Direzione Generale Sicurezza (GSD), una delle quattro agenzie di intelligence principale della Siria, si compone di due edifici nella zona centrale al-Khatib di Damasco. Secondo testimoni e disertori, Raslan avrebbe supervisionato la tortura dei detenuti come capo della sezione delle indagini di Branch 251 dall’aprile 2011, un mese dopo la rivolta iniziata contro il presidente Assad, fino alla sua defezione a settembre 2012.

Il giornalista siriano Amer Matara, tenuto nell’aprile del 2011, ha detto al processo le persone “essere torturate senza alcuna logica” .

Se questo processo è stato possibile, non è solo per il coraggio dei testimoni e dei sopravvissuti che hanno pubblicamente denunciato l’accaduto, ma è anche grazie a Wolfgang Kaleck, capo del Centro europeo per i diritti costituzionali e umani che ha portato il caso in tribunale. Se non c’è alcun dubbio che questa sentenza rappresenta finalmente una vittoria per i diritti umani, dall’altra parte però dobbiamo cercare di guardare questo caso in un’ottica molto più ampia. Ci domandiamo, infatti, se si tratti di una vittoria nel senso pieno del termine contro i crimini perpetuati contro l’umanità o se invece non si tratta di una vittoria di Pirro, dal momento che che questa sentenza è relativa a fatti avvenuti vent’anni fa e che soprattutto il regime siriano di Assad continua a praticare queste violazioni, sostenuto e appoggiato da numerosi paesi.

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