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Cina, Russia, Huawei, 5G, Avio Aero e spionaggio industriale. Italia nuovo crocevia strategico? L’approfondimento di Milito

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Spesso sono i dettagli a comporre il tutto ed è compito degli osservatori attenti cogliere quei particolari che i giornali e tg solitamente presentano come elementi casuali e scollegati.

Con il passaggio di consegne governative da GiuseppE Conte a GiuseppI Conte (come storpiato da un primo tweet di elogio da parte del presidente Usa Donald Trump) è possibile individuare un cambio di passo e direzione politico-strategica in materia di relazioni internazionali e sicurezza, anche cibernetica. Ciò è testimoniato recentemente da due provvedimenti giudiziari e dalla prima determinazione politica del consiglio dei ministri che avevano giurato di fronte al presidente Mattarella solo poche ore prima. Qui affronteremo più diffusamente gli ultimi due casi.

In altre parole, il governo intende disporre del cosiddetto ‘Golden power’ (GP) affinché i beni e servizi connessi con la rete 5G di futura generazione siano al riparo dallo spionaggio da parte della Cina attraverso gli apparati tecnologici costruiti da Huawei e ZTE, com’è possibile vedere dal comunicato stampa del consiglio dei ministri.

Questi tre fatti di cronaca evidenziano un’attenzione rinnovata e approfondita verso le questioni della sicurezza interna ed estera.

La vicenda della presunta corruzione internazionale in cui è coinvolto Savoini (Lega) e altre due persone presenta ancora vari aspetti oscuri e ambigui, a partire dall’origine dei nastri di intercettazione e il modo di captazione alla base dell’inchiesta. L’arresto del dirigente russo di Odk (azienda collegata a Rostec) Korshunov e il GP sulle tecnologie 5G la determinazione del governo segnalano all’esterno la svolta politica conseguente alla caduta del governo Conte I, l’uscita della Lega dalle stanze del potere e l’affermazione di quella che i media hanno chiamato “Coalizione Ursula”, benedetta cioè dalla neo-pres. tedesca della Commissione UE Ursula Von der Leyen, già ministro della Difesa tedesco e accanita sostenitrice delle sanzioni contro la Russia per l’annessione della Crimea nel 2014. Sia l’arresto di Korshunov avvenuto in Europa, a Napoli sede US Naval Forces Europe-Africa /U.S. 6th Fleet e vicino l’Allied Joint Force Command-Naples, sia la mossa sul GP riguardante il 5G proiettano tutto in un contesto mondiale. Il già citato articolo del Messaggero riporta i fortissimi sospetti degli inquirenti italiani ed esperti militari dei nostri servizi di sicurezza riguardanti il fallito lancio del Falcon Eye 1, un satellite militare di osservazione terrestre ad alta risoluzione costruito espressamente da Airbus Defense & Space in collaborazione con Thales Alenia Space per le forze armate degli Emirati Arabi Uniti, l’11/07/2019 dalla Guyana Francese. In pratica, sabotaggio.

L’ultima vicenda illuminante è la decisione del governo Conte II di esercitare il GP sul 5G. Tutto ciò pare macchiare la tela di quanto firmato in pompa magna a Roma il 23/03/2019 dall’Italia, presente l’allora vicepremier e ministro del MISE Di Maio (predecessore di Patuanelli), il presidente del Consiglio Conte e dal presidente cinese Xi Jinping. Pochi giorni fa la Cina ha espresso tutto il suo disappunto per l’oggettivo cambio di passo italiano attraverso il giudizio perplesso sul neo ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ovvero proprio verso chi si è speso moltissimo per il Memorandum of Understanding Italia-Cina nel suo passato di responsabile del Mise stesso. Giusto il 5 settembre 2019 l’Agenzia Nuova Cina (Xinhua) parlava di Di Maio agli Esteri come “scelta insolita”, ministro che “non si è mai laureato, ha competenze linguistiche molto limitate e ha mostrato scarso interesse per le questioni globali nella sua vita pubblica”. Poche ore dopo le righe sprezzanti sono state letteralmente tagliate. Non è pensabile che la scelta linguistica sia stata casuale e improvvisata.

Per rimarcare il punto, un solo giorno dopo il portavoce del ministro degli Esteri di Pechino Geng Shuang ha così commentato la decisione del nostro governo su GP e 5G ed è bene citarlo testualmente: “The obvious fact is, there was not a single case of security problems between Chinese and Italian companies. We hope the Italian government will stick to a strategy of win-win cooperation with mutual trust and mutual benefit and continue to foster an open, fair and non-discriminatory environment for Chinese companies in Italy.

Preghiamo i cari lettori di fare attenzione al lessico adoperato: “obvious”, “not a single case” e “stick to”: in pratica, un serio avvertimento ad attenersi strettamente (“stick”) agli accordi commerciali firmati poiché “ovviamente non vi è alcun caso” in cui le aziende cinesi abbiano infranto protocolli di sicurezza. Tutto questo a qualcuno suona addirittura come un ‘pizzino’ in piena regola, ivi inclusa l’accusa di non rispettare i rapporti commerciali internazionali, e spiega benissimo il dispaccio su Di Maio incompetente e corretto in ‘Zona Cesarini’.

La reazione negativa cinese ci obbliga a ricordare il MoU Italia-Cina ancora una volta. A marzo 2019 la firma MoU Italia-Cina fornì una cornice politica e programmatica per l’adesione italiana alla BRI (“Belt and Road Initiative”, o “Nuove vie della Seta”), il mastodontico progetto infrastrutturale e commerciale, nonché di connessione fra Cina ed Eurasia. La BRI consiste in 29 accordi e ha un valore stimato di circa €7,5 miliardi (che taluni estendono a 20 potenziali), con grande attenzione ai traffici marittimi e al porto di Trieste come hub europeo delle merci cinesi. A scanso di equivoci, il 5G non rientra nelle intese, tant’è che il MISE ha voluto puntualizzare la cosa. Il MoU si concentra specificamente sulle connessioni infrastrutturali, sebbene al quinto punto – “Connettività tra le persone” – riguardi la mobilità, i gemellaggi culturali, scambi fra università ed EE.LL., ecc. Tuttavia, vari osservatori di politica e finanza internazionale hanno sollevato perplessità su un impegno così rilevante, ben esemplificate dalla domanda che si sono posti a ISPI: “La BRI: un game changer nel posizionamento internazionale dell’Italia?” In altre parole, l’opzione italiana per la BRI comporta un riposizionamento nel quadro delle alleanze internazionali consolidate (NATO, USA, UE)? La Lega, all’epoca della firma del MoU ancora partner di governo con M5S, era e rimane estremamente fredda, con molti ‘distinguo’. Paradossalmente, chi ha seguito e molto appoggiato il dossier è stato Michele Geraci, già sottosegretario allo Sviluppo Economico ‘in quota Lega’. Una buona parte di analisti, specie quelli legati al Consiglio Atlantico, Centro Studi Americani, ecc. continuano a considerare il tutto negativamente per le implicazioni sul controllo delle comunicazioni. Si pensi alla polemica che poco tempo fa investì TIM Sparkle in possibili mani francesi (Vivendi), tant’è che il 15/05 2019 il prefetto Alessandro Pansa, già capo della Polizia e anche del DIS, è diventato pres. di TI Sparkle, proprio in ragione del GP.

Come già detto, il MISE ha chiarito che il MoU Italia-Cina non riguarda l’introduzione del 5G e il potenziamento della banda larga in fibra, sebbene effettuato tramite OpenFiber e tenuto conto dell’ingresso dei cinesi di ZTE nel Consiglio europeo “Fiber to the Home” a inizio gennaio 2019. Tuttavia l’attenzione degli specialisti e addetti ai lavori verso i temi della cyber-security è sempre stata elevata, vedasi pure il Documento di Sicurezza Nazionale, allegato alla Relazione al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza – Anno 2018. L’occhio è stato vigile e costante e fino a poco prima delle ferie estive il Comitato Parlamentare di controllo per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) ha audito i rappresentanti di tutti i gestori telefonici e operatori nel settore telecomunicazioni presenti in Italia. Particolare attenzione è stata data pure ai responsabili di AISE (Agenzia della Sicurezza Estera), AISI (Agenzia della Sicurezza Interna) e DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, a coordinamento delle due agenzie precedenti). Frutto delle audizioni, consultazioni e attività legislativa è anche il disegno di legge che istituisce il cosiddetto “Perimetro di sicurezza cibernetica”, licenziato dal Consiglio dei Ministri il 19/07/2019, e il Decreto-Legge 11 luglio 2019 n. 64 sulla “effettiva tutela delle attività e degli asset di rilevanza strategica”.Oggi l’Italia pare tornata sulla cresta dell’onda in termini di crocevia strategico e critico, sia in senso fisico (vedasi BRI e rotte commerciali annesse), sia in senso digitale, arrivando a conferire enorme valore agli assetti ibridi (all’inglese, ‘asset strategici’), come per es. i cavi sottomarini in fibra ottica nel Mediterraneo e poco a sud della Sicilia, attraverso cui viaggiano miliardi di informazioni. Il tracciato dei cavi sottomarini e le rotte marittime BRI si sovrappongono più o meno completamente: chi controlla entrambi controllerà tutto e tutti.

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aggiornamento:

Nota dalla Farnesina: “Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, ha nominato Capo di Gabinetto l’Ambasciatore Ettore Francesco Sequi, attuale Ambasciatore d’Italia a Pechino (…)”. Di Maio quindi motiva la scelta esplicitamente: “Durante il mio mandato da Ministro dello Sviluppo Economico ho voluto fortemente che l’Italia aderisse alla “Via della Seta”, una nuova, grande occasione per le nostre imprese”. Riuscirà questa mossa a tranquillizzare Pechino riguardo all’Italia?

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